Cronaca

Le vite scambiate di Paola e Antonella

Un errore in culla destinò due neonate ai genitori sbagliati. A 3 anni furono riportate nelle rispettive famiglie biologiche. Ecco come vanno le cose oggi

famiglia

Carmelo Abbate

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Ha suscitato scalpore la richiesta di risarcimento di 9 milioni di euro presentata da una donna di Canosa di Puglia e dai suoi genitori biologici per essere stata scambiata in culla al momento della nascita, ventisei anni fa. Una storia che fa venire in mente la trama del film il 7 e l’8 degli attori siciliani Ficarra e Picone. Ma fatti come questi non sono così rari e non succedono solo nei film.

A febbraio di quest’anno il tribunale di Grasse, nel sud della Francia, ha condannato una clinica a pagare 1 milione 880 mila euro per una vicenda identica. I giudici hanno quantificato i danni in 400 mila euro per ciascuna delle bambine scambiate, 300 mila per ognuno dei tre genitori e 60 mila euro a testa per i tre fratelli delle ragazze ormai ventenni.

È successo a qualcun altro, poteva succedere anche a me. Ecco che ci poniamo delle domande. I soldi possono rimarginare ferite così profonde? Si può cancellare con un tratto di penna e un provvedimento del giudice un rapporto di amore costruito giorno dopo giorno fin dalla prima poppata? È più forte il legame di sangue o quello d’affetto e consuetudine?

La storia che raccontiamo ci può aiutare a trovare delle risposte. Siamo a Mazara del Vallo, in Sicilia, 50 mila abitanti, comunità di pescatori affacciata sul Mar Mediterraneo. È il primo gennaio del 1998. Dentro la sala parto dell’ospedale Abele Ajello non ci sono più braccialetti per neonati. Quelli che passano le case farmaceutiche sono finiti.

Alle 11 nasce Paola, 10 minuti dopo ecco Antonella. I nomi delle bambine sono inventati, quelli dei genitori invece sono veri. Un abbraccio con la mamma poi sotto il lavandino, infine ognuna nella sua culletta, dove non c’è un cartoncino con l’indicazione del nome. Il primario del reparto di Pediatria, Antonino Adamo, è a casa impegnato nel pranzo del primo dell’anno. In reparto sono rimaste le infermiere.

Intorno alle 13, Paola viene portata in camera da mamma Marinella e papà Francesco, mentre Antonella finisce in braccio a mamma Gisella e papà Francesco. I due uomini hanno lo stesso nome.

La mattina del 3 gennaio, le due bambine sono pronte a lasciare l’ospedale. Paola entra nella stanza del primario per l’ultima visita prima delle dimissioni. Con lei, la mamma Marinella e la nonna Pietra. Il medico mette la piccola sulla bilancia. Le due donne sgranano gli occhi: il peso di Paola è aumentato di 200 grammi, e non sono passate neppure 48 ore dalla nascita. Dall’alto della sua esperienza di sei figli messi al mondo, nonna Pietra è sbalordita, teme che la bambina stia male, chiede spiegazioni al medico al quale rivolge testuale domanda: «Non è che per caso la bambina non è questa?»

Il primario reagisce con un sorriso di scherno: «Signora, che sta dicendo? Che è folle? O guarda troppi film di fantascienza?». A quel punto, Adamo prende la cartella neonatale di Paola, guarda il peso alla nascita: 3,420 kg, cambia il 4 in 6 e la bambina di colpo ha lo stesso peso di quando è nata. Nonna Pietra è scioccata, ma prima che apra bocca viene anticipata dal medico: «Signora, ai suoi tempi altro che bilancia! I bambini li pesavano a mano». È il 1998, l’anno in cui il Giappone inaugura il ponte sospeso più lungo al mondo, Bill Clinton viene invischiato nel sexygate, Larry Page e Sergey Brin fondano Google.

Paola arriva a casa, dove viene accolta da due sorelline di 4 e 6 anni. Mamma Marinella fa la casalinga, il papà è un pescatore che sta in mare 20 giorni al mese. Negli stessi istanti, anche Antonella entra nella sua nuova stanzetta che le hanno preparato i genitori: anche mamma Gisella è casalinga, papà Francesco fa il muratore. Lei è la prima figlia.

Due anni e dieci mesi dopo, le due bambine vengono iscritte all’asilo. È la metà di ottobre del 2000. Una maestra dice a Marinella che nell’altra classe c’è una bambina che somiglia in modo incredibile alle sue figlie. La donna sorride e sorvola. Passano tre giorni, all’uscita di scuola incrocia gli occhi della bambina di cui le ha parlato la maestra. La guarda, la fissa, il suo cuore smette di battere. La sua mente torna immediatamente dentro la stanza del primario, la visita, il peso della bambina.

Per qualche giorno Marinella si tiene tutto dentro, poi ne parla al marito e a mamma Pietra. Entrambi minimizzano. Ma la donna non si dà pace, convince il marito ad accompagnarla dal medico curante, il quale prescrive un’analisi del sangue per verificare la compatibilità genetica con la bambina. Il risultato è perentorio: non c’è nessun legame di sangue.

