Edoardo Frittoli

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Effetto Vajont sulle dighe d'Abruzzo? Ecco, dopo il terremoto e la valanga arriva l'allarme per gli invasi. In particolare per quello di Campotosto, nell'Aquilano, il secondo bacino più grande d'Europa con tre dighe. È stato il presidente della Commissione Grandi rischi a parlare di un pericolo simile al Vajont.
In attesa di chiarire l'entità vera del pericolo, ecco, in questo post pubblicato il 9 ottobre del 2015, cosa avvenne alla diga del Vajont.

A Longarone sono le 22,39 del 9 ottobre 1963 quando la natura si ribella violentemente all'opera dell'uomo, reo di averne trascurati gli avvertimenti dopo la costruzione della diga più alta del mondo. Una enorme frana si stacca dal Monte Toc, scivolando rapidamente nell'invaso della diga del Vajont.

I numeri del disastro sono impressionanti: il corpo franoso ha una superficie di 2 km/q, per un volume di 260 milioni di metri cubi. La massa di terra e detriti si getta nel bacino artificiale alla velocità compresa tra i 72 e i 90 km/h. Il risultante dell'impatto con l'acqua è ancora più impressionante.

La frana generò un'onda gigantesca di 50 milioni di metri cubi che si riversò rapidamente verso la valle del Piave investendo pochi minuti dopo l'abitato di Longarone, cancellandolo. Il bilancio delle vittime toglie il respiro.

I morti a valle sono 1.917, di cui quasi 500 bambini e ragazzi. La macchina dei soccorsi si muove immediatamente, l'impressione a livello mondiale è enorme. Fino alla fine dell'anno continueranno le operazioni di assistenza ai sopravvissuti, di sgombero e di ripristino del territorio. Che per sempre rimarrà segnato dalla catastrofe del 9 ottobre 1963.

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