Cronaca

La grande truffa

Aerei, auto, bollette. Ecco come le grandi case si alleano per truffare gli italiani

Carrello spesa supermercato

«E' il mercato che decide chi diventa ricco e chi diventa povero». Flavio Briatore è un genio quando si tratta di coniugare il famoso ascensore sociale con gli spiriti animali del mercato. Ma quando il mercato decide, gioca sempre pulito, oppure, a volte, gioca sporco? E giocare sporco vuol dire aziende che si accordano sottobanco per danneggiare i consumatori, o che costringono lo Stato a spendere di più per comprare beni e servizi.

L’ultimo caso eclatante è stato raccontato sullo scorso numero di Panorama e riguarda una multa da 678 milioni che l’autorità Antitrust ha comminato alle principali case automobilistiche che operano in Italia per aver fatto cartello sulle condizioni offerte dalle rispettive finanziarie a chi compra a rate o in leasing. E però basta guardare i fronti aperti anche solo nell’ultimo biennio, tra procedimenti iniziati e sanzioni già inflitte, per rendersi conto che queste pratiche scorrette hanno un impatto su ognuno di noi, coprono uno spettro di consumi e situazioni amplissimo e quotidiano.

Sulla base di casi reali, ecco la «24 ore della pastetta» di un cittadino comune, un cinquantenne che fa il revisore dei conti, quindi non uno sprovveduto in balia delle clausole per ipervedenti, con due figli grandi e che non potremo che chiamare Flavio.

Sono le undici di sera, in una grande città del Sud, e Flavio sta tornando in albergo dopo una giornata passata a spulciare i conti di una serie di municipalizzate una più indebitata dell’altra. Il sindaco, però, non ne vuole sapere di fare un minino di chiarezza sui debiti fuori bilancio e a cena c’è stato uno scontro aspro anche con l’assessore cosiddetto competente. L’anno prossimo, sarà difficile che la società per la quale lavora Flavio ottenga il rinnovo del contratto. Ma mentre fa queste considerazioni, il suo cellulare va in palla, come se avesse esaurito tutta la memoria. È un modello costoso ma vecchiotto e da un mese, da quando ha avuto la pessima idea di accettare un certo aggiornamento, l’apparecchio è come colto da demenza senile galoppante. La stessa cosa è successa qualche tempo fa anche a sua moglie, che però ha un telefonino dell’altra grande marca di prestigio. La figlia liceale, che invece ha un modello molto più vecchio, si ostina a non accettare gli aggiornamenti e non ha problemi.

La mattina seguente, Flavio si alza presto perché deve andare all’aeroporto e tornare al Nord. Con la luce del giorno, nota che in alcune strade è come se i rifiuti fossero letteralmente esplosi. Il tassista gli racconta che il Comune ha fatto una gara per il servizio di raccolta, ma le principali ditte non si sono neanche presentate. Alla fine, è stato costretto ad andare a trattativa privata con un solo gruppo, che ovviamente ha spuntato un prezzo da capogiro. Ma ci sono tanti ricorsi. La storia è maledettamente simile a quella che gli hanno raccontato altri genitori del liceo dove studia sua figlia, dove si sprecano le lamentele dei ragazzi per la sporcizia. Quattro colossi delle pulizie, prima di partecipare a un bando pubblico da 1,6 miliardi di euro, si sono accordati sotto banco per scambiarsi i vari lotti, anche con il sistema dei subappalti incrociati.

Una volta arrivato all’aeroporto, il nostro revisore scopre che per salire con il suo bagaglio a mano sul volo low cost che ha comprato dovrà pagare un sovrapprezzo. L’Antitrust bloccherà la pratica, sostenendo che impedisce all’ignaro consumatore di paragonare correttamente i prezzi delle varie compagnie. Ma intanto Flavio paga e subisce.

