Tutti i mali della scuola italiana

Eccessiva mobilità del personale di ruolo, precariato endemico, classi con 30 ragazzi: i problema della scuola fotografati da uno che la conosce bene

La rabbia degli insegnati

– Credits: Getty Image

Paolo Papi

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Riproponiamo questa interessante analisi del mondo della scuola pubblicata a settembre scorso, oggi che l'argomento precari, con la sentenza della Corte di giustizia Ue, torna a essere di attualità

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Quali sono i grandi mali della scuola italiana che spesso ci portiamo dietro da decenni? Per capirlo ci siamo fatti aiutare da Vincenzo Brancatisano, neo-insegnante di ruolo e autore di un libro, Una vita da supplente (Lo sfruttamento del lavoro precario nella scuola pubblica italiana), che è una inchiesta condotta sul campo sul lavoro negli istituti del nostro Paese. Brancatisano, a proposito del piano del governo Renzi che dovrebbe stabilizzare circa 150mila precari, dice una cosa che, tra qualche mese, potrebbe essere profetica: «La stabilizzazione dei precari? Benissimo, ma quello che molti non sanno è che il premier semplicemente sta precorrendo i tempi: è in arrivo una sentenza europea che, sulla questione dei precari, rischia in assenza di nuove assunzioni di farci pagare una multa salatissima. In qualche modo Renzi era obbligato a farlo». 

SOVRAFFOLLAMENTO SCOLASTICO
Ci sono classi, specie negli istituti professionali, composte anche da più di 30 studenti, con differenze  significative anche all'interno dello stesso istituto. Un numero esorbitante, senza distinzioni tra Nord e Sud, che - a prescindere dalla qualità dei singoli docenti - pone un serio interrogativo sulla qualità didattica. Il problema ha cause antiche, non ultimo nel 2010 il taglio lineare di 85 mila insegnanti di ruolo. C'è spesso, a spiegare un fenomeno che ha pesanti ricadute sulla qualità didattica, l'uso delle deroghe numeriche da parte dei singoli istituti che consentono di ovviare al problema del sovraffollamento. Il problema si verifica più frequentemente nelle prime classi, quando al numero standard per classe stabilito a giugno, dopo le preiscrizioni, si aggiungono gli alunni bocciati iscritti l'anno prima che a giugno, all'ora della formazione delle classi, non è possibile prevedere. Oltre all'inserimento di nuovo personale docente (come intende fare il governo) sarebbe necessario un coordinamento tra provveditorati, ministero e istituti che al momento è carente.

CLASSI SCOPERTE
L'innalzamento dell'orario di lavoro da 16 a 18 ore frontali - in sé népositivo né negativo - ha avuto il paraddosale effetto di svuotare le due-tre ore libere settimanali dei docenti che prima venivano utilizzate per coprire i vuoti improvvisi d'organico, legate a malattie o altri episodi difficilmente prevedibili. La conseguenza è stata un incremento notevole del fenomeno del cosiddetto badantato, dove le ore scolastiche vengono coperte sempre più da personale non docente (bidelli, tecnici scolastici). È un fenomeno ben più diffuso di quanto si creda che spesso comporta anche rischi per la sicurezza

DATTILOGRAFI CHE INSEGNANO INFORMATICA
È, questo, un problema che può essere considerato un effetto collaterale dei tagli. Sempre più spesso, a causa dei tagli e della necessità di far lavorare il personale docente, è il Ministero - con le sue linee guida, a maglie sempre più larghe -  a obbligare docenti laureati o abilitati in alcune  discipline a insegnarne altre, per coprire i vuoti di organico. Così le scuole si trovano docenti di ex dattilografia (una materia ormai obsoleta) trasformati in insegnanti di informatica, architetti che insegnano chimica, docenti di lettere e filosofia che insegnano, dopo un breve corso di aggiornamento funzionale alle esigenze dei vari istituti, educazione civica o addirittura inglese. Per facilitare queste trasformazioni è stata persino introdotta dal ministero la cosiddetta materia atipica, un modo per fare fare un po' tutti a tutto. La domanda è: con quali effetti sulla qualità dell'insegnamento dei nostri figli?

