Cronaca

Il Vaticano nel mirino dell'Isis? Sì, no, forse...

La Cia e il Mossad hanno già messo in pre-allarme la Santa Sede. I servizi italiani minimizzano. E si comincia a parlare di una superprocura antiterrorismo

Redazione

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I servizi di intelligence statunitense sono convinti che sia qualcosa di più di un'eventualità, e avrebbero già avvertito la Santa Sede. Gli 007 italiani sono più scettici, parlano di "possibile obiettivo", ma anche dell'assenza di segnali concreti.

Al centro del nuovo allarme sul Vaticano nel mirino dello Stato islamico c'è l'apertura del telegiornale della tv di Stato israeliana, Canale 1, che fa seguito a un annuncio omologo del tedesco Bild, sulla base di informazioni della National Security Agency statunitense, secondo la quale "commando terroristici costituiti da quattro unità sarebbero diretti in Europa e, in alcune intercettazioni sarebbe stato fatto anche il nome di Roma".

Da parte delle istituzioni, rassicurazioni generiche. A partire da quella di Alfano: "Cellule dormienti? - ha dichiarato il ministro dell'Interno - Abbiamo in atto un monitoraggio di aree e soggetti a rischio, ma non possiamo dirle cancellate. La nostra allerta è massima". Gli fa eco il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: "Ignorare la minaccia di allarmi che può coinvolgere l'Italia sarebbe un errore".

L'ipotesi della superprocura antiterrorismo

Meno possibilista Stefano Dambruoso che, nel placare gli animi allontanando l'ipotesi di un attacco in assenza di informazioni precise, sottolinea l'importanza di una svolta del nostro Paese nella gestione delle emergenze di questo tipo: "Non possiamo più permetterci di aspettare - ha sottolineato l'ex magistrato ed esperto di terrorismo -. L'Italia è l'unico grande Stato europeo in cui manchi un ufficio centrale di coordinamento delle procure".

La necessità in questione ha preso forma in un ddl presentato alla Camera dallo stesso Dambruoso, che allarga alla procura nazionale antimafia le competenze antiterrorismo, e che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha definito come il "punto di partenza" per la costituzione di una superprocura ad hoc.

I precedenti

Non è la prima volta che, in tempi recenti Roma e il Vaticano vengono tirati in ballo dagli allarmi terroristici: a inizio settembre si rincorsero voci su una minaccia diretta contro Papa Francesco, confermate anche dall'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede Habeeb Al Sadr. Padre Lombardi precisò successivamente che non c'era "alcun riscontro concreto".

Pochi giorni dopo, il 21 settembre, in un violento discorso contro gli alleati dell'America nella coalizione che bombarda Siria e Iraq, il portavoce dell'Isis, Abu, Muhammad al Adnani, minacciava di "conquistare Roma e spezzare le croci con il permesso di Allah.

Anche in questi casi, gli esperti suggerirono di mantenere la calma, concordando sul fatto che con "Roma" la propaganda jihadista non si riferisce a un luogo fisico, ma più genericamente alla culla del cristianesimo, al cuore dei "crociati"


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