Matteo Politanò

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Inizialmente si era pensato ad un'intossicazione alimentare accidentale, poi è emersa la terribile verità. La strage della famiglia Del Zotto, tre vittime e cinque persone ricoverate per avvelenamento, è stata opera di Mattia, 27 anni, il nipote che voleva "purificare" i suoi cari  e che ha pianificato nel dettaglio gli omicidi.

La vicenda

La vicenda risale allo scorso ottobre quando tre membri della famiglia Del Zotto perdono la vita: Giovanni Battista Del Zotto (94 anni), la moglie Maria Gioia Pittana (91) e la figlia della coppia, Patrizia del Zotto (62). All'ospedale di Desio si parla subito di probabile intossicazione da tallio. Inizialmente si ipotizza che possa essere stata causata dal guano di alcuni piccioni, gli inquirenti prelevano i filtri di un deumidificatore e di un condizionatore presenti nella casa di campagna di Santa Marizza di Varmo (Udine) in cui le vittime avevano trascorso le ferie estive.

Il sospetto

Nel giro di poche settimane finiscono però in ospedale a Desio anche i suoceri di Domenico Del Zotto, figlio di Giovanni Battista Del Zotto e Maria Gioia Pittana: Alessio Palma, 83 anni, e la moglie Maria Lina Pedon, 81. Stessi sintomi anche per Laura Del Zotto ed Enrico Ronchi, sorella minore e vedovo di Patrizia Del Zotto, e per la badante Serafina Pogliani.

Gli intossicati fanno parte tutti della stessa famiglia e gli inquirenti arrivano alla prima conclusione: la valutazione dei tempi di incubazione dell’intossicazione non è compatibile con l’ipotesi che l’origine dell’avvelenamento si trovi nella casa delle vacanze di famiglia a Varmo.

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L'arresto

Le indagini si spostano quindi sulla contaminazione degli alimenti e la svolta arriva il 7 dicembre: la polizia arresta Mattia Del Zotto, 27 anni, nipote delle prime tre vittime. Il giovane confessa la sua verità shock: "l'ho fatto per punire gli impuri". Esperto di informatica, racconta nel dettaglio il piano messo in atto per sterminare la sua famiglia avvelenando il cibo. 

Che cos'è il tallio?

Mattia Del Zotto racconta di aver comprato il veleno su internet. Prima ha chiesto informazioni sull'arsenico, poi ha optato per il tallio. Ha cancellato minuziosamente le prove ma è stato tradito da una bozza di mail dove sollecitava una ditta padovana ad inviargli il metallo pesante usato per l'omicidio. Il solfato di tallio è incolore, non ha sapore e si scioglie facilmente in acqua, per questo è utilizzato come veleno. Può essere letale sia per ingestione che per inalazione ed ha un'incubazione di circa 30 giorni prima di manifestare gravi sintomi che possono portare alla morte in base alla quantità ingerita.

La setta

"Non saprete mai perché l’ho fatto. Non ho da collaborare con la vostra istituzione o con altre istituzioni di questo Stato". Queste le parole di Mattia Del Zotto dopo l'arresto e la confessione. Resta aperta anche l'ipotesi del fanatismo religioso. La madre ha infatti dichiarato: "Mio figlio dice di non essere più cattolico e che sta seguendo una nuova religione, penso che sia una specie di setta".

Le accuse

Il gip del Tribunale di Monza ha integralmente accolto la richiesta della Procura della Repubblica. Il giovane è ritenuto responsabile non solo del triplice omicidio dei nonni e di una zia paterni, ma anche di tentato omicidio nei confronti di altre cinque persone. Del Zotto è attualmente sottoposto ad un regime di sorveglianza intensivo ed è al monitoraggio degli psichiatri per valutare il suo stato di salute mentale, come richiesto dalla sua difesa.


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