Donna Radar
Cronaca

Terrorismo: la storia del Capitano Maria Laura, donna radar

È lei a difendere i nostri cieli da possibili "velivoli zombie", sospetti di essere armi in mano a terroristi. Qui come lavora, opera e decide

Passare ore e ore a scrutare il cielo con gli occhi elettronici, vigilando per scorgere ogni minimo segnale anomalo, quello che potrebbe indicare la presenza di un cosiddetto velivolo zombie, in gergo un mezzo che si comporta in modo sospetto, un possibile aereo civile usato da terroristi come arma micidiale.

È un lavoro delicato quello di Maria Laura, 30 anni, di origini campane, che di professione fa la "guida caccia" o "donna radar". È lei che dà l'allarme e "apre la caccia" in caso di avvistamento di potenziali minacce, facendo scattare, se necessario, il cosiddetto scramble, l'ordine di decollo immediato agli Eurofighter Typhoon dell'Aeronautica militare italiana.

Un lavoro di enorme responsabilità, reso ancora più delicato per il rischio terrorismo, che negli ultimi 20 anni è mutato radicalmente: "Lo scenario rispetto al periodo della Guerra Fredda è molto differente e in particolare dopo l'11 settembre 2001, con gli attacchi alle Torri Gemelle, il terrorismo ha cambiato tutto: oggi le minacce sono asimmetriche, non più solo militari, con il pericolo che un mezzo civile possa trasformarsi in un'arma terroristica e dunque possa colpire i civili" spiega a Panorama.it il Capitano Maria Laura.

CACCIA IN AZIONE

I caccia italiani in azione a difesa dei cieli da possibili "velivoli zombie", sospetti di essere armi in mano a terroristi – Credits: @AeronauticaMilitareItaliana

Professione "donna-radar"

Nata in Campania, entrata nell'Accademia Aeronautica a Pozzuoli, Maria Laura è prima diventata una "donna radar", di stanza al COA, il Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara), ovvero il "cervello" del sistema di Difesa Aerea italiano, che lavora sotto stretto coordinamento NATO, dunque con il Combined Air Operations Center a Torrejon, in Spagna.

Poi ha iniziato a lavorare come "guida caccia" direttamente a bordo di un velivolo CAEW (Cmformal Airbone Early Warning), in dotazione all'Aeronautica Militare, che funge da radar volante. Le sue giornate sono intense e le parole d'ordine sono addestramento, competenza e una buona dose di sangue freddo: solo così si possono passare ore a osservare la cosiddetta "terza dimensione", il cielo, tenendo sotto controllo il traffico aereo e accertandosi che tutto si svolga in modo regolare, secondo rotte prestabilite.

Poi, però, al primo segnale anomalo, ecco che occorre reagire con prontezza: "La rapidità è fondamentale - spiega il Capitano dell'Aeronautica Militare - Quando scatta l'allarme, tutto avviene in una manciata di minuti, a volte di secondi". Come quando a Maria Laura è capitato di dare il suo primo scramble, l'ordine di decollo ai caccia intercettori. "Me lo ricordo bene: era un turno di notte e con i colleghi ci siamo accorti che un velivolo straniero costeggiava lo spazio aereo italiano, vicino alla Sicilia, senza fornire il codice identificativo previsto dalle norme. Avevamo solo la sua traccia radar, ma non sapevamo di cosa si trattasse, così abbiamo dato subito lo scramble e i caccia sono decollati dalla base di Trapani, la più vicina. Loro, in posizione di "scorta", hanno poi identificato visivamente l'aereo, che ha continuato per la sua rotta, man mano allontanandosi dallo spazio aereo nazionale" .

Fortunatamente non è stato necessario passare allo step successivo: a volte si rende necessario scortare il velivolo sospetto fuori dallo spazio aereo nazionale o persino procedere a un atterraggio precauzionale d'emergenza del velivolo zombie. È in questi casi che scatta una vera task force anti-terrorismo che coinvolge anche altri soggetti della Difesa e della Pubblica sicurezza.

Vigilanza anti-terrorismo rafforzata

In media ogni anno si registrano una ventina di attivazioni reali, ovvero di operazioni di identificazione di velivoli sospetti, senza che la popolazione ne sia a conoscenza. Nel 2016 sono state 23, mentre l'ultima in ordine di tempo risale a metà ottobre, quando per qualche istante si è temuto il dirottamento di un aereo. Due Eurofighter italiani si sono alzati in volo dalla base di Gioia Tauro (Bari) per intercettare un Falcon 20 egiziano: si è poi chiarito che il velivolo, partito Dal Cairo e diretto a Roma Ciampino, aveva perso i contatti con gli enti di controllo del traffico aereo per un problema tecnico.

