Redazione

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E' un somalo di 44 anni, Ali Muse, regolare in Italia, l'uomo morto nel rogo sviluppatosi nella notte in un capannone a Sesto Fiorentino (Firenze), dove da tempo aveva trovato riparo un gruppo di extracomunitari. Nell'incendio, che ha interessato lo stabile occupato un tempo dal mobilificio Aiazzone, sono rimasti intossicati altri due immigrati, mentre i loro compagni (per la maggior parte profughi somali ed eritrei richiedenti asilo, ospitati in precedenza per alcuni mesi in strutture di accoglienza) sono stati temporaneamente ricoverati in due grandi tende allestite dai soccorritori nella vicina piazza Marconi. Tra le prime ipotesi al vaglio degli investigatori, quella che le fiamme si siano sprigionate in seguito al tentativo da parte degli occupanti di scaldarsi con mezzi di fortuna.

Una nota sull'episodio è stata diffusa in mattinata da Giorgio Silli, responsabile nazionale immigrazione di Forza Italia: "Sarebbe bastata un'ordinanza del sindaco per obbligare il proprietario dell'immobile a murare porte e finestre ed evitare l'ennesima tragedia. Noi lo avevamo proposto mesi fa, attendiamo di sapere il perché non è stato fatto... Nella scorsa primavera tentammo di visitare quella fabbrica abbandonata abitata da centinaia di migranti. Un grigio stabilimento, non certo abitabile, con condizioni igienico-sanitarie precarie: una sorta di limbo dove tutti sapevano, istituzioni comprese, ma nessuno faceva nulla. Una sorta di realtà surreale dove si faceva finta che lo stabilimento fosse vuoto. Tentammo di entrare, insieme alla candidata sindaco Mariolina Tauriello, ma fummo presi a sassate. Gli abitanti dello stabilimento vennero avanti con fare minaccioso fregandosene delle forze dell'ordine che ci stavano accompagnando, dileggiando i distintivi che gli agenti in borghese mostrarono". 

Alcuni degli stranieri scampati al rogo si sono poi riuniti questa mattina davanti alla Prefettura di Firenze, esponendo tra l'altro uno striscione con la scritta "Ali Muse è morto per colpa dello Stato". La manifestazione ha dato origine anche a qualche attimo di tensione con le forze dell'ordine, mentre da Sesto Fiorentino è arrivato l'allarme di Serena Leoni, coordinatrice dell'organizzazione umanitaria "Medici per i diritti umani" (Medu), che assiste gli extracomunitari accolti nell'estemporanea tendopoli: "La situazione qui è ingestibile, abbiamo circa 80 persone e due tende senza riscaldamento che ne possono contenere al massimo 20 ciascuna".

In base alle informazioni in possesso dell'associazione, dal maggio del 2015 nel capannone viveva una comunità di persone di nazionalità somala ed etiope, molte delle quali arrivate dopo lo sgombero di uno stabile occupato in via Slataper, a Firenze. "Si tratta di una comunità mobile", ha spiegato sempre Serena Leoni: "dentro al capannone ci stavano dalle 70 alle 150 persone a seconda del periodo dell'anno". La responsabile dell'associazione ha poi riferito che gli occupanti lo stabile avevano creato un impianto elettrico abusivo dopo che le autorità avevano staccato l'energia all'edificio: "Lo stabile era stato diviso con pannelli di compensato per creare stanze singole, quando pioveva i locali si allagavano e c'erano fili scoperti", ha raccontato sempre la Leoni.

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