Redazione

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Dopo la bufera giudiziaria causata dall'inchiesta di Potenza sulle estrazioni petrolifere in Basilicata, l'attività investigativa si è spostata a Roma dove i pm lucani - prima dell'inizio degli interrogatori di garanzia - hanno sentito per circa un'ora, come persona informata sui fatti su tutti gli aspetti che riguardano l'emendamento del governo su Tempa Rossa, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi.

Il procuratore Luigi Gay, i pm Basentini e Triassi e il magistrato della Dna, Elisabetta Pugliese (presente il capo della squadra mobile di Potenza sono stati ricevuti nello studio al terzo piano di largo Chigi. Una serie di domande alle quali la responsabile del dicastero delle riforme ha risposto dando tutti i dettagli possibili di cui era a conoscenza nelle sue funzioni di ministro di Rapporti con il Parlamento.

Il tutto in un clima di cordialità e tranquillità, secondo quanto indicato da parte di chi era presente all'ANSA.

Contemporaneamente, alla direzione nazionale del Pd il premier Matteo Renzi concedeva ampio spazio della sua relazione proprio all'inchiesta lucana. "Ci sono indagini della magistratura a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi", ogni quattro anni, "e non si è mai arrivati a sentenza", ha detto.

Nessun riferimento ai contenuti dell'incontro, e nemmeno un commento sulle parole del premier da parte di nessun esponente della magistratura, anche se da Napoli il pm John Henry Woodcock, che in passato ha indagato su illeciti legati alle attività petrolifere in Val d'Agri, ha espresso "viva soddisfazione" per l'esito, proprio ieri, del processo Totalgate agli ex vertici della Total, condannati in riferimento ai lavori per la costruzione del centro oli di "Tempa rossa".

Le indagini di Potenza proseguono comunque nel massimo riserbo, così come un muro di silenzio è stato alzato dai magistrati sul filone "siciliano", che vede indagato, tra gli altri, anche il capo di Stato maggiore della Marina militare, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi. Su delega della Procura, la Polizia nei giorni scorsi è andata in Sicilia, ad Augusta, per acquisire dall'Autorità portuale alcuni atti, in copia, relativi alle concessioni demaniali marittime. E altri documenti sono stati acquisiti nel Comando militare marittimo autonomo. Le concessioni rilasciate riguarderebbero cantieri navali, società che si occupano di servizi, imprese portuali, pontili e le aree a terra di alcune multinazionali del petrolio (da Esso a Lukoil).

Ed è proprio su queste compagnie che, secondo il gip di Potenza, si sofferma anche Gianluca Gemelli - compagno della dimissionaria ministra Federica Guidi - in una conversazione intercettata il 18 dicembre 2014, parlando con un'altra persona (nell'ordinanza è identificata con il cognome Lantieri), in relazione "all'avvenuto commissariamento di Confindustria Siracusa", precisa il giudice nell'ordinanza relativa a "Tempa Rossa". Gemelli prosegue la chiacchierata annunciando che "da gennaio cominciamo pure su Saipem... tramite Confindustria ci arrivo, mi segui? C'arrivo pure abbastanza bene. Quindi vediamo come farlo e... facciamo una passeggiata in Sardegna, ci stiamo un paio di giorni, facciamo le presentazioni, bordelli... e quello che dobbiamo fare facciamo".

Un'inchiesta che ha i presupposti, quindi, per allargarsi "a macchia d'olio" in diverse zone d'Italia. Ma che domani ritorna a Potenza, ovvero nell'epicentro del "terremoto" giudiziario: è infatti previsto l'inizio degli interrogatori di garanzia per le persone arrestate giovedì scorso, ovvero i dirigenti locali dell'Eni e l'ex sindaco di Corleto Perticara (Potenza), Rosaria Vicino. Che dovranno spiegare ai giudici la loro versione dei fatti sulle attivita' svolte all'interno del Centro oli di Viggiano (Potenza), per i primi, e sul sistema di relazioni messo in piedi, secondo i pm, dall'ex prima cittadina per i lavori del sito di "Tempa Rossa".

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