Trattativa Stato-Mafia: Il generale Mario Mori a Ballarò

"Barattare non significa trattare. Ho avuto il coraggio di andare a casa di Ciancimimo quando tutti erano nascosti sotto le scrivanie"

Il generale Mario Mori – Credits: Ansa/Stringer

Redazione

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Nella puntata di questa sera, martedì 2 dicembre 2014, di Ballarò, il talk show politico condotto da Massimo Giannini, andrà in onda un'intervista al Generale Mario Mori.

L'ex comandante del ROS, rinviato a giudizio sul Processo Stato-mafia, ha risposto all’inviata di Ballarò Eva Giovannini.

Di seguito una trascrizione di un estratto dell'intervista.

“La trattativa c'è sempre stata," ha detto Mori - trattativa, tra virgolette, a vari livelli: quella dell'ufficiale di polizia giudiziaria è un tipo di trattativa, poi c'è quella politica. Se ho mai ricevuto l’ordine di trattare? No, nessuno me l'ha mai chiesto. Se lo avessero chiesto li mettevo ai ferri”.

“Ricordando quando prese la macchina e andò a Piazza Navona a casa di Ciancimino, il generale Mori afferma “io ero la Polizia Giudiziaria che stava facendo operazioni antimafia e quello era un mio compito. Io avevo il coraggio di andarci, nessun altro aveva il coraggio, erano tutti nascosti sotto alle scrivanie in quel periodo. Quella fatta con Ciancimino è una trattativa, pero è una trattativa consentita dalla norma”.


“Vito Calogero Ciancimino era il personaggio più debole, sul suo capo si stavano addensando una serie di procedimenti che lo avrebbero portato sicuramente in galera, quindi era debole. Ci poteva dare qualche spunto e barattare, secondo lui, questo con un trattamento migliore”.


“Il ragionamento non era ingenuo – spiega Mori - era chiaro che questo avrebbe poi corrisposto da parte dello Stato a un atto di riconoscimento, come tutti i pentiti, perché il presupposto era che Ciancimino le cose le doveva dire poi al magistrato. Non ho avvertito subito la Procura perchè era retta dal Procuratore Giammanco con cui io non avevo rapporti e non lo ritenevo corretto con le istituzioni”.

“Barattare non significa trattare, Per esempio, lei è il mafioso, io le faccio una domanda, e lei mi dice: «Te lo posso dire però se mi dai questo». Io lo valuto e dico «No, non te lo posso dare» oppure «Sì te lo posso dare». Questo è il modo previsto dal 202 del codice di procedura penale che consente all'ufficiale di polizia giudiziaria di trattare con le fonti. E io a questo mi sono attenuto, art 202 c.pp, questo, una volta per tutte, deve essere chiaro perché
molta gente, suoi colleghi e qualche magistrato ci rigira sopra. Quando Ciancimino, che non credevo sarebbe mai arrivato a tanto, disse: «Io ho parlato con quelli (i corleonesi, ndr), cosa mi offrite?»,Io fui preso di sorpresa, e ho detto »Semplicissimo, si consegnino i vari Riina e Provenzano, e noi tratteremo bene le loro famiglie». Ricordo che quando gli feci questa affermazione lui che era seduto su una poltrona, schizzò sulla sedia come una palla, e mi
guardò con gli occhi sbarrati, e disse «Lei è matto, vuol far morire me e poi vuol morire lei».

Contestualmente alla messa in onda di questa parte di intervista, saranno pubblicate sul sito di Ballarò anche altri capitoli:

IL COVO DI RIINA

IL SID E LA P2

PROVENZANO

IL SISDE E IL PROTOCOLLO FARFALLA

Su Lookoutnews, invece, lo speciale  “Gli anni del ROS. Storia del reparto speciale dei Carabinieri." Si tratta del video-racconto della lotta alla criminalità dei carabinieri del ROS nelle parole del Generale Mario Mori.
In questo video la prima parte:



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