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Cronaca

Il Covid occasione per tornare a una scuola credibile

Consigli per finire bene l'anno scolastico: 4. Ripartire dalla passione dei docenti.

Pillole bisettimanali per aiutare studenti (e famiglie) a restare motivati con la didattica a distanza. A firma di Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, dirigenti e docenti dei licei Faes di Milano, nonché autori di Basta studiare! e Leggere per piacere (Sperling & Kupfer). Il mercoledì e la domenica, alle 8.30 su panorama.it, consigli, dritte e buone pratiche per concludere al meglio la scuola.

Siamo nel periodo scolastico tradizionalmente decisivo per chiudere i giochi, tra debiti da scongiurare, crediti e maturità, e a maggio tutti si mettono a studiare, chi più di prima, chi come mai prima, chi per la prima volta o quasi da settembre. In questo 2020 bislacco e indecifrabile non c'è più nemmeno la certezza di questo classico finale, perché i voti non saranno decisivi per salvarsi, mentre continueranno a esserlo per uscire nel modo migliore possibile.

In questi giorni alcuni hanno scritto che è stato un male chiarire agli studenti che l'anno porterà alla promozione di tutti con così grande anticipo. Vero, se dopo tutto quel che si condivide, si dice e si scrive sul fatto che il voto non è la cosa più importante, alla prova dei fatti è lettera morta, riducendo invece la scuola a una misera caccia al voto.

Si intenda, il voto è uno strumento valido di cui la scuola dispone, un indicatore prezioso e decisivo a cui non si può rinunciare, e che anzi deve essere usato nella sua interezza per segnalare gravi lacune e lodevoli eccellenze. Però l'istituzione scolastica non deve ridursi a essere una produttrice di voti, certificati di frequenza, condotta e competenze. Se così fosse, allora senza voto non avrebbe più senso studiare e... buone vacanze.

Alziamo il tiro, quindi: la scuola è luogo di cultura, a ogni livello. Imparare a scrivere, e farlo a sei anni come a 18, apprendere a fare i conti, con le dita e poi con la calcolatrice, con lingue antiche e con quelle moderne, con idee sbagliate e con pensieri strepitosi, con uomini eccezionali e con equazioni senza soluzione.

Scuola è cultura, in ogni campo e in ogni modo, poi - solo poi - c'è anche altro. Ci sono i voti, i diplomi, le certificazioni, i risultati. Scuola è il luogo dove si può andare più a rilento rispetto ad altri luoghi: si può riprendere una lezione, si può ripetere ancora una volta, si può leggere e rileggere, si può ricopiare in bella e comprendere che vale la pena farlo.

La novità del maggio 2020 è che a scuola non si va, ma si fa a distanza causa coronavirus. E che non si ascolterà alcuna lezione, né si studieranno più libri e quaderni per salvarsi o per ottenere un voto che porterà a punizioni o premi, perché ora conta altro.

Quale scuola può essere efficace senza la scure del voto? Una scuola credibile, capace di mostrare il bello di quello che trasmette, capace di ascoltare le esigenze di relazione e di dialogo, perché capace di mostrare esempi e modelli utili per interpretare, affrontare e vivere questo tempo unico e lungo. Una scuola che riparta dalla cultura e dalla passione dei docenti, dalla relazione fiduciaria tra istituzione e famiglie, potrà proporsi come istituzione in grado di farsi ascoltare e apprezzare senza la scure del voto.

Questa urgenza inattesa potrebbe consentire alla scuola di ritrovarsi bella. Oppure di risvegliarsi, quando sarà, ancora una volta malaticcia dei suoi mali di questi anni: inseguire il consenso, il ritmo della società, la moda del momento.

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