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Presidenziali Usa, ora Trump cambia strategia

Candidato per i repubblicani, va all'attacco di democratici e media su razzismo e politica interna. Obiettivo? Cambiare la narrazione che lo dipinge come divisivo

È una controffensiva in piena regola quella che Donald Trump ha messo a punto con la Convention nazionale del Partito Repubblicano, apertasi ieri. Una controffensiva volta non solo a contrastare la narrazione politica degli avversari democratici, ma anche quella di un sistema mediatico che ha costantemente dipinto l'inquilino della Casa Bianca come un personaggio divisivo, sconclusionato e dalle venature razziste.

Nel corso della giornata di ieri (dedicata al tema "Land of Promise" e aperta con una preghiera del cardinale Timothy Dolan), ha parlato l'ex ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Nikki Haley. «In gran parte del Partito Democratico, ora va di moda dire che l'America è razzista. Questa è una bugia. L'America non è un paese razzista», ha dichiarato. «Questo è personale per me. Sono l'orgogliosa figlia di immigrati indiani». Parole che cercano evidentemente di smontare la tesi, avanzata da molti democratici, secondo cui negli Stati Uniti avrebbe luogo un «razzismo sistemico». L'ex ambasciatrice ha comunque voluto ricordare come, da governatrice del South Carolina, rimosse la bandiera confederata dal parlamento statale, dopo la sparatoria di Charleston. La Haley ha poi difeso la politica estera di Trump, criticando invece il candidato democratico, Joe Biden, su Medio Oriente e Cina.

A parlare ieri è stato anche il senatore repubblicano afroamericano, Tim Scott. «Questo non è come mi immaginavo stasera, ma il nostro Paese sta vivendo qualcosa che nessuno di noi immaginava», ha detto. «Da una pandemia globale alla morte di George Floyd e Breonna Taylor, il 2020 ha messo alla prova la nostra nazione in modi che non vedevamo da decenni», ha dichiarato. «Joe Biden ha detto che se un uomo nero non ha votato per lui, non sarebbe veramente nero. Joe Biden ha detto che i neri sono una comunità monolitica. È stato Joe Biden a dire che i bambini poveri possono essere intelligenti quanto i bambini bianchi», ha aggiunto, definendo inoltre quella di Trump come «l'economia più inclusiva di sempre».

Di economia ha parlato anche il figlio del presidente, Donald Trump jr. «Se cercate speranza", ha detto, "guardate all'uomo che ha fatto ciò che la fallita amministrazione Obama-Biden non ha mai potuto fare e ha costruito la più grande economia che il nostro Paese abbia mai visto. E il presidente Trump lo farà di nuovo. Saremo più forti che mai perché quando ci pensiamo, non ci sono ostacoli che l'America non possa superare». Donald jr ha inoltre difeso la gestione della pandemia dell'attuale amministrazione e ha accusato Biden di eccessiva vicinanza alla Cina. A prendere la parola, è poi stato anche il padre di una delle vittime della strage di Parkland, avvenuta nel 2018. «Credo davvero che la sicurezza dei vostri figli dipenda dal fatto che quest'uomo venga rieletto», ha detto.

Non sono poi mancate delle «incursioni» dello stesso presidente nel corso dell'evento. In una, Trump è apparso nella Diplomatic Reception Room della Casa Bianca con alcuni ex ostaggi americani, detenuti da potenze straniere e liberati nel corso della sua presidenza. «Abbiamo sei persone incredibili che sono state tenute in ostaggio da vari Paesi e sono molto lieto di far sapere a tutti che abbiamo riportato indietro oltre 50 ostaggi da 22 Paesi diversi», ha affermato il presidente. In un'altra incursione, Trump si è fatto accompagnare da alcuni operatori in prima linea contro l'emergenza pandemica. I democratici, dal canto loro, si sono mostrati molto critici verso l'evento: hanno definito «caotica» la Convention, accusando inoltre l'inquilino della Casa Bianca di aver gestito la crisi sanitaria in modo fallimentare.

Insomma, è chiaro che – con questa Convention – il presidente stia cercando di portare avanti una contro-narrazione sul piano mediatico e politico. Suo obiettivo è infatti quello di ribaltare le critiche sul fronte pandemico, sconfessando inoltre quanti lo accusano di razzismo e sessismo. In tal senso, l'evento si è rivelato un curioso miscuglio di movimentismo ed elemento istituzionale (due facce esemplificate rispettivamente dai discorsi di Donald Trump jr e Nikki Haley): un evento che si è rivolto contemporaneamente alla base e agli elettori indipendenti (storicamente fondamentali per la conquista della Casa Bianca). Il successo politico della Convention dipende quindi quasi esclusivamente dal riuscire a compattare questi due mondi: attrarre gli indipendenti (con particolare riguardo alle minoranze etniche), mantenendo la presa sugli elettori "storici". Ed è proprio in questa direzione che la Casa Bianca sta cercando di muoversi, facendo leva sul tema dell'orgoglio nazionale e sull'additare i democratici come in preda all'estremismo. Una sorta di riedizione aggiornata di quella che fu la vittoriosa strategia di Richard Nixon alle presidenziali del 1972.

E' anche in una simile ottica che, a poche ore dall'inizio della Convention, il comitato elettorale di Trump ha pubblicato i punti programmatici di un eventuale secondo mandato del presidente: un documento, intitolato Fighting for You, in cui l'inquilino della Casa Bianca ha nei fatti cercato di contemperare varie esigenze al di sotto del principio dell'America First. Da una parte, ha teso la mano alle frange più antisistema del suo elettorato, proponendo lotta alla burocrazia, limite di mandato per il Congresso e scontro con gli organismi sovranazionali che confliggono con gli interessi americani. Dall'altra, il presidente ha inserito elementi che guardano oltre la base dei fedelissimi: soprattutto in materia di sanità, dove ha promesso lotta al coronavirus, tutela per i pazienti con condizioni preesistenti e polizze assicurative meno costose. Insomma, è chiaro che l'inquilino della Casa Bianca si giochi tutto sulla capacità di congiungere la base agli elettori indipendenti, mentre ha al momento meno grattacapi sul piano della compattezza del partito.

Contrariamente ai democratici, l'elefantino non riscontra attualmente eccessivi problemi di unità interna. È pur vero che alcuni repubblicani siano apertamente contrari a Trump (basti pensare a John Kasich o a Colin Powell, che sono addirittura andati a parlare alla Convention democratica): resta però il fatto che si tratta di singoli individui senza un significativo seguito elettorale. La stessa iniziativa del Lincoln Project è tutto da dimostrare possa riuscire a spostare realmente dei voti il prossimo novembre.

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