Cronaca

L'insostenibile peso delle tasse sui terremotati

Lo Stato torna a riscuotere nelle zone del sisma. Ma gli sfollati trovano difficoltà persino a ottenere un prestito

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I danni causati dal terremoto del 30 ottobre nella zona rossa di Arquata – Credits: Giuseppe Bellini/Getty Images

"Si fa presto a dire che per pagare le tasse possiamo chiedere un prestito. In Ubi banca mi hanno già informato che sono in difficoltà, che le procedure per i mutui richiedono tempo, che per ogni minima pratica ci vuole circa un'ora". Renzo Leonori, presidente della Confartigianato di Macerata, è preoccupato. Dal 16 dicembre, nelle zone terremotate del Centro Italia, riparte la riscossione delle tasse dopo la sospensione seguita al sisma.

Il pregresso si comincerà a pagare, rateizzato, dal primo gennaio 2020. E il solo fatto di chiedere un prestito, anche se con la garanzia dello Stato che si fa carico degli interessi, è complicato. "Finora l'accesso al credito è stato problematico" afferma il presidente della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato) di Macerata, Giorgio Ligliani. E spiega: "La fusione di Banca Marche con Ubi ha creato confusione, ci sono ritardi e disservizi. Siamo sicuri che anche con la garanzia dello Stato, i funzionari saranno veloci a concedere un prestito?". Poi sottolinea che "l'emergenza non è finita. Le imprese faticano a restare aperte in un territorio spopolato. Se non riparte l'economia è difficile pagare le tasse".

I sindaci del cratere sollevano anche un altro problema. "È stato un errore erogare le agevolazioni fiscali a tutti, senza distinzione tra i Comuni completamente distrutti e quelli con pochi danni" afferma Giuliano Pazzaglini, di Visso.

E insiste: "Solo facendo tornare le persone nei paesi si salvano le aziende". La ricostruzione però non è cominciata. Nelle Marche, con oltre 60 mila edifici distrutti, sono stati presentati appena 900 progetti, di cui 74 approvati e 64 con l'esame appena avviato. Decine languono negli uffici da oltre sei mesi. Nella provincia di Ascoli, su 297 pratiche, soltanto 21 sono state licenziate. Le istruttorie procedono a rilento. I funzionari degli uffici della ricostruzione lamentano la scarsa chiarezza delle Ordinanze che spesso sono in contrasto con le leggi ordinarie. Occorrono quindi verifiche e interpretazioni non sempre facili.

Nel Lazio si è creata una situazione paradossale. La Regione ha un regolamento sismico che prevede indagini minime obbligatorie. Il loro costo però supera i contributi pubblici e pochi hanno la possibilità di pagare di tasca propria. Il governo aveva annunciato interventi per accelerare la ricostruzione privata ma finora nulla è stato fatto. Le uniche iniziative sono una lettera del Commissario Paola De Micheli agli uffici per agevolare l'interpretazione delle norme e un vademecum sui contributi pubblici.

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