Cronaca

Treni e sicurezza: ecco come il biglietto nominativo diventa efficace

La misura può funzionare solo se si istituisce un database collegato con forze di polizia e intelligence che possa permettere un controllo preventivo

“Il biglietto nominativo non ha nessun senso senza un database collegato con forze di polizia e intelligence che possa permettere un controllo preventivo”. Nicola Settimo, Segretario Nazionale alla Mobilità della Uil Trasporti, è molto critico sulla proposta di introdurre il biglietto nominativo sulle tratte ferroviarie italiane. La proposta è nata dopo l'attentato andato a vuoto sul treno Thalys 9364 Amsterdam-Parigi del 21 agosto durante l’incontro che si è svolto nella capitale francese tra i ministri di 9 Paesi europei tra cui l’Italia.

“Introdurre il nome e il cognome sul documento di viaggio è sicuramente il primo passo verso un migliore e rigoroso controllo di chi viaggia sui nostri treni ma diventa totalmente inutile se non si riesce a bloccare preventivamente le persone “sospette” o considerate tali dalle Forze di polizia- spiega Settimo a Panorama.it- ecco perché diventa fondamentale poter avere immediatamente, al momento dell’emissione del titolo di viaggio, un allarme che possa far scattare un ulteriore controllo del passeggero ed eventualmente un suo fermo”.

“Ovviamente, devono essere rafforzate anche le presenze delle forze dell’ordine all’interno delle stazioni ferroviarie”.

Questa, al momento, è solo una proposta. Se dovesse concretizzarsi non creerebbe ulteriori file e ritardi presso le biglietterie?
No, assolutamente. I ritardi si possono verificare se si tenta di applicare il sistema di controllo in vigore presso le stazione aeroportuali. Mi spiego meglio. Credo che debbano essere comunque istallati dei metaldetector anche nelle stazioni ferroviarie ma non si può, per la mole di passeggeri, pensare di demandare completamente la sicurezza al controllo elettronico del metaldetector e di utilizzare lo stesso identico sistema in uso in aeroporto. Le ferrovie devono evitare che soggetti indesiderati possano accedere ai treni e l’unico modo per farlo è quello di “selezionarlo” e “schedarlo” prima del suo ingresso.

Se questa proposta dovesse diventare legge, quanto tempo occorrerà perché possa essere operativa?
Non molto tempo. Meno di quanto si possa immaginare. Già oggi tutta la bigliettazione online è già nominativa così come tutti gli abbonamenti dei pendolari. Quindi saremmo già a metà del lavoro. Ripeto, è fondamentale il collegamento con un database delle forze di polizia che possa segnalare in tempo reale il soggetto sospetto. Trovo al quanto sciocco, venire a sapere a posteriori, dopo una strage che il soggetto che l’ha compiuta era conosciuto all’intelligence. La biglietteria deve ricevere la segnalazione di allarme immediatamente e poter richiedere l’intervento della polizia o dei carabinieri, in tempo reale così da permettere un ulteriore controllo fisico. Ad esempio, se il soggetto “sospetto” sta viaggiando con armi o altro.

Poi Settimo conclude: “I soggetti classificati come “indesiderati” non devono poter viaggiare in mezzo ai cittadini. Anzi, non devono neppure avere accesso all’area ferroviaria anche per scongiurare aggressioni al personale ferroviario. Intanto, credo che ottimi risultati possano essere raggiunti subito anche solo con una maggiore collaborazione antiterrorismo tra i Paesi Ue, intensificando l'utilizzo di pattuglie investigative miste provenienti dalle Polizie dei paesi confinanti sui treni transfrontalieri.

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