Trattativa Stato-mafia: un imputato vuole ricusare il giudice

Piergiorgio Morosini in un libro avrebbe manifestato la sua opinione sul tema che deve giudicare

Il giudice Piergiorgio Morosini nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo per l'udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia a Palermo il 29 ottobre 2012 (Credits: ANSA / MICHELE NACCARI)

Anna Germoni

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Sul processo per la presunta trattativa fra Stato e mafia potrebbe arrivare un colpo di scena dalla corte di Cassazione. Il legale di Giuseppe De Donno, l’ex ufficiale del Ros, fra gli imputati del processo Stato-mafia, ha chiesto infatti la ricusazione di Piergiorgio Morosini, il giudice, sostenendo che in numerose interviste e anche come autore del libro Attentato alla giustizia, uscito nel 2011, avrebbe più volte manifestato la sua opinione sull’esistenza di contatti illeciti fra Stato e mafia, cioè sul tema che deve giudicare.

La Corte d’appello di Palermo ha respinto la ricusazione. Ma ora la parola sul caso è passata alla Cassazione, che dovrà pronunciarsi presumibilmente prima dela prossima udienza prevista per il 27 maggio.

Morosini, dal 25 luglio 2012 giudice per l’udienza preliminare al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, il 7 marzo ha rinviato a giudizio dieci imputati fra cui uomini dello Stato e capimafia. E in effetti, per mesi, ha partecipato a convegni, dibattiti e conferenze organizzati dalle parti civili; a volte sedendo accanto a magistrati della pubblica accusa. E tutto questo mentre il processo era ed è ancora in corso.
Il 4 settembre 2012 Morosini interviene come relatore al convegno palermitano “Carlo Alberto Dalla Chiesa: mafia e politica, una scia di sangue lunga 30 anni”, organizzato dal Centro studi Pio La Torre. Lo stesso Centro diventerà in seguito una delle parti civili del processo trattativa Stato-mafia, proprio per decisione dello stesso Morosini. Fra i partecipanti al convegno ci sono il magistrato Alfonso Giordano, Nando Dalla Chiesa. E Leoluca Orlando, anch’egli futura parte civile in qualità di sindaco del Comune di Palermo nello stesso processo; e Vito Lo Monaco, presidente del Centro Studi Pio La Torre. Negli interventi per la commemorazione dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, di sua moglie e dell’ autista, Domenico Russo, aleggia però sempre l’ombra della “trattativa”. Quell’ipotesi dei magistrati palermitani sul patto fra istituzioni e Cosa nostra mediante l’input di politici, ancora tutto da dimostrare di fronte alla Corte d’Assise il 27 maggio prossimo, imperversa per tutta la durata del convegno. Il sindaco di Palermo chiede, «chi ha preso oggi il posto della corrente andreottiana e quali modalità caratterizzano oggi una mafia che assume il volto dello Stato e uno Stato che assume il volto della mafia?».

