Terrorismo: l'allarme degli 007 italiani

I servizi segreti temono nuovi attentati da parte degli anarco-insurrezionalisti. Il Fai: "Sono loro i veri terroristi"

Gli anarchici minacciano sicurezza del Paese

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Nadia Francalacci

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Gli anarco-insurrezionalisti minacciano la sicurezza nel nostro Paese. Secondo la Relazione annuale consegnata dall’intelligence italiana al Parlamento, i gruppi anarco-insurrezionalisti starebbero pianificando numerosi attentati convenzionali, quindi attraverso l’utilizzo di materiali esplosivi, alcuni dei quali poterebbero tradursi in azioni “spettacolari”.

“La minaccia anarco-insurrezionalista rimane estesa e multiforme, in grado di tradursi in una gamma di interventi che può comprendere anche attentati spettacolari”. Sono queste infatti le parole utilizzate dagli analisti dell’intelligence che hanno redatto la relazione.

Al fianco delle frange anarco-insurrezionaliste, la sicurezza del nostro Paese potrebbe essere messa a repentaglio anche da attentati o disordini legati all'innalzamento delle tensioni sociali con l’intensificazione delle contestazioni ad esponenti di governo, politica e sindacati e dal cybercrime che, secondo l’intelligence,  può produrre più danni degli attacchi convenzionali.

Ma sarebbe stato il ferimento dell'ad dell'Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi ad aver segnato, secondo la relazione degli 007, l'innalzamento del livello della minaccia portata avanti dagli anarco-insurrezionalisti italiani ed europei. Non solo, l'attuale situazione economica verrebbe vista in quegli ambienti come "potenzialmente favorevole" al progetto che vede come unica soluzione "l'azione diretta".

“Sarebbe opportuno ricordare la strage di Piazza Fontana e analizzare gli attentati della storia recente per ritrovare le tracce di una matrice certamente non riconducibile agli anarchici bensì agli stessi autori della relazione presentata in Parlamento - dichiara a Panorama.it, Emilio Penna, Commissione di corrispondenza della Fai, Federazione Anarchica Italiana- una matrice che non ha esitato in passato ad insinuarsi in momenti delicati e di tensione politica ed economica”.

La Federazione Anarchica Italiana, dunque, “rimanda al mittente” le minacce alla sicurezza nazionale

“Dalla Relazione emerge in modo incontrovertibile che l’intelligence italiana vuole criminalizzare una parte dei settori sociali- conclude Emilio Penna – i quali conducono una sola lotta quella sociale e culturale e non certamente quella violenta degli attentati”.      

Ma sempre secondo il documento tra gli anarchici si registrerebbero appelli ed esortazioni a "superare le esitazioni" e mettere in atto "interventi conflittuali" che puntino al "sovvertimento del sistema".

Ma quali sarebbero i possibili "obiettivi" degli anarco-insurrezionalisti? I poteri economico-finanziari, le forze dell'ordine e le forze armate, le lotte ambientaliste, l'opposizione al 'dominio tecnologico', gli autori delle riforme del welfare e del lavoro.

Preoccupa poi la crisi economica. Nella relazione c’è un’analisi di come una parte della popolazione potrebbe dare vita ad una sorta di “rivoluzione”. “Il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali- affermano gli 007- ha contribuito a contenere le tensioni che sono andare accumulandosi in diversi ambiti, dalla protesta: dagli autotrasportatori in Sicilia alla campagna contro Equitalia, dalla Tav alla scuola”.

Adesso invece le preoccupazioni dei servizi sono concentrate sulla mancanza, l’assenza di segnali di un'inversione del ciclo congiunturale e l'incremento delle difficoltà economiche ed occupazionali. Nello stesso modo anche il susseguirsi di crisi aziendali potrebbero minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la “spontaneità rivendicativa” ed innalzare la tensione sociale, offrendo “nuove opportunità ai gruppi dell'antagonismo per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità".

Infine, nella Relazione viene richiamata l’attenzione al cybercrime, definita dagli stessi 007 una “minaccia complessa, impalpabile e pervasiva, capace di produrre ricadute peggiori di quelle ipotizzabili a seguito di attacchi convenzionali" e di incidere sull'esercizio delle libertà essenziali per il sistema democratico.

Questa è stata definita dall'intelligence "la sfida più impegnativa per il Paese" perché il cybercrime potrebbe mettere a repentaglio i sistemi complessi e strutturati dello Stato ma anche gli smartphone dei singoli cittadini.

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