È morto Tettamanzi: storia e vita del cardinale "degli ultimi"

Si è spento all'età di 83 anni il successore di Carlo Maria Martini. Etichettato come "catto-comunista" , lascia un'importante eredità pastorale

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Il cardinale Dionigi Tettamanzi - 2010 – Credits: PATRICK HERTZOG/AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

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Giovanni Paolo II nel 2002 gli affidò il difficile compito di ereditare la cattedra di Milano presieduta per una ventina d'anni dal cardinale gesuita Carlo Maria Martini.

Compito gravoso, sfida apparentemente impossibile che il cardinale Dionigi Tettamanzi – scomparso il 5 agosto all'età di 83 anni dopo una lunga malattia – ha saputo portare a termine con grande passione pastorale vicino alle gente, alle famiglie, ai carcerati, agli immigrati, ai nomadi nei 9 anni vissuti alla guida della diocesi milanese, la più grande d'Europa, tra le più popolose al mondo.

 


Cosa ha fatto

Malgrado la vasta e consolidata popolarità acquisita dal predecessore Carlo Maria Martini, il grande studioso della Bibbia è stato capace di dialogare con tutti, credenti e non credenti, con appelli, omelie, iniziative pastorali inedite e a tratti controcorrente.

Basti pensare all'istituzione della simbolica "Cattedra dei non credenti" e le seguitissime letture bibliche intervallate da meditazioni e “ascolto” del silenzio, alcune delle intuizioni martiniane apprezzate non solo da cattolici, ma anche da fedeli di altre religioni, seguaci di altre confessioni cristiane, atei, al punto che un personaggio notoriamente poco tenero con le istituzioni ecclesiali come il giornalista Giorgio Bocca era solito dire che avrebbe certamente iscritto un suo figlio ai corsi di religione cattolica nelle scuole pubbliche se l'insegnante fosse stato il cardinale Martini.

Tettamanzi, dunque, quando gli viene affidata la guida della diocesi di Milano – dopo aver svolto anni di servizio pastorale come vescovo di Ancona, segretario generale della Conferenza episcopale italiane, di cui sarà in seguito anche vice presidente, e vescovo di Genova – sa che papa Wojtyla gli ha affidato la cattedra ambrosiana proprio col compito primario di guidare una arcidiocesi fortemente legata al predecessore, ma che ha bisogno di una fisiologica rottura col passato.

Tettamanzi obbedisce senza battere ciglio e senza farsi intimorire dalle attese, forte della sua lunga esperienza pastorale maturata in grande e piccole diocesi e ai vertici della Cei, il “parlamentino” dei vescovi italiani dove si è sempre contraddistinto per il suo modo di operare bonario, non da grande manager ecclesiale, ma da pastore di stampo giovanneo (di Giovanni XXIII, che in seguito sarà beato e santo della Chiesa cattolica, ha anche una certa somiglianza nei tratti somatici e nel modo di porsi, sempre attento all'ascolto, sempre pronto a dare consigli e ad infondere coraggio).

Cosa ci lascia

Non solo. La forza di Tettamanzi si manifesta anche e soprattutto nella sua profonda formazione culturale che ha nella morale cattolica e nella bioetica i suoi tratti caratterizzanti, al punto che lo stesso papa Wojtyla e successivamente anche Benedetto XVI ebbero in lui un sicuro punto di riferimento ed un consulente sempre disponibile e attento.

Come il cardinale Carlo Maria Martini, anche il suo successore lascia una importante eredità pastorale a cui – è doveroso ricordarlo – hanno già ampiamente fatto riferimento il cardinale Angelo Scola – suo successore – e l'attuale arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

Eredità fatta di azioni concrete con le ripetute visite ai carcerati di San Vittore, con gli appelli in favore delle comunità degli immigrati islamici, specialmente per perorare la loro causa ad avere luoghi di preghiera.

Appelli che non di rado gli attirarono i fulmini di esponenti politici della Lega – ma anche del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga - che in non poche occasioni lo etichettarono come cardinale catto-comunista, vescovo di sinistra.

Apprezzamenti ai quali Tettamanzi “rispose” senza polemiche, ma intensificando la sua azione pastorale per bisognosi ed ultimi, a partire dai nuclei familiari in difficoltà, istituendo, tra l'altro, il Fondo Famiglia e Lavoro. Iniziativa che ben presto fu presa a modello da tante altre diocesi.

Perché è stato importante

Altro tratto caratterizzante di Dionigi Tettamanzi, la forza legata alle sua origini brianzole, dove era nato a Renate il 14 marzo 1934. Forza e determinazione che non lo hanno mai abbandonato, nemmeno quando ha dovuto arrendersi ad da una grave malattia, senza tuttavia impedirgli di celebrare la Messa ogni giorno e di lavorare fino alo scorso Natale, poco prima del ricovero al San Raffaele di Milano.

L'ultima uscita pubblica, il 25 marzo scorso, in occasione della visita pastorale a Milano di papa Francesco, col quale il cardinale si incontrò nel Duomo pur costretto ad essere trasportato sulla sedia a rotelle. Papa Bergoglio – forse immaginando che non lo avrebbe più incontrato – lo abbracciò lungamente da fratello a fratello, scambiando con lui affettuose parole di ringraziamento “per il prezioso servizio reso alla Chiesa”.

Tettamanzi si era da diversi anni ritirato a vita privata nella Villa Sacro Cuore di Triuggio, dove ha continuato a portare avanti i suoi studi di teologia, di morale e di bioetica. Ma tenendo sempre accesa la sua sollecitudine pastorale per gli "ultimi", attento ai problemi della casa e del lavoro, della povertà e delle minoranze, senza risparmiare critiche alle amministrazioni di centrodestra a Palazzo Marino e alla Regione.  

Indimenticabile la sua visita al campo rom di via Triboniano, a Natale del 2010, e il giro nei campi profughi in Palestina, nel 2009. Nel 2005, nel Conclave che avrebbe scelto il cardinale Joseph Ratzinger (Benedetto XVI) a succedere a Giovanni Paolo II, fu tra i porporati considerati “papabili”.

Non esitò un solo istante a mettersi subito al servizio di papa Ratzinger, il quale quando nel marzo 2009, per raggiunti limiti d'età presentò le dimissioni di arcivescovo di Milano, gli prorogò il mandato episcopale per altri due anni, fino al 2011, l'anno dell'avvento di Angelo Scola.

Tettamanzi lascia un vuoto nel solo a Milano ma in tutta la Chiesa cattolica. I diocesani che tanto lo amarono da oggi potranno onorarlo nella camera ardente allestita nella Villa di Triuggio, in attesa dei solenni funerali in Duomo.

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