Nadia Francalacci

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Un terremoto nel terremoto. Pochi giorni dopo l’ultimo evento sismico, il più violento, che ha interessato il Centro Italia, emerge un aspetto altrettanto preoccupante che fa “tremare” non solo la cittadinanza già colpita pesantemente dalla perdita della casa o di congiunti ma soprattutto i soccorritori.

Si tratta dell’inalazione delle mortali fibre di amianto, presenti nella maggior parte dei fabbricati crollati e lesionati, causa di numerose patologie asbesto correlate per le quali non esistono cure.

A lanciare l’allarme “amianto” è l’Ona, l’Osservatorio Nazionale Amianto che, già dal primo evento sismico che aveva interessato la provincia reatina con la distruzione dei Accumoli e Amatrice, aveva cercato di sensibilizzare la popolazione ed in particolare coloro che, a mani nude e senza alcuna protezione, scavavano nelle macerie alla ricerca di sopravvissuti.

Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, è sicuramente molto difficile poter fare delle stime, ma l’Ona ha effettuato degli studi sulle aree colpite?
Sì. Effettivamente è difficilissimo fare delle stime precise in quanto è impossibile avere contezza di come e dove sia stato impiegato l’amianto considerando le sue molteplici applicazioni fino al 1993. Detto ciò, abbiamo provato a fare dei calcoli che purtroppo risultano comunque inferiori rispetto alla sua reale presenza in loco. Tenuto conto che l’area del cratere dell’ultimo terremoto è pari a circa 700 km quadrati e ipotizzando che per ogni chilometro quadrato ci possono essere 17,5 tonnellate di amianto, si giunge ad una stima di 11812,5 tonnellate di materiali contenenti amianto.

Il rischio è legato soltanto alla zona del cratere e agli edifici crollati?
No, non abbiamo dispersione di fibre di amianto solo con il collasso strutturale di un edificio ma anche in strutture parzialmente lesionate. Gli scuotimenti e quindi le vibrazioni degli sciami sismici, determinano comunque uno sfaldamento dell’amianto friabile presente negli edifici non crollati.

Dunque ci sarebbe un continuo rilascio di polveri di amianto nelle zone terremotate…
“Si, purtroppo non solo nelle zone terremotate”.

Si spieghi meglio…
“Nell’ultimo evento sismico sono stati riportati danni anche in numerose strutture della Capitale. Nonostante non vi sia stato il crollo dell’edificio si sono determinate delle microfratture che hanno allentato la matrice compatta dell’amianto e hanno originato aerodispersione di polveri e fibre. Fino a 23 anni fa i materiali edili erano in gran parte realizzati in amianto. Esempio, le piastrelle in linoleum oppure l’amianto spruzzato negli intonaci senza considerare il cemento amianto e quello utilizzato nell’impiantistica.

bonanni

– Credits: NaFra

Insomma, un rischio che coinvolge sicuramente i soccorritori ma anche tutti i cittadini..
Oggi abbiamo assistito agli eventi sismici che hanno devastato interi territori, tra 20, 30, 40 o 50 anni invece, assisteremo ad un altro “terremoto” che sarà quello delle malattie mortali provocate dall’inalazione di fibre di amianto: dall’asbestosi, alle placche pleuriche, dal mesotelioma al tumore ai polmoni, laringe e ovaie.

Avvocato Bonanni, a quanto si intuisce, è impossibile una bonifica del territorio?
È difficilissima, senza contare un altro importante aspetto quello dello smaltimento. Dove verranno smaltite le macerie? Saranno considerate e trattate come “materiali pericolosi”? Può sembrare questo un aspetto secondario ma purtroppo non lo è affatto. Anzi, la rimozione e la ricollocazione delle macerie delle città crollate potrebbe rivelarsi, sempre tra 30-50 anni, una delle primarie cause di mortalità tra coloro che le avranno maneggiate e tra le popolazioni che saranno interessate dalle discariche.

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