Cronaca

Tutte le debolezze dei boss della camorra

Dall'amore per il calcio a quello per le merendine e i social network. Ecco come i boss latitanti si sono fatti trovare e arrestare

latitanti arrestati

Nadia Francalacci

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Traditi dall’amore per le donne, per il calcio, per i social network, per le merendine o semplicemente per un mal di denti.

Se non fosse per le loro debolezze che alla fine li assicurano alla giustizia, verrebbe da ridere.

Sono i boss della Camorra, o meglio i “nuovi” boss, quelli di ultima generazione che si atteggiano a grandi leader ma che scivolano su una merendina farcita al cioccolato.  

Uomini che non solo non hanno più un “codice d’onore” ma neppure quell’intelligenza e il carisma da poter creare attorno a sé quel ‘cordone di protezione’ di cui ancora godono i capi delle ‘ndrine calabresi o quelli di Cosa Nostra.    

Gli ultimi arresti di camorristi latitanti, infatti, sono quasi ridicoli. Giuseppe Passaro, 39 anni, originario di Marano, uomo fidatissimo del clan Polverino che spadroneggia tra le zone di Marano di Napoli e Quarto, è stato arrestato dai carabinieri, non appena ha varcato la soglia di casa dove era rientrato per farsi fare una iniezione di antidolorifico per un mal di denti.

Passaro, finora latitante, deve scontare 9 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio.

All'arrivo dei militari, il camorrista ha tentato di fuggire saltando da una finestra sul retro dell'abitazione ma è stato bloccato dai carabinieri che circondavano l'abitazione. Durante la perquisizione in casa del ricercato, gli uomini dell’Arma hanno scoperto un nascondiglio in costruzione: una cavità di circa 20mq ancora in fase di realizzazione destinata a diventare il bunker di Passaro.

L'amore per il Napoli calcio

Non è andata meglio neppure al boss Emanuele Niola, 33 anni, ritenuto elemento di spicco del clan camorristico "Di Lauro" e, fino a qualche anno fa referente nonché controllore per conto del clan della piazza spaccio del Rione dei Fiori, il cosiddetto "terzo mondo" da sempre appannaggio dei Di Lauro a Secondigliano.

A fargli scattare, lo scorso ottobre, le manette ai polsi è stata la sua passione per il calcio. Il boss voleva vedere la partita Napoli-Inter e la prenotazione dei biglietti per entrare allo stadio gli è stata fatale.

Niola, latitante da alcuni mesi, doveva scontare una condanna a 6 anni e sette mesi di reclusione per traffico di stupefacenti. I Carabinieri della sezione "Catturandi" del nucleo investigativo di Napoli lo hanno rintracciato e arrestato in un autolavaggio di Secondigliano, dove era arrivato alla guida di una Fiat Punto. Quando è stato bloccato non ha opposto resistenza.

Le foto su Facebook

Il 16 marzo 2017 è toccato a Ivan Fornari, narcotrafficante di 35 anni, che ha lasciato traccia delle sue attività a Playa del Carmen, Messico, sui social network. A tradirlo, è stato il suo profilo Facebook.

Il trafficante non riusciva a trattenersi dal pubblicare le foto dei luoghi che frequentava abitualmente: dalla palestra, all’ufficio ai ristoranti. Così gli uomini dell’Interpol sono riusciti a rintracciare non solo la città messicana dove si stava nascondendo ma persino l’indirizzo esatto dell’abitazione.

L’astuto Fornari è sicuramente in buona compagnia. Lui, infatti, non è certamente il primo criminale ad essere tradito dal proprio profilo social.

Pochi giorni prima, l’11 marzo, è toccato al boss della Camorra Giulio Perrone, latitante da 19 anni, individuato e arrestato sempre in Messico grazie a un falso profilo Facebook che il narcotrafficante si era creato.

Sul social network, il boss si chiamava Saverio Garcia Galiero e “Galiero” era il vero cognome di sua madre, con cui viveva a Tampico, roccaforte dei maggiori cartelli narcos messicani.

Perrone, nella cittadina messicana, aveva cambiato nome, si era risposato e aveva avuto persino dei figli.

Stessa sorte anche per Luciano Cardone, il latitante del clan Mazzarella che, nel dicembre del 2016, è stato catturato in Olanda. A tradirlo, un commento su Facebook dopo la partita Fiorentina-Napoli.

Un peccato... di gola

A tradire Emanuele Passariello, 37 anni, non è stato il calcio ma la “gola”. La sua latitanza, infatti, è durata solo un mese per poi finire, tra le braccia degli uomini della “Catturandi” di Napoli per colpa di una merendina. Il 20 giugno scorso, i carabinieri lo hanno individuato in un appartamento al Vasto, quartiere partenopeo, seguendo la sorella 'vivandiera' che gli stava portando le merendine al cioccolato.

Anche per il boss Corrado Orefice, 46 anni, detto "O Cunfettar", reggente del clan "Vanella Grassi" attivo nel quartiere di Secondigliano, le manette sono scattate davanti ad un piatto, quello ricco, del cenone di Natale del 2015. "O Cunfettar", al momento dell’arresto, era latitante da alcuni mesi dopo la condanna a 20 anni di carcere per associazione a delinquere di tipo mafioso e traffico di stupefacenti.

L'amore per la famiglia

Mal di denti, merendine, partite di calcio, social network oppure l’amore.

A tradire Fortunato Murolo di 40 anni, considerato il boss dei boss, è stato l’amore per la moglie. I poliziotti, infatti, gli hanno messo le manette mentre si trovava a letto con lei. Murolo era riuscito a sfuggire alla cattura nel 2009 durante una maxi operazione dove furono arrestati 66 affiliati al clan Amato-Pagano, per il quale, Murolo, curava gli affari.

Il clan Amato-Pagano è stato per anni uno dei più temuti clan camorristici, composto da scissionisti del clan Di Lauro.

Dieci anni fa, invece, il diciottesimo compleanno del figlio, è costato l’arresto ad un altro boss della Camorra, Vincenzo Marrazzo. L’uomo che era latitante, aveva deciso che non poteva mancare alla festa del figlio in un lido balneare in provincia di Foggia. Assieme al lui, alla festa del figlio, si sono presentati anche i carabinieri.

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