Cronaca

Un giallo in alto mare tra Italia e Egitto

E' vivo o morto Gianluca Bianca, il capobarca siracusano del peschereccio Fatima II? Da oltre un mese si sono perse le sue tracce

Giallo in alto mare tra Italia e Egitto

– Credits: lapresse

Il caso “Fatima II” è un vero giallo. Un mistero sul quale nessuno sembra abbia voglia veramente fare chiarezza. Chissà, forse perché si tratta solo di un piccolo peschereccio, o forse perché a svanire nel nulla è stato “solo” un capobarca di una modesta famiglia siracusana di Portopalo di Capo Passero: Gianluca Bianca. Di lui, trentacinquenne, non si sa più niente da oltre un mese. L’ultima persona a parlarci è stata la moglie e le ultime informazioni lo descrivevano  sereno, in navigazione con  il suo equipaggio.  

E allora che cosa è accaduto a bordo del peschereccio  Fatima II dopo la telefonata che il capobarca ha fatto il 12 luglio scorso alla moglie? C’è stato il litigio tra Gianluca Bianca e i membri dell’equipaggio? Del caso Fatima II si sa solo che tre  marittimi nordafricani, che erano a bordo con Gianluca Bianca, sono stati gli esecutori materiali dell’ammutinamento del peschereccio a largo delle coste greche.

E ancora: perché i “ribelli” hanno fatto scendere a bordo di due zattere solamente tre siracusani, anche loro membri dell’equipaggio, e non anche il capobarca? Forse, Gianluca Bianca, era indispensabile  per gli ammutinati per condurre il peschereccio in un luogo preciso dove avevano un appuntamento?

Il peschereccio è stato ritrovato il 21 luglio a poche miglia dal porto egiziano di Rashid, a 65 chilometri a est di Alessandria d’Egitto, senza nessuno a bordo.  Era alla deriva, abbandonato ai flutti del mare.

Il telefonino, di Gianluca, però, il 21 luglio, era ancora acceso e continuava a squillare. Ma a vuoto. La madre gli ha mandato un sms ”se non puoi rispondere fammi almeno uno squillo…”. Ma nessuna telefonata è mai partita dal cellulare del capobarca siracusano.  
Se la barca è stata lasciata alla deriva, i tre marittimi che hanno preso il comando dell’imbarcazione, in che modo hanno raggiunto la costa?

La polizia egiziana ne ha rintracciati, dopo un paio di giorni, solamente due mentre il terzo sembra essere svanito nel nulla. Proprio con il capobarca.

La Procura della Repubblica di Siracusa ha avviato un'inchiesta e sta lavorando in stretto raccordo con le autorità consolari italiane in Egitto. Il procuratore capo della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi, oltre ad aver avviato la rogatoria internazionale, ha anche chiesto l'autorizzazione per poter inviare un team di investigatori, consulenti scientifici e inquirenti a Rashid.

''Il porto di Rashid e' assolutamente fuori da ogni rotta usualmente seguita dalla nostra imbarcazione. Lì il ''Fatima II'' non c'era mai andato''. Ha dichiarato immediatamente l’armatore del peschereccio Giovanni Maiorana dopo il ritrovamento.

E allora perché il Fatima II si è diretto proprio in Egitto?  E’ possibile che all’insaputa del capobarca, il il peschereccio Fatima II, trasportasse “un carico” che doveva essere consegnato  a largo  delle coste nordafricane? E se fosse così, che tipologia di materiale poteva essere stato imbarcato in Grecia e consegnato in Egitto? Droga? Armi? Oppure materiale considerato “pericoloso”ovvero che con difficoltà poteva viaggiare attraverso canali ufficiali? Sicuramente un carico dall’enorme valore economico tanto da giustificarne il dirottamento e abbandono in acque “sconosciute”.  

La Procura siracusana ha ascoltato a lungo i tre marittimi siracusani imbarcati sul ''Fatima II'' e fatti allontanare a bordo di zattere di sicurezza, come persone informate sui fatti 'ma ad oggi - precisa il procuratore Rossi - la loro posizione non e' mutata in alcun modo'.
Dunque, i marittimi siracusani, tratti in salvo da un mercantile di passaggio, sono solo tre persone informate su quanto è accaduto ma  pare non siano stati in grado di fornire informazioni fondamentali per il ritrovamento del capobarca Bianca e non abbiano avuto nessun ruolo rilevante nell'intera vicenda.

Mentre il padre del comandante, Marcello, sta perdendo la speranza di riabbracciarlo “speriamo che mio figlio sia vivo”, i fratelli di Gianluca hanno scritto al ministro degli Esteri, Giulio Terzi: ''…la situazione in cui versano le indagini è di preoccupante stallo …a causa dell'impossibilita', a tutt'oggi, di poter eseguire gli opportuni accertamenti tecnico-scientifici a bordo del peschereccio, ritrovato senza nessuno a bordo ''
Non solo. I familiari di Gianluca Bianca hanno rivolto il loro appello anche al Ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri: “''Il mio impegno e' comprendere i termini della questione. Si tratta di  una vicenda complessa, avvenuta in acque internazionali e presenta una serie di variabili impegnative - ha risposto loro il ministro-  mi impegno a sapere al più presto la verità o almeno a riuscire a fare il punto dello stato dell'arte''.

Ma a distanza di oltre un mese, in casa Bianca, non è giunta nessuna notizia. Nessun telefono è mai squillato. E adesso è piombato nel silenzio anche il cellulare di Gianluca.

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