Cronaca

Scuola: "Integrazione? Sì, ma al contrario"

asilo immigrati Ansa

Nadia Francalacci

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65 bambini figli d’immigrati e uno solo bimbo italiano. In una scuola materna di Padova, da lunedì scorso, giorno di inizio dell'anno scolastico, non sono i bambini stranieri a tentare di integrarsi in una scuola italiana ma un bambino italiano a cercare faticosamente di integrarsi in un mega gruppone di stranieri. Rumeni, nigeriani, cinesi, marochini ma nessun bambino o bambina di origini italiane frequenta l'istituto assieme a lui.

Il caso della scuola di Padova è probabilmente l’unico caso di integrazione al contrario in tutta Italia.

Negli ultimi anni il rapporto tra presenza di stranieri e italiani residenti nella città veneta, era già nettamente a favore degli stranieri, ma quest’anno, con l’inizio dell’anno scolastico, ha raggiunto sicuramente il livello più alto. E il caso di questa scuola materna ne è la perfetta dimostrazione.

Massimo Bitonci, sindaco di Padova, le insegnanti della scuola materna reclamano urgentemente i mediatori culturali. Come si sta muovendo il Comune in tal senso?
Il settore servizi scolastici del Comune, in base alle richieste dei dirigenti degli Istituti comprensivi e alle presenze di iscritti stranieri, invierà i mediatori.

Il caso della scuola materna dell'Arcella, quartiere di Padova, è un caso isolato nella città di Padova oppure anche nelle altre scuole di ordine e grado la percentuale degli studenti stranieri è maggiore rispetto a quella degli italiani?
Quello della scuola materna statale Quadrifoglio è un caso limite. Nelle scuole comunali, nidi e scuole dell'infanzia, la distribuzione è equilibrata. Nel Quartiere Arcella, il più popoloso della città, la presenza di cittadini stranieri è comunque molto consistente e in crescita.

Un'insegnante ha avuto difficoltà a relazionarsi con la mamma di un bambino cinese che non parlava una parola di italiano. Quali sono le etnie più presenti nelle scuole della città di Padova ed in che modo l'Amministrazione si rapporta con queste persone per l'erogazione dei servizi, esempio mensa, trasporto pubblico...
A Padova vivono numerosi cittadini rumeni, moldavi, cinesi, nigeriani e marocchini. Provenienza, etnia e colore della pelle sono, tuttavia, variabili del tutto irrilevanti. Ciò su cui bisogna concentrarsi è il livello di integrazione culturale e soprattutto linguistica degli alunni ed, eventualmente, dei loro genitori. O si colma il gap fra alunni stranieri e italiani, oppure i secondi saranno penalizzati rispetto ai coetanei che frequentano altri istituti. Per farlo servono "classi ponte", non scuole ghetto.

Infatti, secondo lei sindaco, il modello di integrazione proposto da Renzi è sbagliato. E lei propone classi “ponte”…Sì, il modello di integrazione del Governo Renzi è sbagliato. Gli alunni italiani non possono essere penalizzati nell'apprendimento, tanto della lingua italiana quanto di altre discipline, dalla presenza massiccia di alunni stranieri. Il caso limite di Padova grida vendetta. Le mie dichiarazioni non hanno alcun intento di tipo discriminatorio. Per favorire l'apprendimento degli alunni stranieri, quanto di quelli italiani, occorre istituire delle classi ponte, che consentano ai primi di superare il gap accumulato, ai secondi di non maturare ritardi rispetto ai coetanei che frequentano altri istituti. Le risposte devono arrivare dal Governo Renzi: l'imbarazzo dei genitori dell'unico bambino italiano della materna Quadrifoglio e degli insegnanti è comprensibile.

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