Il caos dell'inchiesta sulla morte di Yara

Dalla posizione di Mohammed Fikri alle lotte tra polizia e carabinieri, passando per la lettera della famiglia a Napolitano e quella del Quirinale alla Procura

Yara Gambirasio

Yara Gambirasio, la giovane scomparsa ed uccisa il 26 novembre del 2010 a Brembate – Credits: ANSA / GIAMPAOLO MAGNI

Carmelo Abbate

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La notizia è di un certo rilievo: il gip del tribunale di Bergamo, Ezia Maccora, ha disposto l'archiviazione del fascicolo Mohammed Fikri per il reato di omicidio, e ha trasmesso gli atti al pubblico ministero Letizia Ruggeri disponendo l'iscrizione dello stesso Fikri nel registro degli indagati per il reato di favoreggiamento.

È quanto da alcuni mesi chiedevano i familiari della piccola Yara Gambirasio, scomparsa di casa il 26 novembre 2010 e trovata morta dopo tre mesi in un campo a pochi chilometri di distanza. Dopo due anni di indagini, che a breve andrà a scandenza dei termini, l'unico indagato per omicidio colposo, di fatto, esce di scena: il marocchino viene ritenuto non responsabile dell'uccisione della tredicenne.

Ma il giudice dispone sia ora indagato per il reato di favoreggiamento. Si tratta di una decisione francamente difficile da capire. Non ha ucciso, ma potrebbe aver favorito chi l'ha fatto.

Già, ma chi ha ucciso Yara? Questo non si sa, almeno fino a quando non si arriverà a scoprire l'identità di ignoto uno, ovvero il figlio illeggittimo dell'uomo il cui profilo di dna somiglia a quello trovato sugli slip della ragazza.

Alla fine ci si aggrappa disperatamente al muratore marocchino, per cui la procura, titolare delle indagini, ha sempre chiesto l'archiviazione, in quanto lo ritiene totalmente estraneo ai fatti.

Certo, forse hanno pesato le divisioni interne al palazzo di giustizia, tra giudici e procura. forse hanno pesato le pressioni della famiglia Gambirasio, con la lettere a e la risposta del presidente della repubblica Napolitano. Fatto sta che quella di oggi sembra una decisione a metà. E nelle vita bisogna sempre prendersi le proprie responsabilità. Soprattutto quando sono in ballo diritti fondamentali della persona.

O un uomo è colpevole, oppure non lo è. O ha commesso un omicidio, oppure no. Punto.

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