Dambruoso: "No al carcere per i giornalisti, ma ampliamento della rettifica"

Il magistrato, oggi deputato di Scelta Civica, annuncia la presentazione di un suo disegno di legge sulla diffamazione

Il magistrato, ora deputato di Scelta Civica, Stefano Dambruoso – Credits: DANIEL DAL ZENNARO/ANSA)

Ignazio Ingrao

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«L’abolizione del carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa appare oggi più che mai necessaria», afferma il magistrato Stefano Dambruoso, deputato di Scelta civica e membro della commissione giustizia della Camera, anticipando a Panorama la presentazione di un disegno di legge in materia.

Dambruoso ricorda che «in quasi tutti gli Stati occidentali la pena per i reati di opinione è soltanto di carattere pecuniario e per correggere l'anomalia presente nel nostro ordinamento occorre procedere alla modifica della legge sulla stampa, del testo unico della radiotelevisione e del codice penale».

La proposta Dambruoso, che sarà presentata nei prossimi giorni e discussa in commissione giustizia, al posto della reclusione prevede una multa da 5 mila a 50 mila euro. Ma amplia anche l’istituto della rettifica: «Occorre garantire l’effettivo esercizio della rettifica mettendola al riparo da omissioni e manipolazioni», spiega il magistrato. Per questa ragione occorre prevedere «il divieto di commenti, risposte e titoli, che oggi, troppo spesso, vengono utilizzati per sminuire, ridicolizzare, o semplicemente “disinnescare” la rettifica».

Dambruoso propone anche «l’aggiunta di un titolo standard che indichi l’articolo cui la rettifica si riferisce, la data di pubblicazione e l’autore». Ed estende la rettifica ai blog nei quali dovrà «essere riportata in testa di pagina, prima dell’articolo che ne forma oggetto. D’altronde, chiunque abbia frequentazione e conoscenza delle dinamiche di lettura online sa che le pagine internet vengono lette prevalentemente nella parte iniziale. Peraltro la schermata internet può avere una estensione rilevante - persino di svariate pagine - quindi la mancata specificazione del punto esatto in cui la rettifica deve essere inserita rischia di lasciare ampia discrezionalità nella sua collocazione, con un ulteriore danno per chi ne ha chiesto la pubblicazione».

Per Dambruoso tuttavia la pubblicazione della rettifica non può escludere la punibilità del reato di diffamazione («sarebbe una previsione incostituzionale», dichiara a Panorama) né possono essere posti limiti massimi al risarcimento del danno morale. La discussione sulla modifica della normativa sulla diffamazione proseguirà la settimana prossima in commissione giustizia di Montecitorio.

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