Prove di dialogo tra Santa Sede e Iran. Appuntamento a Teheran nel 2014

Si riapre il dialogo tra Santa Sede e Iran. E nell’ottobre del 2014 a Teheran si terrà il colloquio del Centro per il dialogo interreligioso iraniano e del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso

Da sin: l'ambasciatore Mohammad Taher Rabbani, il prof. Alfredo Luciani e mons. Vincenzo Formenti

Ignazio Ingrao

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“La necessità di un dialogo tra le personalità più eminenti delle religioni per giungere a una collaborazione concreta”, “la creazione di un istituto per il dialogo interreligioso composto da leader e pensatori delle tre grandi religioni monoteiste”, “il rafforzamento della voce mite dei fedeli dei tre grandi monoteismi attraverso la diffusione di lavori intellettuali e la realizzazione di progetti comuni per promuovere la comprensione dei temi della giustizia, della solidarietà e dello sviluppo”. Queste le tre principali proposte avanzate dal nuovo ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran presso la Santa Sede, Mohammad Taher Rabbani.

Nato nella città santa di Qom, 58 anni fa, sposato con quattro figli, l’ambasciatore Rabbani è dottore in scienze islamiche e può vantare una significativa esperienza diplomatica. È stato, tra l’altro, ambasciatore in Qatar e direttore Generale per gli Affari diplomatici presso il Ministero degli Affari Esteri. Il 6 giugno scorso ha presentato le lettere credenziali a papa Francesco. E meno di due settimane dopo, il 19 giugno, ha tenuto uno dei suoi primi interventi pubblici in occasione dell’incontro su “Giustizia solidarietà e sviluppo, nelle tre grandi religioni monoteistiche”, organizzato dall’associazione “Carità politica”, presieduta da Alfredo Luciani, in collaborazione con l’Università delle religioni di Qom.

Il dialogo ad alti livelli tra esponenti della Chiesa cattolica e importanti figure dell’Islam iraniano ormai è una realtà consolidata, tanto che nell’ottobre del 2014 a Teheran si terrà il colloquio del Centro per il dialogo interreligioso iraniano e del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. L’iniziativa dell’associazione “Carità politica” si è inserita in questo solco e ha raccolto le positive indicazioni suggerite dal nuovo ambasciatore iraniano presso la Santa Sede. Nel suo intervento Rabbani ha svolto una riflessione articolata sull’attuale situazione internazionale e ha severamente condannato il terrorismo: “Ogni sorta di atto terroristico da parte di gruppi estremisti che in nome della religione uccidono innocenti e non hanno pietà nemmeno per i credenti della loro stessa fede, dal punto di vista islamico è considerato illegittimo e peccaminoso. Purtroppo siamo testimoni di tali attività oppressive in particolare in alcuni Paesi del Medio Oriente, tra i quali l’Iraq, la Siria, l’Afghanistan e il Pakistan e con ancora maggiore dispiacere constatiamo che tali crimini si perpetuano anche in altre parti del mondo, come in Nigeria e Myanmar”.

L’ambasciatore ha espresso particolare preoccupazione per “i danni che la cultura del secolarismo provoca alle società contemporanee”. E non ha mancato di rivendicare il diritto allo sviluppo dell’Iran nei confronti di quelle “potenze” che “intendono togliere al popolo iraniano il diritto legittimo di arrivare a ottenere la tecnologia per un uso pacifico dell’energia nucleare e in tale direzione non hanno trascurato di commettere alcuni omicidi di scienziati nel nostro Paese”. Rabbani ha avanzato proposte per la costruzione di un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace e sul dialogo: “In qualità di pensatori e uomini di religione dobbiamo proporre al mondo un modello di sviluppo che sia condiviso, completo, giusto e solidale affinché, nella costruzione di un nuovo ordine mondiale, il nostro lodevole ruolo di religiosi sia più forte ed efficace del passato”. A tale riguardo l’ambasciatore ha fatto riferimento all’opportunità offerta dall’attuale presidenza dell’Iran in seno al Movimento dei Paesi non allineati che “è composto da 120 nazioni in cui vivono i fedeli delle grandi religioni della terra, in modo particolare i musulmani e i cattolici”. In seno a tale Movimento, Rabbani propone che venga costituita “un’assemblea permanente formata dai più illustri intellettuali ed esponenti delle grandi religioni dei Paesi membri per promuovere la giustizia, la solidarietà e la pace nel mondo”. Infine ha fatto appello alla comunità internazionale affinché difenda i diritti dei palestinesi.

 “La giustizia e la pace sono alla base dell’insegnamento coranico”, ha spiegato Sayed Mohammad Reza Moradi Mohaddes docente all’Università delle religioni di Qom. Gli ha fatto eco il deputato Ciamak Morsadegh, rappresentante degli ebrei al parlamento iraniano che ha ricordato come “l’affermazione della dignità e del valore di ogni essere umano” sia centrale nella religione ebraica. Il deputato Karen Khanlari, esponente dei cristiani in parlamento, ha invitato a porre attenzione alla “diffusione e radicalizzazione delle aggressioni antireligiose” il cui obiettivo è condurre allo “scontro di civiltà” attraverso una propaganda sistematica. Khanlari ha invitato gli organismi internazionali a impegnarsi decisamente contro la diffusione di idee razziste e gli insulti alla religione.

“Non siate oppressori né oppressi, questo è l’ordine della nostra religione”, ha ricordato l’Ayatollah Makarem Shirazi, nel messaggio inviato all’incontro. L’obiettivo delle tre religioni abramitiche, ha sottolineato l’Ayatollah, deve essere quello di promuovere la giustizia: essa “non deve essere sacrificata per lo sviluppo e il frutto dello sviluppo non deve essere l’aumento delle differenze di classe, perché lo scopo della missione dei profeti di Dio era la realizzazione della giustizia”. Un percorso impegnativo attende dunque i leader delle religioni monoteiste per passare dal dialogo a un più impegnativo progetto comune volto a promuovere la solidarietà tra tutti i popoli come antidoto a scontri e divisioni.

In un video messaggio inviato al colloquio internazionale l’Ayatollah Javadi Amoli ha osservato che l’embargo economico, come quello che colpisce l’Iran, nella concezione religiosa può rappresentare una forma di ingiustizia e oppressione respinta dai profeti delle religioni abramitiche.

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