Cronaca

Untori di Hiv, cosa scatta nella loro mente

In Italia ogni giorno 11 persone scoprono di essere sieropositive. Il nostro Paese è il secondo in Europa per contagi di Aids. I casi più agghiaccianti

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Nadia Francalacci

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Prima vendetta e rabbia. Poi, un sottile piacere, quello che nasce dall’aver trasmesso la propria “piaga” ad un altro essere vivente sano. Che da quel giorno sarà costretto a vivere nella stessa sofferenza: quella del malato di Hiv.

“Per alcuni soggetti, il contagio è vissuto come un legame, un filo che lo unisce per sempre alle sue vittime. L’untore ha la consapevolezza che non ha niente da perdere in quanto è un condannato a morte e riserva la stessa sorte alle persone che lui ritiene opportune come fosse una missione o per vendetta, dettata da una vena narcisistica”, spiega Sara Pezzuolo, psicologa forense.        

Il numero dei casi

Certo è, che in Italia i dati sui contagi di Hiv sono sconcertanti. Ogni giorno, nel nostro Paese, 11 persone scoprono di essere sieropositive. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità le nuove diagnosi di infezione da Hiv sono 4 mila l’anno.

L’Italia, infatti, risulta essere il secondo Paese in Europa per incidenza di Aids, preceduto solo dal Portogallo.   

La storia di Valentino

La storia di Valentino Talluto, il trentaduenne di Acilia sieropositivo accusato di aver contagiato, in dieci anni, 57 donne e di aver avuto rapporti sessuali non protetti fino al giorno prima del suo arresto pur essendo consapevole della sua condizione, è solo uno dei casi agghiaccianti di “untori” seriali di Hiv che scientemente adescano le proprie vittime.

Internet è sicuramente il luogo più facile dove individuare la vittima, “flirtare” e poi fissare un appuntamento, più o meno romantico, dove verrà consumato un rapporto sessuale non protetto.

Così faceva Valentino. Il suo modus operandi era quello di “agganciare” la vittima nelle chat dei social network e amoreggiare con lei fino a quando ne riusciva a carpire la totale fiducia, una fiducia che gli permetteva di rassicurare la partner fino a consumare il rapporto sessuale senza nessuna protezione.   

La Procura romana ha contestato a Talluto 57 casi tra contagi diretti del virus e indiretti come i 3 partner di donne in precedenza infettate e il caso di un bimbo nato sieropositivo e con un'encefalopatia riconducibile allo stato di sieropositività della mamma con la quale Talluto anni prima aveva avuto un rapporto sessuale.

Ma la storia aberrante dell'"untore" di Roma non è l'unica.

L'uomo che infettava gli adolescenti

Basta spostarsi nel Nord Italia, a Brescia, dove nello stesso identico periodo in cui Talluto “selezionava” le sue vittime, C.T., un uomo di 55 anni pur sapendo di avere l’Hiv, faceva altrettanto: pretendeva rapporti sessuali senza protezione con l’unico fine di infettare altri giovani, proprio com’era accaduto a lui.  

L’uomo originario di Montichiari, non aveva preso di mira le donne adulte ma decine di minori, tutti giovani bresciani dai 15 ai 24 anni, che si prostituivano per 20-50 euro. 

Quando la polizia lo ha arrestato l’uomo ha subito ammesso di farlo con il preciso scopo di vendicarsi di chi aveva infettato lui. Ma il desiderio di vendetta e la voglia di contagiare un altro essere vivente per renderlo “schiavo” dell’Hiv, non ha fatto tremare solo l’Italia ma persino Hollywood.

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L'"untore" di Hollywood

L’ammissione dell’attore Charlie Sheen ha scatenato una vera e propria bufera tra i vip americani.  

L'outing dell'attore ha fatto tremare decine di ex compagne tanto da formare una class action e fargli causa per aver deliberatamente omesso di metterle al corrente del suo stato di salute.

L'attore ha attirato l'ira delle sue ex moglie e delle amanti che lo hanno accusato di averle tenute all'oscuro delle sue condizioni di salute e di aver richiesto loro di fare sesso non protetto.

Tra loro ci sarebbe anche Bree Olson, fidanzata storica dell’attore.

Dalle ville dorate americane allo Stato del Malawi.

Eric Aniva, 45 anni, considerato uno “hyena” ovvero un professionista del sesso che veniva addirittura pagato dai 3 ai 4 euro a prestazione dai genitori di ragazze alla loro prima mestruazione, era malato di Hiv e deliberatamente infettava tutte le giovanissime adolescenti al primo rapporto sessuale.

In Malawi, Aniva era diventato un punto di riferimento per il suo villaggio. Tanti lo ritenevano capace di “purificare le donne”: un rito di passaggio dall'infanzia all'età adulta cui nessuna ragazzina poteva sottrarsi.

Eric Aniva, che non diceva a nessuna delle sue vittime di essere malato, è stato condannato a due anni di lavori forzati.

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