Laura Della Pasqua

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"Un provvedimento oltraggioso". Il commento più diplomatico è del presidente dell'Anci, l'Associazione dei comuni italiani, nonché sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli. Il decreto dal titolo ambizioso (Nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici 2016-2017) planato "come un'astronave marziana" sui terremotati, per usare l'espressione colorita di un altro sindaco, rischia di essere qualcosa di più dell'ennesima occasione mancata.

Il pacchetto di misure, che ora approda in Parlamento per la conversione in legge, è l'ennesima aspirina somministrata a un malato grave. Tre erano gli articoli attesi dai Comuni: l'alleggerimento fiscale con la definizione di una "no tax area" per il sostegno alle imprese (ovvero l'esenzione da Irpef, Irap e Ires fino a determinati scaglioni di imponibile), il riconoscimento del danno indiretto e il "superamento delle strozzature della burocrazia" (parole del premier Paolo Gentiloni).

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Ebbene, dei primi due non c'è traccia, nonostante le assicurazioni date dal governo ai Comuni. Quanto all'accelerazione nella consegna degli alloggi di emergenza, il decreto introduce qualche modifica nelle procedure ma con il rischio di creare confusione e quindi altre lentezze.

 

ominciamo da qui. Due le novità: l'abolizione del bando di gara per le urbanizzazioni e la sostituzione, lí dov'è possibile, delle casette di legno con alloggi invenduti acquistati da privati. A prima vista sembra uno snellimento delle procedure, ma non è così. Uno degli ostacoli maggiori all'arrivo delle Sae (le Soluzioni abitative di emergenza) è, secondo quanto più volte dichiarato dai sindaci a Panorama, l'urbanizzazione delle aree.

I lavori finora sono andati a rilento tant'è che su circa 2 mila richieste di casette, ne sono state consegnate solo una quarantina tra Amatrice e Norcia e, nonostante una lotteria per assegnarle, non sono ancora abitate per una serie d'intoppi. Il decreto vorrebbe segnare un cambio di passo, abolendo il sistema delle gare per l'affidamento delle opere di urbanizzazione e consentendo alle regioni colpite dal sisma, Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, di usare una procedura negoziata.

Questa prevede "il sorteggio all'interno dell'Anagrafe antimafia di almeno cinque operatori" che si aggiudicheranno i lavori con il criterio del prezzo più basso.I sindaci però sono scettici sulla possibilità che il nuovo meccanismo riesca ad accelerare i tempi. Il decreto, obiettano, mantiene la concentrazione del potere decisionale nelle Regioni che finora non hanno dato prova di celerità.

Quello che ci ha detto il primo cittadino di Bolognola (Macerata) Cristina Gentili, chiarisce la situazione. "Siamo pronti da mesi. Abbiamo individuato le aree dove sistemare le casette, ma aspettiamo che la Regione cominci i lavori di urbanizzazione. E poi, anche se non ci sarà più la gara, spetta sempre alla Regione predisporre le zone per le Sae. Quindi, dov'è l'accelerazione? Tra la scelta dell'ingegnere che deve presentare il progetto, l'acquisizione della documentazione, l'individuazione della ditta per l'esecuzione dei lavori, se non ci sono incidenti di percorso, si arriverà al prossimo inverno".

E avverte: "Se fosse dipeso da noi avremmo già finito. Per accorciare i tempi ho anche ridotto la richiesta delle Sae da 17 a sette e, come ha suggerito la Protezione civile, ho avviato la procedura per il recupero del patrimonio pubblico, cioè di quelle abitazioni comunali destinate agli affitti. Vanno però ristrutturate e dobbiamo ancora capire chi deve farlo".

A Bolognola su 140 abitanti, in 45 attendono i tempi della burocrazia per avere un tetto sulla testa. Altri 60 potrebbero rientrare nelle loro abitazioni in tempi brevi, "se le procedure lo permettessero. Gli immobili hanno subíto danni lievi e la ristrutturazione sarebbe veloce, ma qualcuno deve dirci se possiamo cominciare" afferma il sindaco. "Le aree per le casette sono state individuate, aspettiamo l'autorizzazione per prenderne possesso, ma non arriva" lamenta Pietro Cecoli, primo cittadino di Monte Cavallo (Macerata).

È quasi rassegnato: "Ho fatto domanda per 15 Sae, ma non conto di averle prima di settembre. La Regione sta mandando le cose per le lunghe. Prima ci ha detto che visto che le aree erano in pendenza, costava troppo sistemarle, circa 400 mila euro. Ora che abbiamo trovato un terreno pianeggiante, non si sbriga".

Per il sindaco di Montefortino (Fermo) Domenico Ciaffaroni, "i presidenti delle Regioni non sono responsabilizzati. Su 25 casette chieste, ne è arrivata solo una, ma è stata donata da un'associazione di albergatori del Lago Maggiore". A sei mesi dalla prima scossa di terremoto è chiaro che il piano d'emergenza delle casette è stato un fallimento.