Spesso l'allarme scatta, infatti, per voli che non rispettano la rotta pianificata o viaggiano in assenza prolungata di contatti radio, oppure per velivoli che attraversano lo spazio aereo nazionale senza autorizzazione. Ma non sono esclusi casi di mezzi per i quali può essere stata segnalata la presenza di un presunto ordigno a bordo o di un potenziale dirottatore, come accaduto proprio due mesi fa.

Droni, velivoli zombie e scramble

Alle normali attività quotidiane, si aggiungono quelle in occasione di particolari grandi eventi, come il Giubileo della Misericordia a Roma, per il quale sono state scattate misure di protezione ad hoc. Lo spazio aereo italiano viene controllato 365 giorni all'anno, 24 ore su 24, grazie ad una copertura radar che interessa tutto il paese. L'ordine di scramble fa sì che una coppia di Eurofighter Typhoon, sempre pronti, si alzi in volo da una tra le basi aeree di Grosseto, Gioia del Colle, Trapani e Treviso-Istrana. Qui i velivoli si trovano in hangar corazzati nelle immediate vicinanze della palazzina dei piloti e degli specialisti, e a poche decine di metri dalla pista di volo, in modo da permettere di entrare in azione in tempi rapidissimi. Al suono della sirena e dopo rullaggio e decollo, i piloti ricevono dai controlli della Difesa Aerea, come Maria Laura, le prime informazioni sulla missione.

È proprio la "donna radar", o i suoi colleghi in turno, a dare le indicazioni per intercettare il velivolo zombie nel minor tempo possibile e a prendere le decisioni necessarie a non interferire con il normale traffico aereo civile.

Il boato supersonico

La velocità con la quale i caccia intercettano le potenziali minacce è massima, tanto che in particolari condizioni è autorizzata quella "supersonica", che causa il cosiddetto bang, il boato avvertito anche dalla popolazione a terra, che talvolta in orari e particolari condizioni meteorologiche può allarmare perché scambiato per una scossa di terremoto, come accaduto a gennaio del 2015: nella zona tra Emilia e Toscana un aereo, proveniente dalla Turchia e diretto in Svizzera, non era riuscito a mettersi in contatto con gli enti di controllo del traffico aereo italiano per motivi tecnici. .

Come si diventa "donna radar"

"Io ho scelto di entrare in Aeronautica Militare dieci anni fa, ma non sapevo esattamente che sarei arrivata ad essere scelta per questo compito delicatissimo. Si tratta certo di qualcosa di molto ambito, soprattutto per me che sono una donna" spiega la "guida caccia" italiana. Maria Laura non è comunque l'unica presenza femminile: in tutto sono una decina. Lei e Nevia, aviere SODT, a protezione delle Forze aeree, hanno un posto "privilegiato" nel calendario dell'Aeronautica militare 2018: fanno parte dei protagonisti delle 12 storie di vita aeronautica e rappresentano due esempi di donne che lavorano quotidianamente accanto ai colleghi uomini in uniforme.

"Va detto che questo compito, in passato, era già stato affidato ad altre donne ed esattamente alle mogli di piloti dell'aeronautica britannica. A loro si deve la prima esperienza del genere" spiega il Capitano italiano.

La NATO e l'Air policing

Oggi i compiti di cosiddetta Air policing sono gestiti sia a livello NATO che nazionale. Di norma le attività sono coordinate dalla base NATO in Spagna, a Terrajon, che gestisce tutti i vettori dell'area del sud Europa. Quando, però, il velivolo sospetto è civile, la catena di difesa diventa nazionale, dunque a gestione autonoma da parte de Paese "minacciato".

I radar italiani controllano anche lo spazio aereo sloveno, che non ha una propria difesa aerea, e gli Eurofighter italiani volano anche sui cieli del Paese confinante. Lo stesso accade per quelli dell'Albania, la cui sicurezza è garantita dall'Italia insieme alla Grecia, con turni di 15 giorni di copertura ciascuno (ma presto anche la Macedonia si unirà alle forze aeree greche). Gli intercettori italiani e i "guida caccia" operano anche in Islanda e nelle Repubbliche baltiche di Lituania, Estonia e Lettonia, in ambito NATO, proprio perché sprovviste di una Difesa aerea propria.

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