Cronaca

Violenze sulle donne: non aumentano i casi ma le denunce

La criminologa Merzagora spiega come le cronache degli ultimi giorni si inseriscano nel cambiamento culturale in corso dove la donna denuncia e non sopporta

Violenta dottoressa

Nadia Francalacci

-

Rimini, Roma, Catania. Donne segregate per ore, picchiate e abusate sessualmente da un singolo individuo o dal branco.

È inaudita crudeltà quella che, negli ultimi mesi, da Nord a Sud Italia, è tornata a travolgere le donne.

L’ultimo agghiacciante caso è quello di una dottoressa di 51 anni che durante il turno notturno di guardia medica in provincia di Catania, in un paesino alle pendici dell’Etna, ha dovuto subire per oltre due ore, le violenze sessuali di un 26enne del posto.

L’incubo della donna è terminato solo dopo che i vicini di casa, allertati delle sue urla, hanno chiamato i carabinieri.

Ma gli stupri che si sono susseguiti nelle ultime settimane, secondo la Presidente della Società italiana criminologia e docente all’Università di Milano, Isabella Merzagora, non devono creare allarmismo in quanto devono essere collocati e valutati su un lungo periodo e insieme ad altri fattori importantissimi.

Non calano gli stupri ma aumentano le denunce 

"È sbagliato parlare di un incremento delle violenze sessuali così come di città o zone più o meno sicure per le donne. Per avere un quadro più oggettivo della situazione, scevro dall’emotività del momento, occorre invece ricondurre gli ultimi casi non solo a un periodo più ampio ma a un cambiamento culturale che si sta concretizzando in un numero maggiore di denunce”.

“In un’analisi più profonda e globale del fenomeno è possibile affermare che le donne stanno reagendo, non si vergognano più come in passato ed hanno cominciato a non colpevolizzarsi per le violenze subite, trovando il coraggio di parlare e di denunciare. Questo fa aumentare solo il numero dei casi conosciuti - precisa la professoressa - ma le violenze sessuali "sommerse" ai danni delle donne sono moltissime e in numero ben maggiore rispetto alle statistiche”.

“Per questo motivo non possiamo parlare di un “aumento” di questi casi – spiega a Panorama.it- ma è più corretto parlare di una reazione diversa della donna, vittima di questa tipologia di reati”.

Gli immigrati e le violenze sessuali

Indubbiamente a creare il terrore e allarme sociale sono le modalità e i dettagli che emergono dalle indagini e che vengono diffuse dai media. I particolari raccapriccianti del caso di Rimini che ha visto vittime del branco di immigrati una ragazza polacca e un trans hanno sollevato, assieme alla paura, anche reazioni politiche.

“Ricollegare le violenze sessuali a i flussi migratori è sbagliato - prosegue la studiosa - il legislatore aveva previsto questa tipologia di reato ben prima dell’arrivo dei migranti. Detto questo, è altresì necessario puntualizzare che per talune etnie è ancora forte la discriminazione di genere e quindi, non di rado, possono essere autori di reati sessuali sul nostro territorio”.

In Italia reati in calo

In Italia, secondo la presidente della Società italiana Criminologia, i reati, in generale, sono diminuiti ma è aumentata la richiesta di sicurezza. Questo ha innescato una maggiore sensibilità rispetto alcuni reati e rapidità nell'innalzamento dei livelli di allarme sociale. “Che non è sempre proporzionato al numero dei reati”.

Nella città di Roma, ad esempio, le violenze sessuali, dal 2013 al 2016, sono lentamente diminuite tanto da stabile un -8% dello scorso anno sul 2015.

“Le città vengono percepite come luoghi meno “sicuri” semplicemente perché non vi è il controllo sociale - conclude la criminologa Merzagora – cosa che invece esiste ancora nei piccoli agglomerati urbani dove i vicini di casa si conoscono e sono pronti ad intervenire in  caso di necessità. Questo genera una sorta di sicurezza che, invece, nelle grandi città è affidata esclusivamente alle forze dell’ordine. Che ovviamente non possono essere presenti in ogni angolo di strada”. 

© Riproduzione Riservata

Commenti