Cronaca

Terrorismo, come fermare un attacco con i droni

Due droni intercettati nel weekend vicino a San Pietro hanno fatto scattare il piano antiterrorismo. L'intervista a Lorenzo Mezzadri, docente a La Sapienza

terrorismo drone

Nadia Francalacci

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Roma ha avuto paura. I due droni che all’alba di sabato e domenica hanno sorvolato il centro storico della Capitale, fino a lambire i confini dello Stato Vaticano, hanno fatto scattare le misure di sicurezza antiterrorismo ma soprattutto innalzare il livello di tensione tra cittadini.

Una tensione che a Roma era già aumentata sensibilmente dopo gli attacchi di Barcellona rivendicati dall'Isis, e che si è ulteriormente acuita dopo le minacce contro il Pontefice e la città, diffuse venerdì scorso su Al-Hayat Media Center, uno dei network ufficiali del Daesh, dal jihadista Abu Jindal.

La minaccia dell'Isis sul Papa e l'Italia

Nel video girato a Marawi, città delle Filippine, Abu Jindal lancia il suo avvertimento: Ricordate questo miscredenti, saremo a Roma”.

Poche ore dopo la sua diffusione, due droni che si alzano in volo in una zona in cui è interdetta ormai da anni, la navigazione aerea per evitare attacchi dal cielo.   

“I droni  sono difficili da intercettare visivamente e di conseguenza  sono altrettanto difficili da fermare”, spiega a Panorama.it, Lorenzo Mezzadri, professore di Psicologia Aeronautica e Aerospaziale, all'Università LA SApienza

Un week end di tensione

In sostanza, impedire  un attacco terroristico  quando un drone è in volo,  è estremamente difficoltoso.  I droni intercettati nei cieli della Capitale nello scorso week end sembrano essere stati di tipo commerciale.

Sicuramente lo è quello atterrato, domenica mattina, in un piccolo quadrilatero compreso tra Borgo Pio, Borgo Angelico, Porta Angelica e via del Mascherino, a pochi metri da piazza San Pietro e che gli investigatori hanno ricondotto ad un turista statunitense.

Come funzionano i droni commerciali

“I droni commerciali hanno dimensioni variabili ma sono comunque molto piccoli, con un peso di circa 1,5-2 chilogrammi e una velocità che può raggiungere circa 80 km/h -  precisa il professor Mezzadri –  dunque sono molto veloci e per questo anche difficili da vedere quando sono in volo”.

Come fermare i droni in volo

Ma possono essere fermati? In che modo e in quanto tempo?

 “Esistono due tipologie di interventi, entrambi sono basati sul disturbo delle frequenze radio. Il primo è attraverso l’utilizzo di uno strumento simile da un fucile- prosegue Mezzadri- che non possiede proiettili ma antenne direzionali  in grado di disturbare le frequenze dell’apparecchio”

“In questo caso, il drone viene “catturato” dopo avergli sparato, premendo un grilletto, delle frequenze che gli impediscono di continuare il volo e lo costringono ad atterrare”.

 In sostanza, viene preso il comando del drone. Le frequenze emesse dal fucile interrompono il piano di volo che è stato programmato precedentemente sull’apparecchio oppure le onde radio che vengono tramesse dal radiocomando, in tempo reale, al piccolo velivolo. Ma il punto debole di questa tipologia di difesa è quello che occorre intercettare visivamente il drone, cosa non affatto semplice.

La cupola che fa impazzire il drone

“La seconda tipologia di difesa è la creazione di una cupola virtuale che disturba il segnale Gps, attraverso l’istallazione di più antenne. Questo metodo è estremamente efficace, rispetto al precedente  ma non è facilmente applicabile su un lungo periodo”.

“Il segnale Gps attraverso queste antenne verrebbe completamente “sfalzato” fino a far impazzire il drone- prosegue Mezzadri- nello specifico, l’apparecchio che riceve le onde radio direttamente dai satelliti “perde” improvvisamente  l’orientamento in quanto gli vengono trasmesse coordinate completamente diverse. Semplificando molto il concetto, il drone che è convinto di sorvolare il centro di Roma, non appena entra nella “cupola”, si ritrova improvvisamente con delle coordinate del Kenya o di un qualsiasi altro punto del globo e non è più in grado di capire dove deve andare e quindi precipita”.

L’istallazione di una “cupola” che disturba il segnale Gps manderebbe in tilt non solo i droni ma anche telefonini e navigatori satellitari. Quindi il suo utilizzo  è estremamente raro e solo in aree circoscritte e per brevi periodi.

I droni trasportano poco esplosivo

Ma quanto può essere distruttivo un attacco terroristico condotto con un drone o più droni? “Un drone commerciale non può portare più di qualche centinaio di grammi di esplosivo quindi non ha un grosso potenziale distruttivo ma sicuramente un elevato potenziale dimostrativo- prosegue-  immaginiamo una piccola esplosione in un luogo affollato. Questa darebbe origine ad un effetto come quello che si è verificato in piazza a Torino durante la proiezione sul maxi schermo della partita della Juventus”.

Il piano di volo può essere programmato

“Inoltre, dobbiamo tenere ben presente che un drone può essere radiocomandato fino ad una distanza di 2 o 3 chilometri ma può essere anche programmato il suo piano di volo in modo da renderlo un robot completamente autonomo- conclude Mezzadri- se poi consideriamo la velocità e la potenza di una batteria che dura circa una decina di minuti, il drone può percorre in autonomia dai 10 ai 13 chilometri e quindi potrebbe essere “armato” da qualsiasi terrazza, hotel o luogo a questa distanza dal suo obiettivo finale”.

Vigilanza el massimo anche in Vaticano

Ma al di là dell’ultimo video del Daesh e dei droni di questo week end, l'eventualità che un attentato possa colpire il nostro Paese, e in particolare Roma o il Vaticano, ha spinto da tempo ad una vigilanza massima. Stessa cosa anche per lo Stato Vaticano.

Il comandante delle Guardie Svizzere, Christoph Graf, ha detto che anche il piccolo contingente a servizio del Pontefice ha modificato già da alcuni anni l’addestramento militare ed "è pronto ad affrontare qualsiasi evento".  Poi  Graf si è lasciato andare anche ad un altro commento: "Forse è solo una questione di tempo prima che un attacco del genere si verifichi a Roma. Ma siamo pronti anche a questo”.            




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