Cronaca

Stai pensando di ammazzare la tua donna? Nulla di grave, parliamone

Un parere sulla storia di Sara: ci indigna ma si ripeterà. Ciò che abbiamo fatto fino a oggi non funziona. Ecco come cambiare

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Carmelo Abbate

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Ti è passato per la mente il pensiero di ammazzare la tua donna? Vieni qui, parliamone. Non è nulla di grave. Capita a tutti, ognuno di noi lo ha pensato una volta nella vita, a tutto c'è una soluzione.

Non abbiamo mai smaltito la pena per quello che è successo a Lucia Annibali, non passa giorno senza che una donna venga ferita o ammazzata da un uomo che fino al giorno prima sembrava una persona normale. Ora è la volta di Sara, bruciata viva insieme con la nostra dignità di uomini.

Non possiamo andare avanti così, non possiamo restare con le mani in mano. Indignarsi dopo, inveire contro il mostro di turno, punire con pene severe, purtroppo non serve a niente.

Se davvero vogliamo combattere il femminicidio, che in realtà vuol dire soltanto prevenire, allora dobbiamo cambiare radicalmente approccio. Dobbiamo imboccare una strada diversa, impervia, piena di incognite, senza garanzie. E percorrerla fino in fondo. Ma certo non possiamo continuare a rimanere fermi alla rotonda.

Dobbiamo partire da questo presupposto, prenderne coscienza e metterci il cuore in pace: per ragioni probabilmente innate, inculcate, maleducate, stratificate, esiste in una parte consistente di noi uomini tutta una serie di inclinazioni che deviano da quelle della media e che ci portano a concepire l'amore come un possesso: se non sei più mia, allora non sarai mai più di nessun altro.

Sia chiaro, non sto cercando di giustificare nessuno. La violenza va punita, sempre e in qualsiasi forma si manifesti, quando si manifesta. Ma prima, il pensiero invece va accettato, sdoganato, non criminalizzato.

L'uomo in preda a pulsioni assassine deve sapere che esistono tutta una serie di gradini e di passaggi intermedi prima dell'abisso. E che non basta questo per considerarsi un mostro. Per consegnarsi mani e piedi a ciò che sente come un salto ineluttabile nel buio.

Quell'uomo deve sapere che c'è qualcuno che non lo criminalizza a priori, anzi può aiutarlo ad accettare i suoi sentimenti malati, i suoi istinti macabri per risalire insieme quei gradini e arrivare a controllare i propri gesti.

Aiuto psicologico, e dove necessario anche farmacologico. Ma affidato a personale formato con una competemza specifica e non generica. In strutture finanziate dal ministero delle pari opportunità che siano in grado di veicolare un messaggio forte in tutti gli angoli nascosti del paese.

Non ho certezze, non ho la formula segreta. Sono soltanto un uomo che si dilania nell'impotenza di una carneficina senza fine che scorre sotto ai nostri occhi.

Ma non possiamo continuare così. Troppe donne morte. Troppi uomini assassini. Troppa inutile indignazione postuma. Troppe parole buttate al vento.

 

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