Studenti: i più bravi sono femmine e studiano al Nord

Rapporto Invalsi 2013: foto di una scuola italiana a due velocità 

Docenti alle prese con la correzione dei test Invalsi (Credits: Ciro Fusco/Ansa)

Claudia Daconto

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Secchioni al Nord e asini al Sud? Dal rapporto Invalsi 2013 sui livelli di apprendimento nelle scuole italiane, emerge la fotografia di un Paese spezzato a metà. Eppure, secondo Alessandro Cavalli, docente di Sociologia all'Università di Pavia e uno dei massimi esperti di sistemi d'istruzione, segnali di una restrizione del divario in questi ultimi anni ce ne sono stati, per questo, nonostante le resistenze di alunni e professori, il test Invalsi resta uno strumento indispensabile per segnalare proprio dove sarebbe necessario intervenire con più urgenza.

Oltre al dato geografico, spiccano quello sul vantaggio delle femmine sui maschi, degli alunni italiani rispetto a quelli stranieri e delle performance ancora migliori nelle materie umanistiche contro quelle scientifiche.

Prof. Cavallo, i test Invalsi promuovono la scuola trentina e bocciano quella siciliana, ultima in classifica. E' sorpreso?

Non è un dato che può sorprendere dal momento che, da quando in Italia si fanno ricerche di questo tipo, non ci sono mai state variazioni significative se non per qualche leggero miglioramento.

Ma perché gli studenti del Nord sono più bravi di quelli del Sud?

Le ragioni non vanno cercate solo nella scuola ma anche nel contesto circostante. E' vero che il servizio scolastico è spalmato uniformemente sul territorio nazionale, ma le scuole meridionali sono molto meno sostenute dalle amministrazioni locali di quanto lo siano quelle del Nord in termini di progetti, attività extra-curruculari e anche di condizioni ambientali e mi riferisco, in particolare, alla situazione dell'edilizia scolastica.

Che però non influisce più di tanto sulle ragazze, che ormai superano puntualmente i compagni...

Anche questo è un dato ormai consolidato e non solo in Italia. Probabilmente la ragione sta nel fatto che le femmine, fin dalla primissima età, sono addestrate ad avere più cura delle cose che fanno e quindi hanno anche più cura e attenzione nel lavoro scolastico. I maschi restano migliori nei test matematici e questo credo sia dovuto a un fatto culturale.

In che senso?

C'è un pregiudizio nella nostra società per cui si ritiene che i numeri non siano una cosa per donne. Poi nella realtà i fatti sono spesso diversi. In Italia abbiamo avuto e abbiamo grandissime matematiche.

Ma perché agli studenti le materie umanistiche piacciono sempre di più di quelle scientifiche?

Purtroppo in Italia non si sono ancora diffuse abbastanza le pratiche più moderne ed efficaci d'insegnamento di questa materia che resta, pertanto, meno attraente.

La scuola dovrebbe fare di più per gli studenti stranieri ancora indietro rispetto agli italiani?

La scuola dovrebbe fare di più ma fa già molto perché è soprattutto la scuola ad essersi accollata, in questi anni, una buona parte dei compiti dell'integrazione e i risultati, tutto sommato, non sono così drammatici. Anche in Francia e in Germania i ragazzi immigrati hanno più difficoltà dei nativi. E' evidente che in a questo caso l'handicap sta nella lingua che è il veicolo dell'apprendimento.

Studenti e professori non amano molto test come l'Invalsi. Lei lo ritiene valido?

Io ritengo che siano assolutamente necessari quando sulla base della fotografia che forniscono indicano anche da un lato quali sono i modelli da imitare e dall'altro le situazioni che hanno bisogno di maggiore sostegno.

Resta il fatto che questo tipo di esami non tengono conto delle specificità geografiche e socio-culturali delle singole zone d'Italia...

Se i test dovessero tenerne conto non fornirebbero più delle indicazioni comparabili. Il fatto di usare lo stesso metro per misurare situazioni diverse è senz'altro un limite di questo tipo di strumento, ma allo stesso tempo anche la sua forza.

Ma è possibile apportare dei miglioramenti?

Sì, sarebbe utile intensificare la loro somministrazione durante tutto l'anno scolastico. Le peggiori performance dei nostri studenti rispetto ai colleghi europei dipendono soprattutto dal fatto che questi ultimi hanno una confidenza con i test ormai decennale e consolidata. Insomma, basta abituarsi.

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