Cronaca

Tribunali: molto gravi le falle della sicurezza

A sostenerlo un Procuratore capo, un presidente di Tribunale e un poliziotto che dopo la strage puntano il dito contro i carenti sistemi di sicurezza

Nadia Francalacci

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Qualche minuto di ritardo per dei problemi legati a un processo per direttissima, altrimenti per il sostituto procuratore di Lodi Alessia Menegazzo poteva finire molto peggio rispetto a quel pugno arrivatole alle spalle. Nella città lombarda, infatti, poteva verificarsi qualcosa di simile a quanto accadde lo scorso 9 aprile a Milano dove Claudio Giardiello, imprenditore imputato per bancarotta ha ucciso tre persone tra cui un giudice, ferendone altre, a colpi di pistola. Perché Maria Rosa Capasso, 38 anni, lavoratrice nella scuola, lo avrebbe detto dopo l'arresto a un agente della Polizia Giudiziaria: "Io volevo ucciderla!". Per questo, era giunta da Nola, in provincia di Napoli, a Lodi, di prima mattina. A causa della rottura dello scanner del metal detector all'entrata del Tribunale - e su questo infuria la polemica - la donna aveva introdotto un coltello da cucina lungo 32 centimetri che teneva nella borsa. È arrivata presto ed è stata fatta entrare nell'androne del tribunale in attesa che aprisse la segreteria del pm Menegazzo. Aveva un aspetto ordinario e fino alle 9 ha attesto pazientemente l'arrivo del magistrato. Ha detto solo una frase, nell'attesa, che ha lasciato un poco perplessi gli addetti alla sicurezza: "Io non so dove dormire questa notte". Le è stato risposto che, per questo, il sostituto Menegazzo non poteva fare nulla. Poi si è diretta verso l'ufficio, chiedendo insistentemente di essere ricevuta. L'assistente del pm ha cercato prima di dissuaderla ma la Capasso l'ha aggredita a calci e pungi; è sopraggiunta Alessia Menegazzo e anche lei ha ricevuto un pugno. Sono intervenuti gli agenti della Polizia giudiziaria e i carabinieri che hanno bloccato la donna mentre frugava nella borsa. È stato in quel momento che si sono accorti del coltello. E la Capasso ha sibilato: "Volevo ucciderla!". Tutto per una denuncia, che al pm era stata assegnata il 29 aprile riguardo presunte irregolarità nell'assegnazione di un posto a scuola. Sulla sicurezza nei tribunali avevamo scritto questo, dopo l'episodio di Milano:

"No, non abbiamo paura di svolgere il nostro lavoro anche se gli uffici non sono sorvegliati". Sono le parole del Procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo che intervistato da Panorama.it, ha descritto la situazione "sicurezza" della sua procura.

Le parole del procuratore capo suonano come macigni nel giorno del triplice omicidio al Tribunale di Milano, dove un imputato è entrato con una pistola in tasca, ha ucciso tre persone (tra cui un giudice e un avvocato) ferendone gravemente altre due.

LEGGI QUI LA CRONACA DI QUANTO È SUCCESSO AL TRIBUNALE DI MILANO

Il tema della sicurezza nei palazzi di giustizia torna dunque di grande attualità. E fa scandalo."Sono arrivato a Livorno nel 2007 e ho chiesto immediatamente di implementare il servizio di sicurezza per i nostri uffici ma ad oggi abbiamo solamente un impianto di videosorveglianza esterno all’edificio e una guardia giurata alla porta di ingresso" spiega ancora De Leo. Un unico sorvegliante che deve monitorare tutti coloro che hanno accesso agli uffici della Procura: dai semplici cittadini agli avvocati, dai militari agli addetti alle pulizie. Un via vai di persone che in alcuni orari della giornata, in particolare nelle ore della mattinata, è ben difficile da controllare.

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"Solamente durante gli anni del terrorismo, in Italia si poteva parlare di Procure e Tribunali sorvegliati e controllati - continua De Leo – oggi purtroppo, gli uffici e ovviamente i magistrati non sono assolutamente protetti e vivono in una situazione di costante e potenziale pericolo". Ad eccezione dei magistrati per i quali è stata prevista la scorta o una misura minima di sorveglianza, per tutti gli altri non esistono forme di protezione.

 

A Pisa, la situazione non è affatto diversa da quella livornese dove non esiste nessun controllo. "L’accesso al Tribunale? È come entrare in un supermercato: attraverso una porta scorrevole" spiega il Presidente del Tribunale della città Salvatore Laganà "non esiste un metal detector o un’altra forma di controllo ma dobbiamo contare sulla buona volontà di una singola guardia giurata”.

E anche il Presidente Laganà, proprio come il Procuratore De Leo, ha chiesto più volte l’installazione di un metal detector presso l’ingresso principale. "Sono cinque anni che chiedo la sua istallazione ma la risposta è stata sempre negativa. Così, la guardia giurata deve sorvegliare sull’afflusso impressionante dei soggetti che ogni mattina devono presenziare alle udienze. Ad oggi possiamo contare sulla presenza di un carabiniere durante le udienze penali. Ma che cosa può fare una singola persona davanti ad una situazione come quella che si è presentata a Milano? Assolutamente niente. Quindi, con un carabiniere, non possiamo certamente sostenere che i nostri uffici o le nostre aule siano al sicuro".

Ma la preoccupazione del Presidente Laganà non è solamente per le udienze penali ma soprattutto per quelle civili. "Quello che è accaduto a Milano può accadere in qualsiasi Procura e Tribunale italiano ma, ormai da tempo, io sono seriamente preoccupato che questo possa verificarsi in particolar modo durante le udienze civili ovvero nel corso di separazioni o udienze di divorzio. Non di rado assistiamo a scatti di follia o manifestazioni di violenza che vengono arginate come possiamo ma che potrebbero trasformarsi in eventi di sangue proprio come è accaduto oggi nel tribunale milanese".

Concorda il Procuratore De Leo: "Ciò che è accaduto a Milano è lo specchio di un malessere diffuso e un fatto del genere può accadere ovunque e in qualsiasi momento. A maggior ragione in Palazzi di Giustizia privi di qualsiasi forma di protezione e sicurezza".

Anche il Coisp, sindacato della Polizia di Stato conferma l’inadeguatezza delle forme di protezione dei magistrati e dei locali nei quali sono obbligati a lavorare. "In nome del risparmio i militari non solo sono stati tolti dagli accessi principali di questi edifici, rendendoli di conseguenza vulnerabili, ma persino all’interno degli uffici di polizia giudiziaria - precisa Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp - oggi infatti, i poliziotti fanno da assistenti ai magistrati. Non indagano, non proteggono ma sono diventati dei meri segretari".

Maccari denuncia l’assoluta mancanza di sicurezza di Procure e Tribunali ma anche una difficoltà di condurre indagini giudiziarie. "Le guardie giurate non controllano chi entra o esce dai vari uffici perché sono pochi rispetto al flusso di persone ma anche perché spesso non sono adeguatamente preparati. Personalmente sono entrato nel tribunale di Milano senza che nessuno mi controllasse il tesserino di riconoscimento della Polizia di Stato. E se fossi stato un terrorista? Forse sarebbe opportuno che il Governo valutasse seriamente l’impiego massiccio dei militari dell’esercito oltre che nelle strade della città anche ai varchi di accesso proprio di procure e tribunali. Con loro si potrebbe raggiungere un maggior livello di sicurezza per i nostri giudici e magistrati".

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