Cronaca

Terrorismo, le nuove strutture dell'Arma dei Carabinieri

I dispositivi antiterrorismo sono stati studiati dopo l'attentato a Charlie Hebdo. Ecco come sono organizzati su tutto il territorio

Il rischio di attentati in Italia è alto. Ad affermarlo è stato il Viminale poche ore dopo l’attentato di Nizza e a distanza di una settimana la situazione non si è certo modificata.

Proprio a seguito dell’ultimo attentato in terra francese, sono stati intensificati ulteriormente i controlli e nell'ultima circolare inviata a prefetti e questori, il Ministro Alfano, ha invitato gli agenti a portare l'arma di ordinanza anche fuori dagli incarichi specifici e dall'orario di servizio.

L’ultimo sanguinario attentato rivendicato dall’Isis in terra francese non ha, però, modificato l’organizzazione già studiata ad hoc dall’Arma dei Carabinieri in caso di attacchi terroristici sul nostro territorio.

L’Arma dei Carabinieri, infatti, analizzando il modus operandi utilizzato dai terroristi negli attentati che si sono verificati in Francia già all’inizio del 2015, ha “riorganizzato” immediatmente i suoi uomini in modo da dare, in caso di attacco, una risposta immediata e adeguata da parte di militari addestrati e presenti in modo capillare su tutto il territorio nazionale.

In sostanza, l’Arma ha creato nuove strutture in grado di dare un supporto immediato agli uomini di pattuglia in caso di terrorismo urbano, e nell’attesa dell’intervento, altamente specializzato, degli uomini del Gis, Gruppo di intervento Speciale.

Panorama.it, a distanza di una settimana dagli eventi di Nizza e dall’intensificazione dei controlli, approfondisce questo aspetto con Andrea Margelletti, Presidente del Cesi, Centro Studi Internazionali che ha realizzato uno studio proprio sui dispositivi antiterrorismo dei Carabinieri.

A seguito degli attacchi a Charlie Hebdo e poi al Bataclan, l’Arma ha studiato le contromosse rispetto alla nuova tipologia di minaccia terroristica rappresentata da miliziani addestrati ed equipaggiati con fucili d’assalto. In che modo?

Sono tre gli aspetti che caratterizzano i nuovi attacchi terroristici e su questi tre, l’Arma dei Carabinieri ha parametrato le nuove modalità di intervento e l'organizzazione dei suoi uomini.
Il primo è caratterizzato proprio dalla presenza di armi da guerra. Oggi i terroristi non attaccano con le pistole ma con i mitra, e dunque serve una risposta adeguata. Il secondo, è dettato dalla necessità di poter contare su una realtà intermedia tra gli uomini superspecializzati dei Gis e quelli della pattuglia. Terzo e ultimo aspetto, non di minore importanza è dettato dal tempo. Negli attacchi terroristici la risposta deve essere immediata e non si può attendere l’arrivo dei Gis dalla loro sede, sul luogo dell’attentato. Occorre, un primo ed immediato intervento "specializzato" che però non può essere fornito dagli uomini delle pattuglie. E' sulla base di queste considerazione che sono nate le API e le SOS.   

Che cosa sono le Aliquote di Primo Intervento e le Squadre Operative di Supporto? E in che cosa si differenziano?
Sono realtà addestrate dal Gis, Gruppo d’Intervento Speciale e dagli uomini del I° Reggimento Paracadutisti "Tuscania". Questi militari appartenenti alle A.P.I. e alle S.O.S. condividono molto dell’addestramento di questi reparti speciali che insegnano loro il combattimento corpo a corpo così come l’utilizzo e le tecniche di impiego delle armi da guerra. Infatti sia le Aliquote di Primo Intervento che le Squadre Operative di Supporto, oltre ad avere un addestramento specifico, sono equipaggiate in modo diverso rispetto agli uomini di pattuglia: hanno le normali pistole di ordinanza ma anche armi da guerra.
La differenza tra le API e le SOS sotto il profilo della preparazione è inesistente: entrambi ricevono lo stesso addestramento, anche se in sedi differenti ma sempre dai Reperti specializzati del Gis e Tuscania. L’unico aspetto che li differenzia è la modalità di utilizzo e la dislocazione.

Appunto, dove sono dislocate le API e le SOS e, soprattutto, da chi dipendono?

Le Aliquote di Primo Intervento sono presenti in 18 capoluoghi di provincia e presidiano il territorio come le pattuglie. Mi spiego. Le API sono composte da 3 o quattro militari a differenza delle pattuglie formate da solo due carabinieri e girano costantemente la città, come abbiamo detto equipaggiati con armi da guerra. In caso di attacco terroristico, sono i primi ad intervenire e a supportare i militari della territoriale in attesa dell’arrivo del Gis. Loro sono alle dirette dipendenze dei Comandi Provinciali. Le SOS, invece, sono composte da 12-24 unità che risiedono presso i Reggimenti e Battaglioni mobili e sono alle dirette dipendenze del Comando Generale. Le Sos coprono non solo i territori dove risiedono ma anche quelli limitrofi. In questo modo l’Arma dei Carabinieri garantisce un controllo maggiore e capillare del territorio e soprattutto una risposta immediata in caso di attacco terroristico.

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