Le carte (a sorpresa) di Trump per la sua rielezione
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Le carte (a sorpresa) di Trump per la sua rielezione
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Le carte (a sorpresa) di Trump per la sua rielezione

Il vaccino contro il Covid, il Russiagate e la politica estera. Ecco dove e come il Presidente Usa pensa di poter rivincere il 3 novembre

A ormai meno di due mesi dalle presidenziali del 3 novembre, la situazione elettorale americana è più incerta che mai. Dopo le difficoltà di inizio estate, Donald Trump sembra tornato in partita e gli stessi sondaggi – sia nazionali che locali – restituiscono immagini contrastanti. Se la maggior parte delle rilevazioni continua a dare in testa Joe Biden, è altrettanto vero che il presidente abbia iniziato a guadagnare significativamente terreno in alcuni Stati chiave (dalla Florida al Wisconsin). E adesso tutti aspettano gli eventuali assi nella manica che Trump deciderà di giocarsi nelle prossime settimane. Nel gergo politico statunitense si definisce "sorpresa di ottobre" una notizia – spesso diffusa ad arte – in grado di influenzare in modo decisivo l'esito di un'elezione a pochi giorni dal voto. E, sotto questo aspetto, l'inquilino della Casa Bianca potrebbe avere almeno tre frecce al proprio arco.

In primo luogo, troviamo la questione del vaccino per il coronavirus. A maggio scorso, Trump ha annunciato l'avvio di Operation Warp Speed: una partnership tra agenzie federali e aziende private che ha l'obiettivo di reperire un siero in tempi record. Operazione per cui, tra l'altro, sono stati stanziati dal Congresso circa 10 miliardi di dollari. E' noto che il presidente stia cercando di bruciare le tappe, pur di dare un annuncio sostanziale entro il 3 novembre. Ed è in questo contesto che va letta la recente polemica da lui avuta con il direttore dei Centers for Disease Control and Prevention, Robert Redfield. Nel corso di un'audizione al Senato, quest'ultimo aveva dichiarato che il vaccino potrebbe essere disponibile in autunno per un numero limitato di persone e che, soltanto per l'estate dell'anno prossimo, potrebbe risultare fruibile su vasta scala. Un'affermazione che il presidente non ha gradito più di tanto, definendo "confuso" Redfield. Più in generale, la questione del vaccino è entrata in campagna elettorale negli ultimi mesi. Biden ha accusato l'inquilino della Casa Bianca di ingerenza politica nella ricerca medico-scientifica, mentre la sua vice, Kamala Harris, ha detto – rasentando posizioni no vax – di non avere fiducia verso un vaccino eventualmente approvato dall'amministrazione Trump. Va da sé che, con un annuncio significativo sul siero, il presidente punti a ribaltare la narrazione, secondo cui non avrebbe adeguatamente gestito l'emergenza del coronavirus.

L'altro fronte su cui l'inquilino della Casa Bianca punta è poi quello giudiziario. Secondo quanto riferito qualche mese fa dal Dipartimento di Giustizia, è infatti possibile che – entro la fine di quest'estate – possano essere resi pubblici alcuni sviluppi dell'inchiesta che sta portando avanti il procuratore, John Durham. Un'inchiesta – ricordiamolo – volta a verificare se il caso Russiagate fosse in realtà un dossier fabbricato dagli avversari politici dell'attuale presidente, con l'eventuale complicità di alcune comunità di intelligence occidentali. L'indagine, lo scorso mese, ha portato a una prima incriminazione e, stando a nuove indiscrezioni, non è escluso che il procuratore possa pubblicare un rapporto parziale già prima del 3 novembre. In tal senso, secondo alcuni commentatori, le recenti dimissioni di una collaboratrice di Durham, Nora Dannehy, sarebbero spiegabili a causa delle pressioni che il Dipartimento di Giustizia starebbe esercitando per accelerare i tempi dell'investigazione. Addirittura, secondo il senatore repubblicano Lindsey Graham, novità potrebbero emergere nel giro di pochi giorni. Trump, dal canto suo, spera di utilizzare la controinchiesta di Durham per dimostrare l'infondatezza del Russiagate e sostenere così di essere stato indebitamente ostacolato dai propri avversari (a partire da Barack Obama). E' quindi chiaro che eventuali rivelazioni in questo ambito prima del 3 novembre potrebbero essere efficacemente cavalcate dall'inquilino della Casa Bianca, soprattutto per rafforzare la propria classica linea antisistema.

Il terzo fronte su cui Trump si sta muovendo in materia di "sorprese" è quello della politica estera. Indubbiamente gli accordi tra Israele, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti rappresentano un punto a favore del presidente, che adesso può rivendicare un successo significativo sul piano diplomatico. Il colpaccio potrebbe diventare tuttavia molto più sostanzioso, se anche l'Arabia Saudita accettasse di normalizzare le proprie relazioni con Israele. Ed è probabilmente questo l'obiettivo che Trump punta a raggiungere entro il 3 novembre. Del resto, lo stesso inquilino della Casa Bianca – pochi giorni fa – si è detto fiducioso verso la possibilità che Riad seguirà questa strada "al momento giusto". Non trascuriamo d'altronde che sia Israele sia l'Arabia Saudita abbiano contemporaneamente rappresen

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