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Esercito ed intelligence europea, idee che resteranno nella mente della Von der Leyen

La Presidente della Commissione Europea ha rilanciato la doppia idea di un esercito ed una intelligence unica in tutta Europa. Ma non potrà mai funzionare

«Serve un esercito unico europeo ed una intelligence unica europea». Ursula von der Leyen dal leggio principale del Parlamento Europeo ha parlato a modo suo anche di difesa, riportando d'attualità un tema attorno a cui si dibatte ormai da decenni, senza venirne mai a capo.

Già questo fatto da solo basterebbe a spiegare come la proposta della Presidente della Commissione Europea sia irricevibile ma forse, mai come ora, le due cosa appaiono lontane, per non dire impossibili.

Pensiamo ad esempio all'idea di un esercito unico. Il problema principale è che una cosa simile ha senso di esistere solo se l'Unione europea avesse una politica estera comune, seria, valida. La storia, come l'attualità, ci hanno raccontato sempre e solo di divisioni: Libia, ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, immigrazione, terrorismo. Su tutti questi punti i paesi si sono schierati in maniera diversa. E come si sarebbe dovuto comportare un esercito continentale? Intervenire o no? Aiutare o no? Guardare e basta o no?

Secondo punto: chi paga? Per decenni e decenni l'Europa si è nascosta e coccolata sotto lo scudo e l'ombrellone della Nato dove, lo sanno anche i muri, erano gli Usa quelli costretti a mettere la mano nel portafoglio. In atteggiamento che ha portato non a caso gli ultimi inquilini della Casa Bianca a chiedere maggior sostegno economico dalla Ue, che faceva finta di non sentire.

Terzo punto: poniamo il caso che l'esercito unico si faccia, quale dovrebbe essere l'idea da seguire sul commercio delle armi? Un commercio che per la Francia ad esempio è fonte di guadagni in giro per il mondo da miliardi di euro; commercio che invece la Germania preferirebbe fosse bloccato. Attriti, frizioni, divisioni...

Problemi analoghi, anzi, forse ancor più irrisolvibili, per quanto riguarda la intelligence europea. Premesso che la "conoscenza situazionale" è qualcosa che sfugge ai più, si tratta di parole quasi certamente destinate a cadere nel vuoto visto che si parla di intelligence e quindi di segreti spesso inconfessabili che devono restare tali anche tra partner. Quindi una contraddizione ion termini evidente.

E poi, secondo problema, chi dovrebbe esserne a capo? Basta provare a dare una risposta a questa domanda per rendersi conto che si tratta di una mission impossible. Aggiungiamo che l'Unione Europea non ha mai avuto una politica di intelligence comune, non ha mai dato risposte univoche in materie importanti come quelle sui fenomeni migratori con i vari Paesi che si sono arrangiati come potevano, oppure sul rapporto da tenere con la Cina dove ognuno si è arrangiato e talvolta incassato come poteva come per la lotta al terrorismo islamico, che sta tornando a rialzare la testa e dimostrato di poter colpire in varie nazioni europee senza grosse difficoltà? Fa davvero sorridere l'ipotesi di poterla creare europea partendo da queste basi.

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