Attenti al Papa (Francesco)

Bagni di folla, baci ai bambini, carezze ai malati. La spontaneità di Papa Francesco mette in crisi le polizie italiana e vaticana. E tutti ricordano quando Wojtyla..

Papa Francesco saluta i fedeli dalla papamobile durente l'Udienza Generale in P.za San Pietro in Vaticano, 3 aprile 2013 (credits: ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI)

Ignazio Ingrao

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Anche in occasione della domenica delle Palme ha disubbidito. Papa Francesco sta mettendo in crisi gendarmeria vaticana, guardia svizzera e polizia di Stato italiana. Ha rifiutato la papamobile e chiesto la jeep scoperta per muoversi tra la folla in piazza San Pietro. La raccomandazione era di non sporgersi dall’auto e non stringere le mani: avrebbe dovuto solo baciare e benedire i bambini che gli porgeva il capo della gendarmeria, Domenico Giani. A questo scopo sono stati anche leggermente ampliati i corridoi fra le transenne nei diversi settori della piazza. Tutto inutile: al termine della celebrazione l'ex Card. Bergoglio ha voluto fare tutto il giro tra la folla, sporgendosi dall’auto, stringendo centinaia di mani. Quello che almeno si è riusciti a evitare è che fermasse improvvisamente l’auto, come accaduto martedì 19 marzo, in occasione della messa di inizio pontificato, per scendere a baciare un disabile.

Quando in piazza san Pietro non c’è il Papa, i controlli di sicurezza sono affidati alle autorità italiane. In occasione di udienze e cerimonie con il Pontefice, invece, la responsabilità ricade unicamente su gendarmeria e guardie svizzere. L’obiettivo delle forze di sicurezza è lasciare a Francesco la massima libertà di movimento, ma ciò che rischia di far saltare i nervi alle guardie del corpo sono i gesti imprevedibili, non comunicati in anticipo.

Come il fuori programma di domenica 17 marzo, la prima dopo l’elezione, quando, al termine della messa celebrata nella piccola chiesa di Sant’Anna in Vaticano, il Pontefice ha deciso di fare una breve incursione in territorio italiano. Erano già state predisposte le transenne ma nessuno si aspettava che Bergoglio avrebbe scorto un sacerdote amico tra la folla chiedendo di farlo passare per abbracciarlo. Anche solo per pochi metri, la responsabilità non era più solo della gendarmeria vaticana ma anche della polizia e dei carabinieri italiani. Il fuori programma, imprevisto, ha creato qualche grattacapo alle diverse forze di sicurezza: chi risponde del gesto di qualche malintenzionato o addirittura di un possibile terrorista che volesse approfittare della naturalezza e della semplicità con cui Francesco si mischia con la folla?

Nel frattempo si registra un nuovo stile nei rapporti di collaborazione tra gendarmeria vaticana e l’ispettorato di pubblica sicurezza presso il Vaticano. A maggio, in piena bufera Vatileaks, ha lasciato la guida del commissariato d’oltretevere Raffaele Aiello, promosso prefetto. Al suo posto è arrivato Enrico Avola. Nei mesi scorsi la gendarmeria del Papa, guidata dal generale Giani, ex ufficiale dei servizi segreti, avrebbe chiesto aiuto in diverse occasioni alle autorità italiane, attraverso il ministero dell’Interno, per svolgere azioni di investigazione e di controllo sul territorio del nostro Paese a seguito delle fughe dei documenti riservati del Pontefice. A cominciare dal controllo di auto sospette. Le autorità italiane hanno sempre offerto piena collaborazione al Vaticano ma sono divenute più attente al rispetto dei ruoli e dei confini.

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