L’aereo decolla e Flavio può finalmente chiudere gli occhi. L’assedio alle sue finanze, però, non dorme mai. Quando riaprirà il computer, a metà mattina, per eseguire un paio di bonifici online, troverà ancora una volta una serie di popup della sua banca in cui gli si chiede di autorizzare urgentemente l’addebito in conto corrente degli interessi passivi, facendogli anche presente che, altrimenti, rischia di essere segnalato nelle banche dati tra i cattivi debitori. Stremato da un pressing che va avanti da un mese, accetta, e così l’istituto, con il suo consenso, potrà fargli pagare gli interessi sugli interessi. Si chiama anatocismo, è oggetto di battaglie legali da decenni, ma le banche non hanno spiegato ai clienti che vi sarebbero alternative meno suicide.

Flavio va in ufficio, riferisce ai capi lo sgradevole soggiorno al Sud con quel cliente pubblico così allergico a qualunque disciplina di bilancio. Sul cellulare, gli arriva una notifica dal suo gestore; ecco la nuova bolletta, che però è calcolata su mesi di 28 giorni e con questa scusa nasconde un aumento dell’8 per cento annuo, spalmato su 13 mesi. Flavio pensa che se lo facesse lui, ai suoi clienti, probabilmente gli manderebbero la Guardia di finanza a casa. Chiama la moglie e le dice: ok, basta, cambiamo compagnia telefonica. Ma è inutile, perché le quattro principali società hanno fatto la stessa identica mossa. Dopo aver accorciato i mesi a piacere, a questo punto manca solo che i minuti di tariffazione scendano a 50 secondi.

Tornato dalla sua trasferta, il nostro revisore si occupa di un po’ di faccende di casa. C’è il figlio universitario che gli ha chiesto di comprare quattro biglietti per due concerti rock che si terranno in estate, uno dei Foo Fighters e uno dei Red Hot Chili Peppers. Flavio va sul sito dove si comprano i tagliandi, non li trova e viene indirizzato sul cosiddetto «mercato secondario», dove spenderà oltre 600 euro. Il figlio lo cazzia amabilmente: «Papà, ti sei mosso troppo tardi». Ma non è vero, si è mosso al secondo giorno di offerta. L’Antitrust multerà più avanti la società che organizza i concerti e vende i biglietti, con l’accusa di averne destinati apposta troppo pochi alla vendita diretta, favorendo così il bagarinaggio. Pardòn, il «mercato secondario».

Come fa sempre quando torna da fuori, Flavio rientra a casa presto e a va a fare un po’ di spesa. È un’attività che lo rilassa. Ma fino a un certo punto. Il sabato, quando può, gli piace andare al mercato e ha notato che la grande distribuzione organizzata, che è conveniente su tanti prodotti, su frutta e verdura pratica prezzi assai elevati. In ogni caso, compra al supermercato mele del Trentino, peperoni olandesi, un cavolfiore e zucchine. Spende una cifra assurda, ma d’altronde non può aspettare sabato. La spiegazione è molto semplice: tra i coltivatori e la Gdo si infilano troppi intermediari e i prezzi finali possono anche triplicare. L’Antitrust interviene regolarmente da anni, ma gli agricoltori lamentano di essere strozzati da supermercati che adottano tutti le stesse pratiche.

Da bravo revisore, il nostro protagonista passa in rassegna i prezzi delle varie marche di pasta e rimane colpito dal fatto che, dall’ultima volta che ha fatto la spesa, sono tutte più o meno aumentate della stessa, identica, percentuale: quelle che costavano un euro e venti centesimi al chilo adesso costano un euro e quaranta, quelle che erano vendute a 95 centesimi sono passate a un euro e dieci e così via. Flavio si chiede come sia possibile che di fronte allo stesso aumento del prezzo del grano, aziende grandi come Barilla o piccole come Di Martino si comportino come se avesssero la stessa struttura di costi e sinergie.

Quando Flavio sta per tornare a casa, gli arriva un messaggino della moglie: «Compra il pane!». Torna indietro al supermercato, ma nonostante siano solo le sette di sera, praticamente non ne trova. Come mai? Perché i panificatori che vogliono lavorare con i supermercati si devono impegnare a ritirare l’invenduto come fossero giornali.

