Padre Maccalli mali ostaggio
(Ansa)
Padre Maccalli mali ostaggio
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Padre Maccalli e Nicola Chiacchio sono liberi

I servizi segreti italiani e le autorità del Mali hanno liberato i due ostaggi nelle mani dagli jihadisti da più di due anni

Due ostaggi italiani, tenuti prigionieri da jihadisti legati ad Al Qaeda, sono stati liberati nelle scorse ore in Mali. Si tratta di padre Pier Luigi Maccalli e di Nicola Chiacchio. L'intervento per la liberazione – confermata ufficialmente dalla Farnesina – è stato condotto dal personale dell'Aise con la collaborazione delle stesse autorità e dei servizi maliani. Un'operazione che si è conclusa dopo intensa attività di intelligence. Insieme ai due italiani, hanno riacquistato la libertà anche l'ex ministro delle Finanze maliano, Soumaila Cisse, e la cooperante francese, Sophie Petronin: il primo era stato rapito a marzo scorso, mentre la seconda nel dicembre del 2016.

Appartenente alla diocesi di Crema, padre Maccalli era stato rapito il 17 settembre del 2018 in Niger, in una missione a circa 150 chilometri da Niamey. Ad aprile, il quotidiano Avvenire aveva pubblicato un breve video che mostrava Maccalli insieme a Chiacchio, che si suppone sia stato a sua volta fatto prigioniero durante una vacanza. Poche settimane prima della diffusione del video, erano stati rilasciati invece Luca Tacchetto, e la sua fidanzata canadese, Edith Blais, rapiti nel Sahel a dicembre del 2018. Maccalli e Chiacchio dovrebbero comunque essere ascoltati nella giornata di venerdì dai magistrati della Procura di Roma. Soddisfazione è stata espressa dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. "Una bella notizia: padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono finalmente liberi e stanno bene. Erano stati rapiti da un gruppo jihadista. Grazie alla nostra intelligence, in particolare all'Aise, e a tutti coloro che hanno lavorato per riportarli a casa", ha twittato. Parole simili sono state espresse anche dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Grande entusiasmo è poi quello mostrato da "Aiuto alla Chiesa che soffre", che su Facebook ha commentato: "Evviva! Padre Maccalli è libero!"

Non ci sono notizie ufficiali circa il pagamento di un riscatto. Va tuttavia rilevato che, nei giorni scorsi, il governo del Mali abbia organizzato un rilascio di circa cento jihadisti, probabilmente nell'ottica di uno scambio di prigionieri. Il gruppo che teneva cattività Maccalli e Chiacchio potrebbe inoltre attualmente avere nelle proprie mani almeno altri cinque ostaggi, tra cui il medico australiano Ken Elliott, la svizzera Beatrice Stockly e la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti.

Il Sahel si conferma un'area fortemente a rischio, proprio a causa dell'elevata presenza di miliziani islamisti. Una situazione resa ancora più incerta e traballante, dal recente colpo di Stato, avvenuto nel Paese lo scorso agosto. L'instabilità locale ha del resto prodotto anche turbolenze sul piano geopolitico, con la Francia che si trova attualmente sempre più in difficoltà nel gestire la violenza jihadista in loco. Tutto questo, mentre gli Stati Uniti guardano all'area con sempre maggior fastidio e preoccupazione. Non è del resto un caso che, negli scorsi mesi, si siano registrati degli attriti tra il presidente francese, Emmanuel Macron, e quello americano, Donald Trump. Soprattutto dopo che quest'ultimo ha chiaramente lasciato intendere di voler ridurre la presenza militare americana nel Sahel. Una linea, questa, che all'Eliseo guardano come il fumo negli occhi.

Resta nel frattempo preoccupante la situazione di altri nostri connazionali fatti prigionieri all'estero. È per esempio il caso dei diciotto pescatori (di cui otto italiani, sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi) che, da oltre un mese, risultano in stato di fermo a Bengasi: area libica attualmente sotto il controllo delle truppe del generale Khalifa Haftar. Le notizie sulle loro condizioni sono aleatorie, mentre l'accusa è quella di aver sconfinato indebitamente nelle acque libiche. Sembrerebbe che la Procura militare libica abbia intenzione di processarli il prossimo 20 ottobre. Se in Italia le opposizioni sono sul piede di guerra, non è escludibile che lo stesso Haftar voglia brandire la vicenda con finalità di natura politica.

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