Cronaca

L'incredibile storia dei rom di Torrevecchia a Roma

Dopo Tor Sapienza, il caso di un altro quartiere della Capitale ostaggio della violenza, dei mercati del rubato e dei fumi tossici dei rom

campo rom torrevecchia

Claudia Daconto

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Sapete perché succederà che al prossimo giro la Lega prenderà voti anche a "Roma Ladrona"? Seguite questa storia.

Siamo nella semi-periferia nord della Capitale, in un quartiere che si chiama Torrevecchia dal nome di una vecchia “torretta” settecentesca ma oggi, più che altro, dalla via che lo attraversa. Niente a che vedere con la borgata romana di stampo pasoliniano. Per arrivare a quella bisogna andare un po' più avanti, verso Primavalle. Qui la gente non sta malissimo. Nemmeno benissimo, ma male male no. Ceto medio per capirci. Magari impoverito ma ancora in grado di mandare i figli in piscina e permettersi qualche uscita il sabato sera. C'è la chiesa, la stazione del trenino, c'è l'ex manicomio di Santa Maria della Pietà trasformato in uno spazio verde meraviglioso aperto a tutti dove il municipio ha collocato la sua sede e i cittadini della zona possono venire a correre e portare i cani a spasso; c'è addirittura una bellissima pista ciclabile, inaugurata pochi mesi fa, dotata di spazi attrezzati per i bambini, per fare sport e addirittura le fioriere lungo il percorso; ci sono scuole, piscine, palestre, e poi c'è il campo rom.

A parte i roghi tossici e il mercatino del rubato di cui parleremo più avanti, pare che negli ultimi tempi i ragazzi delle scuole di via Cesare Lombroso (ce ne sono tre in fila, un liceo classico, un alberghiero e un commerciale) siano stati presi di mira dagli abitanti del campo. I giornali hanno raccontato del raid nel piazzale di una delle scuole con due ragazzi a bordo di un motorino rubato, di sassaiole, furti di cellulari, minacce e insulti. Poi la notizia è stata parzialmente smentita. Ma solo dalle istituzioni e dalle dirigenti scolastiche. Contattato da Panorama.it il presidente del municipio Valerio Barletta ha spiegato “nessun raid, a bordo del motorino c'era solo un ragazzo, tra l'altro iscritto all'alberghiero. Il bidello lo ha fermato e ha chiamato i carabinieri che lo hanno riaccompagnato al campo. Anche le sassaiole non mi risultano, almeno non recentemente”.

Anche l'assessore alla Scuola Barbara Funari ha preferito gettare acqua sul fuoco e prendersela piuttosto con i giornali e “l'allarmismo di certi titoli niente affatto giustificato. La convivenza tra abitanti del quartiere e del campo rom – ci ha detto - funziona da 20 anni, tanto che non c'è mai stato bisogno di sgomberi”. Peccato che oggi oltre 500 studenti abbiano protestato davanti alle loro scuole contro le violenze subite e Il Messaggero, in particolare, riporti sulle sue pagine un clima ben diverso. La mamma di uno dei ragazzi dell'istituto alberghiero, citata dal quotidiano romano con nome e cognome, riferisce ad esempio di attacchi quotidiani da parte dei rom, di “sassate e lanci di bottiglie”. Bidelli, studenti e custodi si sarebbero addirittura organizzati per presidiare gli ingressi e chiedere un presidio fisso delle forze dell'ordine davanti all'entrata. Anche a noi un'ex studentessa dello stesso alberghiero ha raccontato “Avevo 15 anni – ricorda G.D. – una volta hanno provato a rubarmi il motorino con me sopra. Al mio rifiuto di lasciarglielo mi hanno minacciata di morte. Poi per fortuna è arrivato il mio ragazzo con i suoi amici del liceo accanto. Ogni giorno non sapevi cosa aspettarti all'uscita. Si nascondevano tra le macchine e i secchioni dell'immondizia per prenderti di sorpresa. E spacciavano. Soprattutto i più piccoli”.

Ma come stanno davvero le cose? Noi ve lo vogliamo raccontare attraverso un documento riservato che descrive dettagliatamente la situazione all'interno e all'esterno del campo. Si tratta di una relazione inviata il 4 novembre scorso dal responsabile dell'area tecnica dei servizi sociali del municipio tra gli altri anche al presidente Barletta e all'assessore Funari. Nel documento si parla della presenza di 211 persone (contro le 140 riferite da Barletta), molte delle quali sprovviste di qualsiasi tipo di documento, alloggiate in 33 container “autorizzati” e in numerosi altri acquistati direttamente dai rom, installati accanto a quelli dei parenti e allargati con verande costruite con materiali di recupero, infiammabili e potenzialmente tossici; di prese volanti, fili scoperti e allacci improvvisati all'impianto elettrico che infatti spesso non ce la fa a reggere e ha bisogno di frequenti interventi di ripristino della funzionalità; di condizioni igienico sanitarie pessime, di una scolarizzazione molto limitata, di un altissimo tasso di analfabetismo ed evasione scolastica, di matrimoni tra consanguinei in età adolescenziale e conseguenti gravidanze precoci, di tabagismo, alcolismo e dipendenza da droghe e farmaci soprattutto tra i più giovani, di faide familiari, risse e illegalità diffusa.

