Spy-Papa: dimissioni per sfuggire all'arresto

Scatta l'ora di bufale e tesi complottiste sulle dimissioni di Benedetto XVI

Bedetto XVI (Credits: Ettore Ferrari/ansa)

Claudia Daconto

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Non bastavano le spiate dei Corvi, gli scandali sui preti pedofili, le guerre striscianti all'interno della Curia per giustificare la decisione di  Benedetto XVI. Ci voleva anche la tesi complottista. Addirittura quella di un suo presunto immediato arresto per crimini contro l'umanità e associazione per delinquere.

Una bufala messa in circolo sulla rete, nemmeno con troppa arte, da una fantomatica  organizzazione internazionale: l'ITTCS International Tribunal Into Crimes of Church and State - che processa e giudica importanti uomini di Stato e di Chiesa.

Un Tribunale che di internazionale ha poco e niente, se non un numero di telefono canadese (falso), che annovera solo un paio di membri (inesistenti) e che si fa sponsorizzare da altre organizzazioni non meglio identificate come la Against Church Terror.

Nella fattispecie, secondo il rapporto pubblicato stamattina sull'home page del sito, Benedetto XVI sarebbe stato costretto a dimettersi dal segretario di Stato Tarcisio Bertone che il 4 febbraio scorso avrebbe ricevuto il mandato d'arresto del Santo Padre. Tre giorni prima, il 1 febbraio, lo stesso ITCCS, sulla base delle prove fornite dalla loro affiliata (?) Corte di Giustizia Common Law, aveva infatti concluso un accordo con i rappresentanti di una non specificata nazione europea e dei suoi giudici, a garanzia di un mandato di arresto contro Joseph Ratzinger.

La consegna del Pontefice alle autorità giudiziarie di non si sa bene quale Stato, sarebbe stata fissata al 15 febbraio. Nel frattempo la Santa Sede (Bertone in persona?) si impegnava a trattenere il sospetto criminale in Vaticano e a impedirne la fuga. E perché no anche l'inquinamento delle prove?

Nonostante da Bertone – così si legge nel rapporto – non sia mai arrivata alcuna risposta alla nota con cui lo si informava dell'imminente arresto del Papa, guarda caso, solo sei giorni dopo, il 10 febbraio, Ratzinger si dimetteva.

Ma l'arresto del Papa non è l'unica misura prevista dall'accordo tra il Tribunale contro i crimini degli uomini di Chiesa e di Stato e i tribunali della misteriosa nazione. Dal 31 marzo 2013, domenica di Pasqua, tutte le proprietà della Chiesa Cattolica Roma saranno infatti “occupate e rivendicate dai cittadini come beni pubblici ed incamerate ai sensi del Diritto Internazionale e dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale”.

E nemmeno il nuovo Papa potrà stare tranquillo: sarà incriminato e arrestato a sua volta secondo le stesse accuse e tutti, ma proprio tutti, i beni della Chiesa espropriati e destinati al pubblico utilizzo (!).

Deliranti almeno quanto questa fantasiosa ricostruzione della verità sulle dimissioni di Benedetto XVI, alcuni commenti postati in rete. C'è addirittura qualcuno che ci crede e cita l'Apocalisse o la profezia di Malachia secondo cui Benedetto sarebbe il penultimo pontefice della storia prima della distruzione di Roma e la fine del mondo; chi si sente in dovere di convincere gli altri che si tratta di una bufala e non pochi cui piacerebbe addirittura che fosse tutto vero.

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