La mattina dopo, Flavio va in ufficio di buon’ora e scova una notiziola che lo riguarda da vicino: la gara dello scorso anno per la fornitura di consulenza alle pubbliche amministrazioni sulla gestione dei fondi Ue, rovinosamente persa dalla sua società, era taroccata. L’Antitrust ha scoperto che le Big four della revisione mondiale si erano accordate sottobanco per non presentare offerte competitive fuori dai lotti che si erano spartiti in segreto. Non solo la Pubblica amministrazione ha speso di più, ma per quella gara persa, nella sua società sono partiti dei tagli e a una decina di colleghi non è stato rinnovato il contratto di lavoro a tempo determinato. Ma questi «effetti collaterali», di solito, non finiscono sui giornali.

Nella già impegnativa giornata del nostro Flavio avremmo potuto aggiungere anche le pratiche scorrette sulla vendita di polizze assicurative in abbinata a dei prestiti, la banca dati segreta delle compagnie telefoniche con i dati dei clienti morosi, fino alle pratiche orribili dei prezzi artificiosi sui farmaci antitumorali. In compenso, tutto quello che si è raccontato (per difetto) è accaduto e accade realmente.

Lo scorso ottobre sono state multate Apple (10 milioni) e Samsung (5) per gli aggiornamenti-killer del software. A metà dicembre, su segnalazione del Comune di Roma, l’Antitrust ha aperto un’indagine su una serie di grandi gruppi che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti, accusati di aver mandato deserte due aste, per poi presentarsi a trattativa privata e spuntare tariffe maggiori.

A gennaio del 2016, l’Antitrust guidata da Giovanni Pitruzzella ha multato per 110 milioni di euro Cns, Manutencoop, Roma multiservizi e Kuadra, che si sarebbero accordate per spartirsi i lotti di una gara Consip da 1,63 miliardi per la pulizia delle scuole.

A ottobre dello scorso anno, l’Autorità ha sospeso la pratica di Ryanair e Wizz Air, che dall’estate volevano far pagare ai passeggeri un sovraprezzo per imbarcare i loro trolley, una volta arrivati al gate. A novembre del 2017, Bnp Paribas, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno ricevuto una sanzione da 11 milioni per pratiche scorrette nel calcolo degli interessi bancari a debito. Lo scorso novembre, il Tar del Lazio ha annullato le sanzioni da 4,4 milioni comminate dall’Agcom a Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per la farsa del mese di 28 giorni. I risarcimenti in bolletta sono salvi, ma devono ancora partire.

Ad aprile del 2017, invece, Antitrust ha multato Ticketone e quattro rivenditori online per 1,7 milioni, con l’accusa di aver fatto «sparire» troppo rapidamente i biglietti a prezzo base per i migliori concerti rock. La battaglia di Antitrust, consumatori e organizzazioni agricole contro la grande distribuzione, accusata di praticare prezzi bassi ai fornitori e di «ammazzare» il mercato con sconti non concordati, meriterebbe un libro a parte. Il caso forse più scandaloso è quello della «resa obbligatoria» sul pane fresco, sul cui da settembre indaga ancora l’Antitrust. Sollevato dai panificatori della Confcommercio, il problema è interessante anche dal punto di vista delle dinamiche del famoso «libero mercato», perché sposta il rischio d’impresa dal venditore al fornitore. Sotto inchiesta sono finiti Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour, insomma tutto l’arco costituzionale della Gdo.

Nel 2009 l’Antitrust ha multato per 12,5 milioni di euro il cartello della pasta: ben 26 aziende si erano messe d’accordo, di fronte a un forte aumento dei prezzi del grano che avrebbe potuto alterare le quote di mercato, per praticare i medesimi aumenti sugli scaffali. Dal maggio 2006 al maggio 2008, il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo aveva registrato un incremento medio del 51,8 per cento, che è stato scaricato sui consumatori con rincari finali del 36 per cento. Per finire, anche la gara persa dalla società del nostro Flavio non è di fantasia: a novembre del 2017, l’Antitrust ha multato per 23 milioni di euro le principali società di revisione e consulenza appartenenti ai network internazionali Deloitte, Kpmg, Ernst&Young e Pwc. L’accusa è di essersi divisi a scacchiera i lotti di una maxi-gara Consip da 66 milioni per le consulenze di audit e gestione dei fondi Ue agli enti locali. Perché il libero mercato a volte è cieco, ma la pastetta ci vede benissimo.

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