Cronaca

Terremoto nel Chianti: scappare o pregare?

Intensa serie di scosse in Toscana, scuole evacuate e gente in strada: torna il grande incubo della terra che trema. E la nostra indifferenza

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Carmelo Abbate

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La Toscana trema: 30 scosse nelle ultime 24 ore. Alle 11,36 quella più forte, avvertita pure a Firenze, con epicentro localizzato a Montefiridolfi, tra Tavarnelle Val di Pesa e Greve in Chianti. Tanta paura, gente in strada e bambini evacuati dalle scuole. Per il momento i vigili del fuoco non segnalano danni.

Che fare? Rimanere in piazza? Dormire in macchina? Oppure fuggire? Già, ma per andare dove? Domande senza risposta. Oggi è difficile calarsi nel ruolo della commissione grandi rischi e della protezione civile. Che cosa dovrebbe fare oggi la nostra comunità scientifica? Battere il pugno sulla porta degli organi politici per ordinare lo sgombero del Chianti o della Toscana intera? O semplicemente far finta di nulla e lavarsene le mani?

 

Non è facile. Perché nonostante la sentenza della corte d’Appello che ha cancellato una delle pagine giudiziarie più vergognose nella storia d’Italia, ovvero la condanna al carcere in primo grado a carico di 7 scienziati per non aver saputo prevedere il terremoto dell’Aquila, rimane l’onta di un processo che ha portato alla delegittimazione dei nostri studiosi. Condannati ad andare in prigione per omicidio colposo, disastro e lesioni gravi, per aver fornito rassicurazioni alla popolazione aquilana in una riunione avvenuta una settimana prima del sisma del 2009 che ha lasciato tra le macerie 309 morti e 1.600 feriti. Una sentenza che aveva suscitato l’indignazione della comunità accademica del mondo intero, quando perfino i bambini sanno che i terremoti non si possono prevedere.

Che fare allora? Le strade sono due. Fare bene i compiti a casa, quelli che ci chiede quel poco di sale in zucca che ci è rimasto e non una pila di scartoffie di Bruxelles, per poi entrare nelle nostre case e dormire sonni tranquilli nonostante la terra che trema sotto il nostro cuscino. Oppure fuggire per la paura ogni volta per poi fregarcene quanto tutto è finito e abbiamo già altre cose per la testa.

Partiamo da un dato di fatto. L’Italia è un paese con un sistema orografico particolare, due terzi delle regioni sono ad alto rischio sismico, dobbiamo convivere con un sistema vulcanico attivo e il terreno franoso. Il tutto condito con una grande densità demografica. Non stiamo dicendo nulla di nuovo, si tratta di problemi antichi e noti. Soltanto che non è cambiato nulla rispetto agli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, quando il paese è stato vittima di una serie di terremoti che avrebbero dovuto insegnarci qualcosa. Macchè.

La California e il Giappone, tanto per citare due esempi concreti, si trovano nella nostra identica situazione. Solo che da quelle parti sono perfettamente consapevoli di stare seduti sopra una bomba a orologeria. Visto che i terremoti non si possono prevedere, hanno fatto e continuano a fare degli sforzi giganteschi per contenerne le conseguenze attraverso l’adozione di misure speciali nel campo delle costruzioni: cuscinetti alla base degli edifici, acciaio più elastico del normale, pilastri avvolti da una fibra di carbone che li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli armotizzatori dell’auto e vengono disposti tra un piano e l’altro. Morale, una scossa di terremoto di magnitudo 6,3 Richter in questi paesi non fa cadere neppure un cornicione. Una del settimo grado in Giappone provocherebbe una cinquantina di morti, nel nostro Appennino meridionale tra i 5 e gli 11 mila. Con mezzo grado di intensità in più, in una città popolata come Tokyo si conterebbero 400 vittime, in Calabria si potrebbe arrivare a 32 mila. Un terremoto come quello che ha colpito l’Abruzzo, in Giappone non avrebbe avuto risalto sulle prime pagine dei giornali, mentre noi, oltre a morti e feriti, abbiamo raggiunto 100 mila sfollati.

Per tutta risposta, ce ne freghiamo e continuiamo a costruire nelle zone a rischio senza adottare le tecnologie che l’ingegneria ha sviluppato per l’edilizia moderna. E quando sentiamo qualcuno pronunciare la parola fatidica terremoto, gli giriamo le spalle e infiliamo le mani in tasca. 

 

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