afghanistan social network
(Getty Images)
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Cancellare la storia social e tracce online è un obbligo per gli afghani

Terrorizzati per il ritorno al potere dei talebani, per donne, intellettuali, minoranze, ex funzionari del governo e collaboratori di aziende straniere c'è la corsa a eliminare dettagli digitali pericolosi

La paura è lo stato d'animo più diffuso tra gli afghani in fuga dai talebani. Il ritorno al potere dei fondamentalisti islamici è sinonimo di terrore per tutti i residenti, ancor più nelle province più remote, che stanno cercando di difendersi dalle eventuali rappresaglie dei talebani. Al netto delle buone intenzioni manifestate in più occasioni da questi ultimi, ma sono già arrivate notizie di atti vendicativi e di 35 morti a Jalalabad, attuare ogni potenziale misura difensiva è un obbligo per donne, attivisti, giornalisti e minoranze varie che, tra le preoccupazioni dovute al cambio di potere, hanno dovuto occuparsi anche di cancellare le tracce lasciate online (e sul telefono) nel corso degli ultimi anni.

La regola numero uno di Internet è che il web non dimentica, quindi qualsiasi segno (testo, audio, foto) una volta pubblicato resta in qualche angolo della rete. E nell'era dei social media, quindi, sono tantissime le testimonianze rintracciabili nei vari account, che nel caso degli afghani possono essere utili ai talebani per stabilire chi tenere sotto controllo, oppure colpire in maniera definitiva. Per farsi un'idea della complessa matassa, il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha parlato di "enormi limitazioni dei diritti umani e violazioni contro donne e ragazze", mentre Amnesty International ha lanciato l'allarme sui rischi di ritorsione che corrono accademici e attivisti.

Come riportato da Reuters, uno dei peggiori pericoli per gli afghani sono i database biometrici, che secondo Human Rights, sono ora accessibili ai talebani. Ciò significa che il gruppo islamista è in grado di risalire in maniera agevole a impronte digitali e scansione dell'iride, dettagli di grande aiuto per scovare eventuali avversari da abbattere. Non a caso, come già fatto un anno fa per i residenti di Hong Kong, l'organizzazione in difesa dei diritti umani ha realizzato e diffuso una versione in lingua farsi della guida su come cancellare la propria storia digitale, insieme a un altro testo dedicato all'elusione della biometria (indossare accessori che oscurino i tratti del volto e sguardo verso il basso sono due suggerimenti, accompagnati dalla consapevolezza della difficoltà di sottrarsi ai sistemi di riconoscimento facciale).

Eliminare le tracce online è un'urgenza per varie categorie di persone tuttora in Afghanistan, tenendo a mente che, secondo quanto filtrato su Twitter, i talebani hanno avviato ricerche casa per casa per individuare gli ex funzionari del governo, forze di sicurezza, giornalisti e collaboratori delle ong straniere attive nel paese. L'effetto perverso dell'improvvisa fuga del presidente Ashraf Ghani e del fulmineo ritorno in scena dei talebani è ben riassunto nel video in cui si distruggevano documenti pubblicato nei giorni scorsi su Facebook dalla Fondazione Pangea Onlus con queste parole ad accompagnare le immagini: "Il lavoro di 20 anni, nomi, storie e tanta vita. Bruciamo tutto perché nulla possa mettere a rischio la vita delle decine di migliaia di donne e bambini che abbiamo aiutato e stiamo aiutando. Non le lasciamo sole, non lasciateci soli!".

Nel frattempo, se da un lato da Facebook non arrivano novità riguardo eventuali iniziative o strumenti in grado di facilitare il compito degli afghani, la piattaforma di Mark Zuckerberg ha deciso di mettere al bando i talebani, poiché considerati come un gruppo terroristico. Sul social media da oltre 2,2 miliardi di utenti attivi, ma pure su Instagram e WhatsApp, non sono permessi contenuti a supporto dei fondamentalisti, con tanto di team formato per l'occasione da Facebook per rimuovere post, immagini e file audio dedicati. Non ci sono state mosse simili, invece, da Twitter e YouTube, due piattaforme su cui non è previsto spazio per terroristi e gruppi violenti, ricordando però che gli stessi Stati Uniti non hanno mai riconosciuto finora i talebani come terroristi. Non va dimenticato, poi, che oltre ai social media, nella mente dei talebani, c'è la televisione come elemento prioritario per certificare la loro forza e il potere esercitato sul popolo afgano, come ha dimostrato l'intervento di un loro portavoce nel corso di un programma in diretta sulla BBC.

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