Cronaca

Traffico di materiale bellico tra Italia e Iran. Sei arresti

Sgominata a Como un'organizzazione che smerciava altissima tecnologia nei teatri di guerra. Riccardo Scuderi della Guardia di Finanza racconta l'indagine

Nadia Francalacci

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Firenze, Padova, Torino. È in quest’area del Centro e Nord Italia che l’organizzazione criminale sgominata questa mattina dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como, recuperava, selezionava e spediva in Iran, macchinari di altissima tecnologia per scopi bellici.

Una triangolazione "pericolosa" sul territorio italiano che era diventata ormai da anni, la "base operativa" per cinque iraniani e un cittadino italiano che avevano il compito di approvvigionarsi in Europa di tecnologia da impiegare nei conflitti in Oriente.

Al vertice, ma solo apparentemente, dell’organizzazione criminale, il cittadino italiano che aveva il ruolo di prestanome dell’organizzazione. A svolgere, invece, materialmente le trattative per il recupero dei materiali “dual use”, erano i cinque iraniani. Ma che cosa veniva inviato in Iran?

"L’organizzazione presente in Italia spediva macchinari per la fabbricazione di tubi in acciaio da utilizzare come potenziale materiale missilistico" spiega a Panorama.it il tenente colonnello Riccardo Scuderi, comandante Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Como "ma anche “noc-base station, ovvero apparecchiature idonee, previa modifica, a creare una rete di collegamento sicura e a banda larga per scopi militari, nonché di motori e componenti di aeromobili ed elicotteri”.

Le indagini, iniziate alla fine del 2012 dopo che la Finanza aveva registrato movimenti sospetti di questi soggetti nel territorio di Como, hanno permesso di ricostruire l’intera rete dell’organizzazione, ricostruendo i canali, sia nazionali che internazionali dell’approvvigionamento finanziario, oltre alla movimentazione, stoccaggio e spedizione di questi materiali e tecnologie.

La noc-base station, in particolare, è una tra le tecnologie più avanzate utilizzate per scopi militari – continua il comandante Scuderi- i pezzi venivano recuperati una parte in Italia e un’altra parte fatta arrivare nel nostro Paese prima di essere spediti in Medio Oriente. Questi noc-base hanno la capacità, dopo essere stati modificati, di garantire una copertura estremamente sicura nelle guerre”.

Poi il comandante conclude: “Questi soggetti non vivevano abitualmente in Italia ma avevano come punto di riferimento proprio le città di Padova, Firenze e Torino dove avevano degli appartamenti non particolarmente lussuosi ma un tenore di vita abbastanza alto, proprio grazie al commercio di queste tecnologie belliche”.

I reati contestati ai sei componenti dell’organizzazione sono di associazione per delinquere alla violazione delle disposizioni comunitarie inerenti le misure restrittive nei confronti dell’Iran, nonché della normativa sul controllo dell’esportazione, importazione e transito di materiale di armamento, il tutto caratterizzato dall’aggravante della transnazionalità.

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