Cronaca

Le Università italiane svendute ai centri sociali

La morte dello studente romano che cercava di entrare ad un rave party alla "Sapienza" racconta di una situazione nel complesso molto particolare

Università-Sapienza-Roma

Se un giovane muore mentre sta cercando di entrare ad un "Rave Party" siamo già davanti ad un dramma. Se poi scopri che il "Rave Party" (ricordiamolo, una festa dove tutto è concesso e poco se non nulla è legale) è all'interno di una Università allora abbiamo un problema. Ma se, per concludere, capisci che l'ateneo in questione è la "Sapienza" di Roma, una delle principali università d'Italia e del mondo per numeri e prestigio e che feste come queste (ripetiamo, illegali) avvengono con una certa frequenza, sotto gli occhi di tutti e che nessuno, per prime le autorità preposte, sia mai intervenuta allora la situazione è davvero drammatica.

Qualcuno dovrebbe spiegare chi autorizza tutto questo. Qualcuno dovrebbe spiegare come sia possibile che centinaia di giovani (e non solo) trasformino gli spazi di un ateneo in una discoteca a cielo aperto dove la droga è a portata di mano e l'alcol free (senza scontrino). Il rettore della facoltà si è difeso: "Ho fatto denunce e segnalazioni. Nessuno è mai intervenuto. Non sono uno Sceriffo". Dalla Prefettura fanno sapere che "per intervenire con la forza dobbiamo avere l'autorizzazione del Rettorato". Insomma, il solito scaricabarile. Che nasconde però una cosa molto grave. Cioè che questi rave party universitari alla fine non danno troppo fastidio, anzi. Ad alcuni piacciono pure. Fino a quando non ci scappa il morto.

Il problema in realtà è più profondo. Tempo fa sulla facciata della "Statale" di Milano è comparso uno striscione in cui si inneggiava alla morte di Salvini. Anche alla Sapienza non mancano cori e cartelli poco eleganti verso il Ministro dell'Interno. Dietro tutto questo il solito mondo dei centri sociali che, da anni, gestiscono un certo modo di vivere e pensare anche dentro alle Università. Grazie anche al lassismo di chi fin dal principio avrebbe dovuto fermarli ricordando che esistono delle regole e che queste regole vanno rispettate. Invece, a suon di concessioni (se non di appoggi veri e propri) siamo arrivati alla situazione attuale.

Che è grave e necessita di interventi rapidi, decisi, definitivi. Ma semplici. Come dire: no, i Rave Party non si fanno. Soprattutto non dentro una Università. Dove dovrebbero essere formate le persone, prima ancora che dottori o professori.

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