Cronaca

Terremoto tasse, novemila emiliani (di nuovo a casa) dovranno comunque pagarle

Più della metà degli sfollati in Emilia è rientrata nelle proprie abitazioni. Ed Equitalia batte cassa

Case distrutte dal sisma in Emilia (Credits: LaPresse)

A molti di loro non resta altro che un cumulo di macerie: un ammasso di pietre dove prima c’era un soggiorno, polvere e detriti al posto di una camera da letto. Per altri, invece, dopo tre mesi passati con pazienza ad aspettare, superati gli scrupolosi controlli da parte degli ingegneri delle Protezione Civile, è arrivato il gran giorno: sono rientrati a casa. Poi ci sono i negozianti. Che – oltre alla dimora – hanno perso la propria attività commerciale. Distrutta. Oppure dichiarata ancora inagibile.

A tre mesi dal disastroso terremoto che ha messo in ginocchio Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, provocando 17 morti e oltre 16mila sfollati, un altro terremoto - stavolta di polemiche - si sta abbattendo sugli sfollati. Il ministero delle Finanze, che li ha “graziati” finora dal pagamento delle imposte (fra cui l’Imu, la tassa sugli immobili), non ha intenzione di concedere altri benefici: dal 30 settembre, dunque, si aspetta che anche le vittime del sisma tornino a dare il proprio contributo al Fisco. Tanto che i moduli per il pagamento delle tasse sono già stati recapitati da parte di Equitalia. Una decisione che ha gettato sul piede di guerra gli amministratori locali delle tre regioni, che si sono uniti in una triplice alleanza, chiedendo a gran voce al ministero – vista la situazione di disagio e precarietà dei terremotati – di concedere ancora proroghe.

In poche parole i tre governatori Vasco Errani (Emilia Romagna), Roberto Formigoni (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto) hanno proposto un pagamento “personalizzato”: rivolto solamente a chi è ritornato alla normalità. Chiedendo invece che chi ha ancora la casa inagibile o l'azienda danneggiata dopo le scosse di tre mesi fa ne sia esente. La questione sarà discussa nel Consiglio dei ministri di venerdì.

Ma, a conti fatti, se questa deroga dovesse essere concessa dal governo, quanti sono gli ex sfollati che dovrebbero in ogni caso tornare a pagare le tasse fra poco più di un mese? I numeri parlano chiaro. Dei 16.085 che a maggio hanno perso la propria casa per via del sisma, oltre diecimila sono ancora assisiti dalla Protezione Civile. Cinquemila e seicentododici solo in Emilia Romagna. Dove però più delle metà delle persone è già rientrata nelle proprie case. Sono loro che – in caso il ministero non accogliesse la richiesta delle tre Regioni terremotate – dovranno ricominciare a pagare le tasse.

Nel dettaglio, la questione riguarda soprattutto gli abitanti dell’Emilia Romagna, la regione più danneggiata dal sisma di maggio, in particolar modo nell’area del Modenese, che ha già subito danni per di 11,5 miliardi di euro. Qui, dove gli sfollati erano inizialmente 14.596, in 5.612 sono appunto ancora assistiti dalla Protezione Civile – che fornisce in tempo reale i dati aggiornati attraverso il proprio sito - nei campi di accoglienza, nelle strutture al coperto (scuole, palestre e caserme) e negli alberghi convenzionati con Federalberghi e Asshotel. Tra i cittadini assistiti, 3.631 sono ospitati nelle aree di accoglienza, 116 nelle strutture al coperto e 1.858 in strutture alberghiere.

Ad oggi – sempre secondo i dati forniti dalla Protezione Civile dell’Emilia Romagna - sono 37.475 le strutture costantemente controllate con sopralluoghi di valutazione dell’agibilità post-sismica. E dagli esiti emerge che il 36,2% degli edifici è immediatamente agibile, il 17,5% temporaneamente o parzialmente inagibile, il 35,9% inagibile e il 5,4% inagibile per rischio esterno, ovvero a causa di elementi esterni pericolanti il cui crollo potrebbe interessare l’edificio.

A  conti fatti, dunque, sono 8.984 coloro che – con fatica e dopo accurate perizie da parte degli ingegneri civili – sono riusciti a riprendere possesso delle proprie case. E per i quali – se la proposta del governatori Errani sarà rigettata – sono già pronti i bollettini.

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