Il medico consiglia ulteriori verifiche incrociate con l’altra famiglia. Gisella e il marito sentono bussare alla loro porta e si trovano degli estranei che con un vorticoso giro di parole dicono che quella che loro credono figlia unica potrebbe non essere loro, e che la loro vera figlia potrebbero avercela questi altri. Insomma, le bambine sarebbero state scambiate.

Marinella e Francesco vengono cacciati fuori di casa. Ci vorrà tutta l’abilità diplomatica di un nonno per far sedere i quattro insieme attorno a un tavolo. Alla fine, anche Gisella e Francesco vanno dal medico per le analisi. Il verdetto: la figlia Paola non è sangue del loro sangue.

Referti alla mano, Marinella e la mamma Pietra tornano dal primario, gli rinfacciano di avere rovinato la vita di tante persone. Lui prima nega, poi messo di fronte all’evidenza, suggerisce una soluzione: «Non è successo nulla di grave, sono piccole, portatele qui con le cartelle cliniche, facciamo lo scambio e rimettiamo tutto a posto». Le donne fuggono disgustate. Il giorno dopo il medico inoltra una relazione alla Unità Sanitaria Locale dove attribuisce la responsabilità alle infermiere, tralasciando il particolare della pesatura. Intanto a Mazara la voce corre di bocca in bocca, la procura della repubblica apre un’inchiesta e convoca i quattro genitori, che si sono rivolti all’avvocato Nicola Sammaritano.

Manca il tassello finale. Quando arriva il risultato dell’analisi del dna, i quattro si siedono al tavolo per trovare una risposta alla fatidica domanda: che fare? L’avvocato contatta il dottor Giovanni Bollea, neuropsichiatra infantile, il quale consiglia un processo graduale di reinserimento di ogni bambina nella rispettiva famiglia biologica.

«L’ho vissuto come un lutto, uno strappo violento» racconta oggi mamma Marinella. «Il dolore per la separazione da tua figlia prevale sulla gioia della bambina che arriva e che accogli come una nuova figlia. Il mondo ti cade addosso. L’unica forza che ti spinge ad affrontare il dolore è la consapevolezza che stai facendo la cosa giusta per loro. La mia bambina aveva due sorelline che giocavano con lei, la cullavano fino a farla addormentare. Sarebbe andata ad abitare in una casa senza altri figli».

Infatti Paola alla fine del percorso, che dura 6 mesi, si ritrova sola con mamma Gisella, di carattere schivo e taciturno, mentre Antonella scopre la gioia di una famiglia numerosa e più vivace.

Siamo nell’aprile del 2001, le bambine hanno tre anni e mezzo. L’inizio è tutto in salita, per Gisella addirittura traumatico. La donna rigetta la figlia Paola, al punto che una notte fugge di casa. La ritrovano dopo qualche giorno chiusa dentro l’abitazione di campagna davanti al televisore dove scorrono le immagini della vita di Antonella: dal primo bagnetto alla festa di compleanno. Lo scambio viene annullato, le due bambine tornano indietro. Ci si riprova dopo 15 giorni e questa volta ogni cosa va al suo posto.

Intanto, il primario è stato processato per lesioni colpose e falso in certificazione amministrativa, condannato a 8 mesi di carcere, pena sospesa. La sentenza è stata confermata in appello ma il reato è andato in prescrizione prima della Cassazione. L’azione civile promossa contro l’Azienda sanitaria locale si è conclusa con un rimborso di 750 mila euro in totale per le due famiglie. L’avvocato Sammaritano ha fatto ricorso. Il primario Antonino Adamo è andato in pensione senza neppure un giorno di sospensione dal servizio. Gisella ha avuto un’altra figlia, nata nel 2005 in un ospedale fuori Mazara del Vallo. La donna non ha mai superato il lutto per la «perdita» di Antonella. Con la figlia Paola il rapporto è tutt’ora contrastato. Le due ragazze oggi hanno 17 anni, sono grandi amiche, stessa scuola, stessa classe. I rapporti tra le due famiglie sono ottimi.

«Paola è come se fosse la mia quarta figlia» continua Marinella. «Frequenta la nostra casa, si ferma a mangiare e qualche volta a dormire. Se esco a comprare qualcosa per le altre ragazze, la compro anche a lei». La nostra domanda è cruda, la porgiamo con la massima delicatezza: si è mai pentita di aver rimesso tutto a posto? «A volte sì, penso che sarebbe stato meglio lasciare tutto com’era. Ma poi reprimo questi pensieri perché mi fanno sentire egoista. Il bene primario era quello delle due bambine». Ultima domanda: come sono i rapporti tra le due famiglie? «All’inizio siamo stati costretti a trovarci e accettarci. Oggi ci amiamo. Tra me è Gisella c’è un rapporto bellissimo, unico al mondo. Lei è la mamma di mia figlia, io sono la mamma di sua figlia».

 

 

 

 

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