Cronaca

Sismi, invocato il "segreto di Stato"

Pio Pompa, ex braccio destro del direttore Pollari, ha deciso di non rispondere ai magistrati del processo per gli archivi di via Nazionale

Nicolò Pollari, ex capo del Sismi (Credits: Alessandro Di Meo/Ansa)

Pio Pompa, ex funzionario del Sismi, si trincera dietro il «rispetto del dovere del segreto di Stato». L’ex braccio destro del direttore Nicolò Pollari è accusato dalla procura di Perugia di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza del Paese ma a processo, anziché sottoporsi al fuoco incrociato di domande pericolose preferisce rendere più comode dichiarazioni spontanee.

«Per potermi difendere - dice al microfono della Corte d’assise - dovrei riferire gli interna corporis del Sismi. Dovrei indicare quale uso è stato fatto dell’appartamento di via Nazionale, se lì vi fosse custodito un archivio informatico del Servizio, se alcuni documenti fossero rilevanti a fini istituzionali oppure relativi a vicende militari o terroristiche, oppure attinenti alla sicurezza dello Stato». Tutte domande alle quali Pompa ha deciso di non rispondere (è un suo diritto).

Nel tentativo di convincere i giudici Pompa, 63 anni, originario dell’Aquila, ha spiegato che fu la stessa Digos di Milano nell’autunno 2006 a riconsegnargli il materiale informatico già sequestrato, per il quale oggi si trova a giudizio. Il capo d’imputazione spiega: «È stato trovato in possesso di un Cd e due Dvd contenenti notizie che nell’interesse della sicurezza dello Stato dovevano rimanere segrete in quanto, in parte, protocollate agli atti del Sismi». «Per dimostrare il contrario - insiste Pompa - oggi dovrei descrivere il processo di valorizzazione attraverso cui un documento viene acquisito agli atti del Sismi, ora Aise, e quali contrassegni deve avere». Ma, «difendermi, significherebbe dover affrontare temi riguardanti la sicurezza interna ed internazionale dello Stato, cioè proprio i beni alla cui tutela è preposto il segreto di Stato».

Il suo legale, l’avvocato Nicola Madia, rilancia: «Il segreto di Stato sollevato da un testimone è chiaramente diverso rispetto a quello che può eccepire l’imputato. Quest’ultimo - ha detto - potrebbe aver interesse ad usarlo come espediente per sottrarsi al processo. Proprio per questo i giudici hanno facoltà di inviare gli atti al Presidente del Consiglio, affinché valuti l’eventuale pretestuosità dell’azione. A casa di Pompa sono stati trovati supporti informatici; ebbene, il mio cliente ha sempre consultato internet e altre fonti aperte, per coltivare interessi personali, prima ancora di essere assunto dal Sismi. I giudici chiedano al Governo il parere per andare avanti».

Secondo il pm Massimo Casucci quella di Pompa è una «proposta palesemente strumentale». «Tutto il processo - spiega - è minato dal segreto di Stato, per una normativa che in alcune parti crea un’area di impunità. Di per sé non è un concetto deteriore perché in uno Stato democratico ci devono essere anche stanze di compensazione di impunità. I Servizi svolgono un’attività essenziale. E’ impensabile che un agente segreto possa essere giudicato per tutto quello che fa in quanto lo fa nell’interesse supremo della Nazione. Però - conclude - l’impunità deve essere soggetta ad un vaglio». La Corte d’assise di Perugia, presieduta da Gaetano Mautone, scioglierà la riserva a febbraio.


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