Sorpresa: le asl pagano ancora a 151 giorni

Dopo due anni e 50 miliardi spesi dallo Stato la situazione è migliorata ma nessuno sa ancora a quanto ammontano i debiti della Pa

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Stefano Caviglia

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Sono passati più di due anni da quando lo Stato italiano ha messo a disposizione di Regioni e Comu­ni 50 miliardi per azzerarne il de­bito gigantesco con i fornitori, ma quel mostro è ancora fra noi. Lo rivela il mo­nitoraggio della Federazione dei fornitori ospedalieri (il settore più esposto ai ritar­dati pagamenti della pub­blica amministrazione) della Confcommercio. I suoi dati sono sconfortanti: a fine agosto 2016 il tempo medio di pagamento per le azien­de che riforniscono le Asl italiane era di 151 giorni, fra il doppio e il triplo dei 60 stabiliti dalla relativa direttiva europea.

"Rispetto ai 200-250 giorni di qual­che anno fa" dice a Panorama il presiden­te della Federazione Giovanni Car­boni, "c’è stato un progresso, ma non si può certo parlare di problema risolto: tante piccole aziende rischiano ancora di saltare perché non incassano nei tempi dovuti". Il paradosso è che ci rimette pure lo Stato, perché il fornitore che non sa quando sarà pagato carica nei suoi prezzi anche il costo dell’incertezza.

La mappa dei cattivi pagatori della sanità pubblica presenta differenze im­portanti fra regione e regione. Si va dai 68 giorni della virtuosa Valle d’Aosta ai 594 del Molise. In mezzo ci sono tutte le altre, con la solita prevalenza di pratiche migliori al Nord e peggiori al Sud, non senza eccezioni, visto che in Piemonte si paga a 170 giorni e in Puglia a 157. La palma del ritardo va alla Mater Domini di Catanzaro, che per pagare una fattura impiega 1.156 giorni.

La realtà del monitoraggio (tutte le forniture ospedaliere tranne i farmaci) è relativamente piccola ma rappresenta la punta di un iceberg. L’ultima indagine della Banca d’Italia dice che a fine 2015 la Pubblica amministrazione aveva ancora 65 miliardi di debiti con i fornitori. Ma la cosa forse ancora peggiore, denunciata da mesi dalla Cgia Artigiani di Mestre, è che si tratta solo di una stima. Nonostante la celebrata introduzione della fattura elettronica, infatti, il vero ammontare dei debiti nessuno lo sa.

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