E Morosini parlando di quell’eccidio afferma: «Eppure l’epilogo del percorso umano e professionale del generale Dalla Chiesa propone questioni attuali. Questioni relative alla qualità della nostra democrazia, alla sua fragilità, alle “alleanze nell’ombra” tra crimine  organizzato e segmenti del mondo istituzionale, alla ramificazione della mafia in ogni angolo del paese…si tratta forse di un copione già visto e destinato a riproporsi? Parrebbe di sì ».
Poi citando un articolo di Attilio Bolzoni su Repubblica  del 22 luglio 2010, dice: «Secondo il giornalista, in quegli anni “un pezzo dello Stato” si sarebbe nascosto dietro Cosa Nostra per scatenarsi verso “un altro pezzo dello Stato”. Così l’uccisione di Dalla Chiesa sarebbe l’ennesimo capitolo di una “guerra” in cui “uno Stato” era alleato con Riina e i suoi accoliti. Una alleanza destinata a protrarsi nel tempo. A parere di taluno addirittura sino alla strage di via D’Amelio».
L’articolo di Repubblica caldeggia in pieno l’ipotesi della trattativa Stato-mafia, sostenuta dai magistrati siciliani. Perché il giudice, chiamato a pronunciarsi se rinviare a giudizio boss e uomini delle istituzioni, decide di citare in pubblico proprio quell’articolo che sostiene in pieno il teorema accusatorio?
Nel frattempo il 29 ottobre  2012 si celebra la prima udienza preliminare del processo sulla trattativa. Il giorno dopo, a Palermo, il giudice Morosini è accanto all’europarlamentare Sonia Alfano, che come presidente della commissione parlamentare antimafia di Strasburgo organizza un’audizione proprio nel capoluogo siciliano: partecipano magistrati e forze dell’ordine impegnati nel contrasto alla criminalità organizzata. Accanto alla Alfano, che è anche leader dell’Associazione nazionale familiari vittime di mafia, che diventerà futura parte civile nel processo per decisione dello stesso Morosini, siedono l’allora procuratore generale della Corte d’appello di Caltanissetta, Roberto Scarpinato; il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo,  che aveva vistato la richiesta di rinvio a giudizio dell’inchiesta sulla trattativa; il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvi; Angelo Cavallo, della procura di Messina; e Ignazio De Francisci, avvocato generale dello Stato, ed ex procuratore aggiunto a Palermo. Messineo parla approfonditamente dell’inchiesta in corso sulla trattativa preannunciando anche la volontà di far acquisire le dichiarazioni di un testimone agli atti del processo Stato-mafia. Dopo alcuni interventi, la parola passa a Morosini. Il tema che affronta è quello dei rapporti fra gruppi criminali e istituzioni. Uno dei passaggi più importanti della sua relazione è questo: «Ci sono molte sentenze definitive nella magistratura italiana che attestano un dato ormai incontestabile, cioè che la longevità di certi gruppi criminali italiani, parlo di Cosa nostra, di gruppi camorristici o di gruppi della ‘ndrangheta, la longevità, la capacità di inserirsi nei mercati illegali ma anche legali. La loro capacità di ottenere l’impunità dipende, è dipesa dai rapporti continui con segmenti delle istituzioni. Ciò è avvenuto attraverso patti, accordi, o attraverso fortissime manovre intimidatorie».
E ancora: «Ci sono stati verdetti giudiziari divenuti irrevocabili che hanno sancito la matrice politico-mafiosa di quei assassini, ma in realtà non dobbiamo anche dimenticare il fatto che alla fine per questi delitti hanno pagato sinora solo gli esecutori materiali, con pagine ancora quindi da chiarire sotto questo aspetto. Quindi attraverso manovre intimidatorie si è fatto pressione ma soprattutto attraverso patti ».
Il suo pensiero appare ancora più chiaro quando precisa: «Ci sono due registri di collegamento fra clan e circuito politico-istituzionale. Questi due registri dipendono dalla stabilità istituzionale del nostro paese.  Nei forti momenti di stabilità istituzionale si registrano tentativi di conclusione di patti segreti con esponenti del mondo politico ma del mondo delle istituzioni direi tout court.  Non dobbiamo dimenticarci che ci sono sentenze definitive di condanna per concorso esterno nei confronti di alti vertici della Polizia, ci sono in corso indagini da parte della magistratura calabrese, della magistratura campana, della magistratura siciliana su esponenti importanti delle forze dell’ordine».
Il 19 gennaio 2013 Morosini è relatore a una conferenza organizzata dall’Università di Urbino e dal movimento antimafia delle «agende rosse» (un’altra parte civile nel processo di Palermo sulla trattativa). Il titolo è “Mafia e antimafia, da Paolo Borsellino ai giorni nostri”. Il giudice interviene insieme al suo concittadino, Alessandro Bondi, docente di diritto penale; a Giuseppe Giordano, ex ispettore della Dia e al giornalista  Pino Finocchiaro. Durante il dibattito si parla anche del processo in corso. E’ lo stesso cronista di Rai News24 a  dire di voler fare « un’invasione di campo sulla trattativa» chiedendo al pubblico di partecipare con domande. «Chi ha deciso» racconta il cronista «che Paolo Borsellino era sacrificabile e il ministro Calogero Mannino no? La cupola di Cosa nostra non l’ha mai deciso. Lo ha deciso un’altra cupola! ».  Morosini, avrebbe potuto alzarsi o fermare l’intervento del giornalista. E invece nulla. Dopo cinque giorni il magistrato è di nuovo nell’aula bunker di Palermo per la fase dibattimentale del processo.  L’atto finale arriva il 7 marzo con la firma a rinvio a giudizio di tutti gli imputati.

Sotto, i file audio degli interventi.


1) Convegno del 4 settembre 2012 su Dalla Chiesa, locandina più file audio:

http://www.piolatorre.it/news/read-art.asp?id=402

2) Audizione Commissione europea, Palermo, 30 ottobre 2012, file audio:

http://www.radioradicale.it/scheda/364332/commissione-crim-del-parlamento-europeo-audizione-di-magistrati-esponenti-delle-forze-dellordine-esponenti

3) convegno ad Urbino, 19 gennaio 2013, file audio:

Intervento di Morosini

intervento Pino Finocchiaro, dopo il minuto 19.00 parla di processo Stato-mafia

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