Cronaca

Vitulano: strada sbarrata al centro per migranti ma non all'integrazione

La presidente della Proloco del paese in provincia di Benevento racconta i progetti messi in atto per favorire il dialogo e perché oggi sono ostacolati

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Nadia Francalacci

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"Non si tratta di razzismo, ma di una mossa per richiamare l'attenzione e cercare di porre fine al caos organizzativo che ormai da anni accompagna il trasferimento dei migranti da queste parti": così Felicia Caporaso, presidente della Proloco Camposauro, spiega la decisione del sindaco di Vitulano di chiudere ricoprendola di terra l’unica strada che porta al centro di accoglienza di questo paese in provincia di Benevento.

Un paese che dopo le polemiche seguite all'eclatante gesto voluto dal suo primo cittadino non ci sta a essere etichettato come razzista perché tra le sue 2.900 anime si sono già integrati diversi migranti: "Con il progetto Sprar ovvero il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, gestito dal Comune per conto del ministero dell'Interno", spiega sempre Felicia Caporaso, la cui struttura si occupa del progetto, "i primi ospiti di origini pakistane e siriane di Vitulano sono riusciti a trovare occupazione sia nel nostro territorio che nei comuni limitrofi. C’è chi è stato assunto all’interno di ristoranti, chi in lavanderie, altri ancora hanno trovato integrazione grazie allo sport in società di calcio o pugilato. E molti di loro ci hanno pure dato una mano per il ripristino di strutture e strade danneggiate dall'alluvione del 2015".  

Però di recente pare che qualche tensione ci sia stata: come interpretarla, allora?
"Purtroppo negli ultimi mesi la cittadinanza ha avuto paura per le reazioni violente e provocatorie di alcuni migranti, trasferiti da Benevento in numero di circa una trentina di persone nella struttura di Vitulano, che invece è adibita a ospitarne solamente 12... Dal malcontento per la sistemazione, dovuto anche al fatto che la struttura è lontana dal centro abitato, si è presto passati a episodi di violenza e aggressioni nei confronti dei carabinieri e della popolazione locale, innescando un sentimento di profonda insicurezza che ha portato il sindaco Raffaele Scarinzi a chiudere l’accesso alla struttura. Ma si è trattato di un'azione provocatoria per richiamare l'attenzione delle altre autorità, tanto più che erano gli stessi migranti a non voler essere trasferiti a Vitulano perché si erano integrati a Benevento. Insomma, a esasperare tutti - migranti e cittadini - è stata l’assenza di progettualità che spesso accompagna questi trasferimenti, facendoli così sembrare più che altro delle 'deportazioni' da un luogo all'altro".

Torniamo ai casi di accoglienza andati invece a buon fine: come ci siete riusciti?
"Con comitati di accoglienza e l'organizzazione di feste per favorire una prima conoscenza. Ad esempio la Proloco di Camposauro organizzava periodicamente cene aperte a tutta la popolazione, in cui i migranti preparavano piatti tipici della loro cucina per farli degustare alla gente di Vitulano. Al contempo si proponevano altre occasioni di incontro, persino dibattiti, che però è stato sempre più difficile organizzare per il numero crescente di migranti e il loro continuo trasferimento. Una situazione che ha reso difficile ogni forma di dialogo e quindi integrazione".

Quindi avete deciso di sospendere tali attività?
"Assolutamente no. La Proloco, seppur tra mille difficoltà, non ha mai smesso con i progetti di integrazione. Anzi, abbiamo perfezionato, rendendolo davvero efficiente, il corso di alfabettizzazione: il problema sta nel fatto che tutto il nostro impegno viene spesso vanifìcato dalle condizioni che ho elencato prima. Ad esempio, sono pochi i migranti che riescono a portare a termine i corsi, perché non esiste una forma di pianificazione 'definitiva' e questo li porta a continui spostamenti che rendono impossibile instaurare un vero percorso di apprendimento della nostra lingua, com'è noto elemento fondamentale per l'integrazione".

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