Questo per quanto riguarda la situazione all'interno del campo. Poi ci sono le attività esterne con le donne che si occupano di rovistare nei cassonetti di tutto il quartiere portandosi dietro figli e passeggini vuoti per caricare la roba recuperata (questo non c'è scritto nella relazione ma il loro passaggio è di solito segnalato dalla presenza di uno scatolone che tiene aperto il coperchio del cassonetto e dalla mondezza lasciata a terra); e gli uomini che ripuliscono cantine e soffitte. Per poi ritrovarsi davanti a un bel fuoco e bruciare tutto. Compresi materiali altamente tossici come ruote delle auto, copertoni, serbatoi di prodotti chimici, addirittura vasche idromassaggio.

Delle vasche idromassaggio – una volta ne hanno bruciate addirittura 7 tutte insieme – ci ha parlato proprio il presidente Barletta che infatti nel marzo scorso è andato in Procura a denunciare la cosa. Anche perché se a lui personalmente non risultano ancora particolari allarmi intorno e dentro le scuole prese di mira, “sicuramente – ci dice – la preoccupazione per i roghi tossici tra la gente del quartiere c'è”. Anche perché pare che a fare affari con i ras del campo attraverso questa attività illecita di smaltimento di rifiuti altamente pericolosi per l'ambiente e la salute siano i clan malavitosi romani che usano i rom per il lavoro sporco. Mentre la gente del quartiere appena vede salire i fumi dal campo – cioè quasi tutti i giorni – è costretta a tapparsi in casa e chiudere le finestre per non respirare la nube tossica che infesta l'aria. Come i ragazzi delle scuole, barricati nelle aule per non essere investiti dalla puzza pestilenziale proveniente anche dalla mondezza abbandonata e dagli scarischi a cielo aperto dei servizi all'interno del campo.

Poi ovviamente c'è il mercatino abusivo della domenica. Dove sui banchi si può trovare di tutto, dalle cianfrusaglie più improbabili alle borse griffate, sia contraffatte che originali e, con un po' di fortuna, anche l'orologio di nonno che ti avevano rubato in casa. Pure se la casa ce l'hai dall'altra parte di Roma. Eh sì, perché a Torrevecchia i rom si rivendono anche la refurtiva proveniente dalle abitazioni svalgiate in altri quartieri. Ecco perché sempre il municipio ha deciso di spedire i vigili davanti all'entrata per impedire l'accesso agli esterni, anche italiani, che vogliono esporre la loro mercanzia. Ma quanto durerà? Per il giovane presidente Barletta – che pure ce la sta mettendo tutta – l'unico modo per risolvere la situazione, abbattere l'illegalità e scongiurare reazioni inconsulte da parte dei cittadini (che poi quando alla fine esplodono come a Tor Sapienza hai voglia a chiamarli “fascisti e razzisti”) è superare proprio la logica dei campi per i quali, solo nel 2013, sono stati spesi la bellezza di oltre 24 milioni di euro! Sì bello, ma come? “Se su questo fronte il sindaco Marino fa davvero sul serio, allora inizi da qua, dal campo di via Lombroso – propone Barletta – in fondo si tratta di un numero abbastanza esiguo di persone. Si cominci con il procurare loro dei documenti. Senza non possono nemmeno trovarsi un lavoro. Dopodiché si pensi a un sostegno temporaneo per la sistemazione fuori dal campo, un contributo per l'affitto ad esempio. Questa gente non può nemmeno continuare ad essere vittima dell'inefficienza e dell'indifferenza delle istituzioni. Facciamo sì che Cesare Lombroso diventi un laboratorio per superare il modello campo”.

Magari, perché nemmeno i cittadini possono continuare a scontare l'incapacità di chi li amministra e se al prossimo giro la Lega lepenista di Matteo Salvini riuscirà a prendere voti anche a "Roma Ladrona" nessuno dovrebbe sorprendersi. In fondo già solo sei mesi fa, con l'appoggio di un'organizzazione di estrema destra come CasaPound, Mario Borghezio – già cacciato dal Parlamento europeo – si è fatto rieleggere a Bruxelles proprio nella circoscrizione Centro, facendo campagna elettorale anche davanti ai centri per rifugiati e i campi rom della Capitale. Ad Anzio, Nettuno e Albano Laziale, inoltre, assessori e consiglieri hanno formalizzato il loro passaggio al Carroccio guidati dal consigliere capitolino, ex Pdl, Marco Pomarici. E dimenticavamo, a Torrevecchia oltre la chiesa, la stazione del trenino, il parco di Santa Maria della Pietà, le piscine, le palestre, c'era anche il campo di calcio dove si allenavano i ragazzini della società del “Monte Mario”. I ragazzini non ci sono più. Al loro posto si è piazzata una comunità romena. Hanno occupato gli ex spogliatoi.


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