Il governo, cedendo alle pressioni dei Comuni, ha previsto nel decreto un'altra opzione per accelerare i tempi: l'acquisto d'immobili invenduti disponibili da trasformare in patrimonio residenziale pubblico. L'iter è questo: i Comuni verificano il numero delle abitazioni disponibili, l'ente regionale competente in materia di edilizia residenziale pubblica valuta la congruità del prezzo in base a una serie di parametri tra cui quelli dell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle entrate, oltre alla soluzione economicamente più vantaggiosa tra le diverse opzioni, incluse le Sae.

Poi la proposta d'acquisto passa all'approvazione della Protezione civile. "Non sono così sicuro che tutto questo funzionerà. La procedura continua a essere troppo lunga" afferma il sindaco di Treia, nel maceratese, Franco Capponi. "C'è anche il rischio che ora tutti gli sforzi si concentrino sull'acquisto degli alloggi, ritardando ancora di più l'arrivo delle Sae o creando una situazione di confusione. I due procedimenti potrebbero sovrapporsi".

E il tempo stringe. "Gli albergatori sulla costa che hanno ospitato gli sfollati sono in fibrillazione" rivela Capponi. "Si lamentano perché sono pagati in ritardo e hanno annunciato che a fine aprile vogliono le stanze libere per prepararsi alla stagione turistica estiva. Altrimenti non ha senso la pubblicità per far riscoprire il mare di San Benedetto del Tronto".

Anche il primo cittadino Castelli è perplesso: "Siamo sicuri che salteranno fuori così tanti alloggi da far fronte alle esigenze dei Comuni? Le abitazioni, secondo il decreto, devono avere requisiti particolari a cominciare da quelli antisismici che non sono così frequenti nel patrimonio edilizio del territorio".

C'è poi il problema delle casette che già sono state costruite dal Cns, il Consorzio nazionale servizi, che si era impegnatoa fornirne fino a 18 mila nell'arco di sei anni. Se i Comuni dovessero cominciare a tagliare il numero delle richieste inoltrate, che cosa succederà alle Sae già pronte? Dovrebbero comunque essere pagate.

Oppure: non c'è il rischio che in attesa di verificare il numero degli immobili disponibili, si blocchi l'iter delle casette? Il direttore dell'Ufficio ricostruzione delle Marche Cesare Spuri sostiene che il decreto "valorizzerà il patrimonio invenduto e farà risparmiare sulle urbanizzazioni. Tra Ascoli, Macerata e Fermo sono già arrivate circa 250 proposte di vendita".

Quanto alle Sae, però, non nasconde il rischio di un allungamento dei tempi al 2018. "Nelle Marche stiamo lottando per consegnarle a settembre. Per attrezzare un'area e montare gli alloggi servono 3-4 mesi, ma il nodo è sempre quello delle schede Aedes (Agibilità e danno nell'emergenza sismica) che vanno a rilento.

Le consegne ad aprile sono previste per Arquata e Pescara del Tronto cioè dove i lavori sono cominciati, mentre gli altri Comuni sono ancora alle prese con gli ordini e non hanno l'urbanizzazione". Le polemiche dei sindaci si sono scatenate soprattutto sulla parte fiscale del decreto che non contiene quella "no tax area" considerata essenziale per aiutare le imprese. C'è un giallo su questo provvedimento. La prima bozza, come Panorama è in grado di ricostruire, conteneva all'articolo 18 "l'individuazione all'interno di ciascuna Regione, delle zone franche" con esenzioni per le imprese dalle imposte sui redditi e da quella regionale fino a determinati scaglioni.

Nel decreto tutto questo è scomparso. "Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio era stato chiaro prima del Consiglio dei ministri e noi ci contavamo" afferma Castelli. Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, è su tutte le furie: "Così le micro imprese rischiano la morte. Ho parlato con il commissario per la ricostruzione Vasco Errani e mi ha assicurato che presenterà un emendamento per colmare la lacuna".

Il primo cittadino di Norcia, Nicola Alemanno, è scettico sulla "no tax area": "È troppo generica, favorisce anche quei settori che con il terremoto hanno aumentato l'attività, come l'edilizia. Meglio sarebbe individuare i comparti che hanno bisogno di un sostegno e chiedere all'Unione europea di eliminare il divieto agli aiuti di Stato".

Polemiche, a cominciare dalla Confcommercio dell'Umbria, anche sull'assenza del riconoscimento del danno indiretto. Lo avevano chiesto quei Comuni fuori dal cratere che, pur non avendo avuto danni dal sisma, stanno soffrendo il crollo del turismo e delle attività economiche.

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