LABORATORI E MULTIMEDIALITA'
Si sta diffondendo in questi anni, grazie anche alla buona volontà dei singoli docenti, la cosiddetta lavagna LIM ( collegata alla rete, che consente di lavorare in modo multimediale) nelle aule. Naturalmente non occorre solo che il dirigente del singolo istituto le acquisti o abbia i fondi. Occorre che gli insegnanti faccia corsi specifici preparati dai provveditorati. E questi corsi spesso latitano. Si sta diffondendo anche il registro elettronico o l'uso di un computer per classe. Il problema non è tanto quello di acquistare il materiale (i fondi di istituto spesso lo consentirebbero) ma quello di attrezzare le aule in modo multimediale. Come, se manca il personale qualificato? Con quali fondi? La soluzione fai-da-te, tra mille resistenze, è figlia delle energie diffuse nella scuola: sempre più spesso, a fare questi lavori preparatori per attrezzare le aule in modo multimediale sono stati e sono docenti o genitori preparati e di buona volontà, tra mille resistenze, anche sindacali.  È possibile?

MESSA IN SICUREZZA
Il 37% degli edifici scolastici si trova in aree ad alto rischio sismico e il 9,6% a elevato rischio idrogeologico. Delle 24.073 scuole localizzate in aree ad alto rischio sismico 4.894 si trovano in Sicilia, 4.872 si trovano in Campania, 3.199 in Calabria. Come stanno procedendo i lavori?

DIDATTICA E PRECARIATO
 Ci sono 400 mila precari nella scuola italiana, tra cui quelli che fanno due ore al mese magari solo per avanzare in graduatoria. Ma sono 180 mila quelli "diversamente stabili", cioé stabilmente occupati ma senza contratto a tempo indeterminato, che vengono licenziati ogni anno il 30 giugno, per poi essere riassunti nel settembre successivo. È a costoro che si rivolge il piano Renzi. La moltiplicazione del precariato ha profondamente inciso sulla qualità didattica. Soprattutto perché i docenti precari   ogni anno sono costretti a cambiare istituto e classe senza fornire alcuna continuità agli alunni. È un problema molto diffuso, quello del precariato nelle scuole, un problema che le statistiche medie - che parlano solo del 13 per cento di personale non di ruolo - non fotografano: ci sono centinaia di classi, anche all'interno dello stesso istituto, dove - se il precario è l'insegnante di una materia principe come italiano o matematica -  la media s'innalza spaventosamente, fino al 90%. Ne risente ovviamente la stabilità didattica e la possibilità di seguire progetti. Spesso poi i precari sono i tecnici o le segretarie, un problema che almeno per ora il piano Renzi non affronta: specie in quest'ultimo caso la mancanza di una figura che abbia memoria amministrativa del singolo istituto produce gravi ripercussioni anche sul rapporto coi genitori e con gli alunni, più in generale con la macchina scolastica. Il problema del precariato - e dei tagli - ha riflessi anche sulle ifgure apicali, con presidi costretti a due-tre reggenze contemporaneamente in istituti diversi. Come fanno a seguire bene le scuole che hanno in gestione?

 ECCESSIVA MOBILITA’ DEL PERSONALE DI RUOLO
È un problema già denunciato anni fa dalla Fondazione Agnelli: gli insegnanti si spostano di provincia in provincia o all’interno delle stesse aree. Non sono pochi. Sono il 22% del personale docente, che ottiene spesso assegnazioni provvisorie. Comunque, sono troppi per garantire la continuità didattica. I sindacati, su questo punto, devono aprire una riflessione, contemperando la necessità di difendere il lavoro con quella di garantire una continuità didattica. Il valzer degli insegnanti di ruolo, insomma, non consente programmazioni, non solo a livello di singolo istituto. È un problema che una seria riforma deve affrontare

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