Redazione

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Il duello Francia-Italia e la vergognosa lite sui migranti

Per settimane erano stati respinti alla frontiera da schiere di gendarmi inviati dall’Eliseo, che sosteneva che la responsabilità di dare il diritto d'asilo spettava solo, in base al trattato di Dublino, all'Italia. Ora i migranti oltre il confine sarebbero, forse, liberi di muoversi o entrare in Francia.

Forse, appunto. Perché attorno a questo braccio di ferro diplomatico sulla pelle dei migranti si sta giocando una partita complessa, dove a improvvisi irrigidimenti da parte francese (e italiana) seguono o potrebbero seguire, senza annunci né trombe, piccole e grandi aperture, a conferma della natura politica di quanto sta avvenendo. La notizia sarebbe che quattro dei migranti fermati alla stazione di Mentone-Garavan sarebbero stati lasciati liberi e non, come avvenuto finora, riaccompagnati alla frontiera italiana e, quando non accettati dalle autorità italiane, rinchiusi in locali sotto il controllo della gendarmeria. La novità, se la notizia fosse confermata, ci sarebbe tutta.

Uomini, donne e bambini. Fino a ieri, nella parte italiana,  erano almeno 650 secondo la Questura. Dormivano sugli scogli o in locali o depositi Fs attrezzati in fretta e furia. Nel braccio di ferro sulle quote la decisione di Parigi di consentire che qualche migrante che avesse già oltrepassato il confine italiano possa riprendere il suo viaggio in territorio francese - senza essere riaccompagnati alla frontiera - va considerata comunque per quello che è: una mossa politica dell'Eliseo, volta  ad allentare la tensione e allontanare le critiche europee senza per questo rinunciare in toto ai respingimenti. La partita è aperta.

La notizia - senza conferme - che quattro migranti che avevano oltrepassato il confine non siano stati accompagnati indietro potrebbe essere anche questo: un modo per passare la patata bollente a Bruxelles, affinché dica una parola chiara su quanto sta avvenendo. O forse ha pesato la nota della Cei francese che ha sostenuto che «a volte autorità statali o forze armate si comportano con una disumanità che pensavamo facesse parte del passato», che «i migranti non sono problemi, ma esseri umani. Non devono essere considerati in primo luogo come un rischio o un potenziale attentato alla sovranità nazionale».  Di certo, bisognerà attendere qualche ora, o qualche giorno, per capire se quei quattro migranti saranno i primi di una serie più lunga.

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