Sì all'adozione incrociata: il Tribunale di Roma dà ragione a una coppia lesbica

Il tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto delle due compagne ad adottare la figlia dell’altra. Avranno il doppio cognome ma non saranno sorelle

Gay Pride 2015 New York City

Alcuni bambini di "famiglie arcobaleno" partecipano a uno degli eventi legati al Gay Pride di New York City – Credits: Rommel Demano/Getty Images

È il primo caso mai accaduto in Italia. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione incrociata a una coppia di donne che avevano generato, ciascuna, due bambine grazie alla fecondazione artificile praticata in Danimarca.

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Le due bambine - che oggi hanno 4 e 8 anni - non potranno essere considerate sorelle per la legge italiana (essendo figlie biologiche di madri differenti) ma - avendo il giudice verificato l’esistenza tra le mamme di un comune progetto di genitorialità - potranno godere di quel meccanismo delle «adozioni in casi particolari» (art. 44 della Legge sull’adozione) che consente, in questo caso, alle due «madri» - una sociale e l'altra biologica - di adottare la figlia dell’altra nel superiore interesse dei minori. Le due «non-sorelle» potranno però assumere due cognomi, uno della madre biologica e l'altro della madre adottiva, risultando di fatti eguali all'anagrafe (con una semplice inversione nell'ordine dei due cognomi).

«Si tratta di una pronuncia importante - ha dichiarato Maria Grazia Sangalli, presidente di Rete Lenford, un'associazione che tutela le famiglie Arcobaleno - che si limita a riconoscere l’esistenza di una famiglia che già c’è, sulla base di una legge che in Italia si applica da molti anni. In particolare, il Tribunale ha riconosciuto che è nell’interesse dei due bambini vedersi garantita continuità affettiva e stabilità di rapporti familiari, garantendo inoltre la loro identità personale attraverso l’aggiunta del cognome della mamma sociale a quello della mamma biologica».  Questa sentenza giunge alla vigilia del monito che il Consiglio d’Europa all'Italia, basato sulla Convenzione europea dei diritti Umani che obbliga a riconoscere l’adozione alle coppie dello stesso sesso al pari di quelle di sesso opposto non sposate, come avviene nel caso dell’adozione in casi particolari. 


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