Cronaca

Virus del West Nile: cosa succede in Italia

Si sono registrati centinaia di contagi da febbre del Nilo e quattro decessi, tutti di persone anziane. Emilia, Veneto e Lombardia le regioni più colpite

zanzara Culex

Marta Buonadonna

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Si contano per il momento 4 decessi, tre nella zona del ferrarese e uno nella provincia di Verona. Così la febbre del Nilo torna a far paura nel nostro paese dove la zanzara che lo trasmette, del genere Culex, è ormai endemica in diverse zone della Pianura Padana. Il bollettino periodico della sorveglianza sulla diffusione del virus, a cura dell'Istituto superiore di Sanità, aggiornato all'8 agosto, parlava di 125 casi umani confermati da giugno, di cui 48 si sarebbero manifestati nella forma neuro-invasiva. I pazienti morti erano tutti anziani, di età comprese tra 69 e 89 anni.

Che cos'è e come si trasmette

Si tratta di un virus della famiglia dei Flaviviridae, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto West Nile, da cui il nome. Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America. A ospitare il virus sono soprattutto gli uccelli selvatici (gazze, cornacchie, ghiandaie...) all'interno dei quali il virus può sopravvivere per giorni e anche settimane. La zanzara punge l'animale infetto e poi, pungendo l'uomo, può trasmettere a lui il virus.

Quali sono i rischi

Nell'80% dei casi la puntura della zanzara infetta resta senza conseguenze: nessun sintomo, niente febbre, la persona colpita non si rende nemmeno conto dell'avvenuta infezione, ma prova tutt'al più solo il fastidio della puntura di zanzara. Il periodo di incubazione dal momento della puntura va da 2 a 14 giorni, ma può anche arrivare a 21 giorni in persone con un deficit a carico del sistema immunitario.

Solo il 20% dei casi è sintomatico ma con sintomi piuttosto lievi che vanno dalla nausea alla febbre, mal di testa, vomito, ingrossamento dei linfonodi, qualche sfogo sulla pelle. "Questi sintomi", si legge sul sito dell'ISS, "possono durare pochi giorni, in rari casi qualche settimana, e possono variare molto a seconda dell’età della persona. Nei bambini è più frequente una febbre leggera, nei giovani la sintomatologia è caratterizzata da febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, la sintomatologia può essere più grave".

Solo in circa una persona infetta su 150 i sintomi sono più seri e comprendono febbre alta, disturbi alla vista, dolori muscolari, tremori, disorientamento, forti mal di testa, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. In un caso su mille la febbre del Nilo può causare un'encefalite che si rivela letale. I soggetti più a rischio sono, come sempre, quelli più deboli, perciò soprattutto gli anziani, magari affetti da altre patologie.

Come ci si protegge

La risposta è: evitando di essere punti da zanzare portatrici del virus. Un vaccino contro il West Nile è allo studio ma ancora non è stato reso disponibile. Perciò l'unica vera arma di prevenzione riguarda la protezione dal suo vettore. Questo implica naturalmente precauzioni personali, come l'uso di repellenti per insetti, abiti coprenti quando si sta all'aperto nelle ore più a rischio, ovvero quelle intorno al tramonto, e l'applicazione di zanzariere alle finestre.

E' poi importante evitare il ristagno di acqua, che costituisce l'ambiente ideale per la deposizione delle larve. Svuotare di frequente secchi, sottovasi, ciotole di acqua per gi animali domestici e piscine per bambini. Ma la vera opera di disinfestazione deve essere svolta dai Comuni. Le temperature miti dello scorso inverno, infatti, hanno consentito alle zanzare di prosperare anche in mesi nei quali la loro popolazione avrebbe dovuto ridursi. Così oggi ne ritroviamo in circolazione un numero maggiore e da qui l'aumento dei contagi. Ma il clima ha un ruolo anche nella maggiore presenza di volatili, serbatoi del virus.

Come spiega al Resto del Carlino l'infettivologo Florio Ghinelli, direttore sanitario dell’Avis di Ferrara, "Il Comune di Ferrara fa almeno otto trattamenti larvicidi e adulticidi all’anno. Ma non è sufficiente. Il territorio di competenza dell’amministrazione è infatti soltanto il 20% del totale".

E nel torinese la presenza del virus è stata riscontrata anche in due sacche di sangue di donatori. Adesso che è scattato l'allarme in tutto il Nord Italia c'è da aspettarsi anche un aumento dei controlli.

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