Cronaca

Slot, scommesse clandestine e l'anomala soppressione dei Monopoli di Stato

I controlli si sono intensificati, come dimostra l'ultima operazione della Guardia di finanza. E il gettito recuperato cresce. Ma il fenomeno del gioco nero è duro a morire. Ecco perchè in molti si interrogano sulla soppressione dei Monopoli di Stato

(Credits:AP Photo/Ricardo Arduengo)

Più di 2 mila controlli per oltre 400 violazioni: è il bilancio dell’operazione della Guardia di Finanza su giochi e scommesse clandestine, portato avanti sul tutto il territorio nazionale a partire dal tardo pomeriggio di ieri, e che ha visto i nuclei di Polizia valutaria e Polizia tributaria delle Fiamme gialle concentrarsi soprattutto sulle slot machine illegali.

Nel mirino dei militari sono in realtà finite irregolarità di provenienza diversa: “In alcuni casi i soggetti colpiti erano totalmente abusivi e dunque sconosciuti al fisco, come nel caso di un’associazione culturale” ha spiegato in un’intervista concessa all’agenzia specializzata Agipronews il maggiore Cosmo Virgilio “In altri si trattava invece di punti di commercializzazione, autorizzati solo a vendere ricariche per scommesse online e a diffondere materiale informativo, ma che accettavano anche scommesse”.

Inevitabilmente però la maggior parte del gettito evaso recuperabile attraverso queste operazioni, anche se ci vorrà tempo per accertarne il volume complessivo, arriverà dagli apparecchi da intrattenimento: “Sono loro a raccogliere di più nel mercato legale, circa 45 miliardi su 80” ha proseguito Virgilio “dunque è presumibile che sia così anche nel ’sottobosco’ illegale”.

La controprova arriva scorrendo i particolari delle tante operazioni che hanno interessato l’azione delle Fiamme gialle, da Padova a Treviso passando per Bari, Roma e la Toscana: in molti casi sono stati posti sotto sequestro videogiochi privi del nullaosta per l'installazione, funzionanti a gettoni e senza collegamento per l'invio telematico dei dati all'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. E per tutte le violazioni è stata richiesta ed ottenuta l'autorizzazione all'utilizzo dei dati emersi dal controllo per le successive contestazioni fiscali, tra cui quella relativa al mancato pagamento dell'Isi, l'imposta sugli intrattenimenti introdotta nel 2000 a seguito della soppressione dell'imposta sugli spettacoli.

Le operazioni contro il gioco sommerso non sono state infrequenti negli ultimi anni. Anche perchè il fenomeno, dopo un breve periodo di disorientamento seguito alla liberalizzazione nei primi anni Duemila, è tornato a crescere in materia impressionante, confermandosi uno dei terreni di caccia preferiti della criminalità italiana e straniera. Come non mancano di annotare le relazioni informative sempre più allarmate degli addetti ai lavori.

Per quanto riguarda le sole slot, la stima della Direzione investigativa antimafia parla di 200 mila apparecchi illegali con un giro d’affari di almeno 10 miliardi di euro l’anno. Se lo stesso volume di gioco passasse dalle slot autorizzate e controllate dallo Stato - che per legge restituiscono in vincita il 75% delle giocate, mentre lo stesso non avviene con le macchinette "taroccate" spesso tarate appena al 40-50% - applicando il prelievo in vigore del 12% si ricaverebbero circa 1,2 miliardi di euro. Se si aggiungono le mancate entrate fiscali derivanti dalle altre attività abusive, come le scommesse e le sale poker, il totale del gettito mancato arriva a sfiorare i 3 miliardi l’anno.

Ecco spiegata una delle ragioni della lotta senza quartiere al fenomeno: la necessità di colpire contemporaneamente evasori e mafie, recuperando nel frattempo denaro contante spesso e volentieri sfuggito a ogni tracciabilità. I risultati attestano il successo di forze dell’ordine e Monopoli, dato che le somme sottratte al sommerso sono cresciute in media del 6% l’anno, ma con tutta probabilità indicano anche che il mercato illegale continua a drenare risorse a quello legale

C’è però anche un’altra ragione che probabilmente ha spinto governo, Monopoli e Agenzia delle entrate a battere questa strada, secondo i maligni con più determinazione rispetto a quanto mostrato dagli esecutivi precedenti: ribadire la necessità di strumenti di contrasto e prevenzione adeguati. Da due mesi, infatti, proprio Aams è in procinto di essere accorpata all’agenzia delle Dogane, come ha stabilito il decreto spending review , ma non tutte le delicate funzioni in capo all’ente sono state trasferite o ottimizzate.

Un paradosso, soprattutto se si considera che fino a pochi mesi prima il parlamento aveva ratificato un decreto che prevedeva il potenziamento dell’Agenzia, proprio in chiave anti-evasione. In luglio, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli aveva difeso la decisione dell’accorpamento rispondendo alle contestazioni arrivate sul punto dai sindacati della funzione pubblica. Avevano protestato per la soppresssione del loro interlocutore anche molte delle società di settore, trovando poi sponda in un’interrogazione parlamentare presentata allo stesso Grilli dagli onorevoli Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti a fine mese.

A parte la canonica domanda su quanto fosse prioritario cancellare proprio i Monopoli, i deputati sottolineavano che gli stessi non hanno nulla in comune con le dogane, se non l’accisa sui tabacchi, ma niente invece in materia di giochi. Per gli stessi, la fusione darebbe vita «a un connubio di rivalità tali da rendere ingestibili i delicati servizi da amministrare». Non è una contestazione qualunque, visto che è la stessa che arriva anche dai piani alti di piazza Mastaj.

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